Legambiente: i dati di Goletta Verde in Emilia Romagna

In Emilia Romagna un punto su undici monitorati risulta fortemente inquinato e si tratta ancora una volta, per l’ottavo anno consecutivo, della foce del torrente Marano, a Riccione. “Entro i limiti”, invece, i valori riscontrati dai tecnici di Goletta Verde negli altri punti campionati. Sebbene la situazione appaia generalmente positiva, nei confronti dei cosiddetti “malati cronici”, ovvero i casi dove la mancata depurazione resta un problema irrisolto da troppi anni, come la foce del Marano, Legambiente intende sollecitare le autorità competenti anche per avere chiarezza rispetto all’esito delle indagini avviate dopo l’esposto, presentato l’anno scorso dall’associazione ambientalista, nel tentativo di individuare la soluzione definitiva a un problema ormai non più procrastinabile. In occasione della presentazione dei risultati dei monitoraggi di Goletta Verde, Legambiente Emilia Romagna ha presentato anche un approfondimento sugli altri problemi che mettono a rischio la costa come cemento, erosione costiera, subsidenza (sintetizzati nell’infografica allegata e nel dossier scaricabile al link https://bit.ly/2ndOnaR).

È stato presentato domenica 5 agosto in conferenza stampa, a bordo di Goletta Verde, il bilancio del monitoraggio svolto lungo le coste dell’Emilia Romagna dall’equipe tecnica di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane (realizzata anche grazie al sostegno del CONOU, Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati, e dei partner Novamont e Ricrea), la cui tappa in Emilia Romagna è supportata da Coop Alleanza 3.0, Bio-On, e Confesercenti Ferrara, dove sono intervenuti Antonio Giannattasio, responsabile di Goletta Verde, Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia Romagna, Nicola Scolamacchia, Presidente Confesercenti Ferrara, Carla Rita Ferrari, Responsabile Struttura Oceanografica Daphne.

“Premesso che il nostro monitoraggio non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi per porre rimedio all’inquinamento dei nostri mari – dichiara Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde – ancora una volta in Emilia Romagna abbiamo riscontrato una situazione tutto sommato positiva, anche se è inaccettabile che, per l’ottavo anno consecutivo, la foce del torrente Marano a Riccione continua a risultare fortemente inquinata, presentando cariche batteriche oltre i limiti di legge. Per casi limite come questo urge intervenire immediatamente onde evitare che tali scarichi continuino ad essere delle fogne a cielo aperto. Il problema della cattiva depurazione purtroppo rappresenta un costo elevato per le tasche degli ignari cittadini, visto che il nostro Paese è stato condannato a pagare all’Ue una multa da 25 milioni di euro, più ulteriori 30 milioni ogni sei mesi finché non si metterà in regola. Soldi che si sarebbero potuti spendere diversamente, per esempio per aprire nuovi cantieri per la depurazione e realizzare sistemi efficienti e moderni, creando nuovi posti di lavoro. Ecco perché è necessario, oltre che indagare per capire le cause che compromettono lo stato di salute delle nostre acque, anche agire concretamente. A tal proposito, abbiamo deciso di avviare un’azione giuridica presentando gli esposti alle autorità competenti, secondo quanto previsto dalla legge sugli ecoreati”.

Tuttavia le nostre coste non sono assediate solo dalla cattiva depurazione ma anche da numerosi altri “nemici del mare”. Dal dossier Mare Monstrum di Legambiente sul mare illegale basato sul lavoro delle Forze dell’Ordine e delle Capitanerie di Porto emerge che in Emilia Romagna le infrazioni accertate sono quasi 5 per ogni chilometro di costa, un dato elevato che piazza la regione al terzo posto della classifica nazionale del mare illegale per il numero di infrazioni per chilometro di costa e che, se non ha a che fare con le piaghe del cemento abusivo, tipiche di altre zone del Paese, testimonia però la pressione a cui è sottoposta la costa adriatica, ma anche la capacità di vigilanza capillare delle forze dell’ordine.

“A minacciare la salute del nostro mare vi sono diverse emergenze, come la perdita di litorale a favore del cemento, il rischio idraulico, l’erosione della costa che compromettono le stesse attività turistiche – commenta Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia Romagna – Rispetto all’edificazione, il 59 per cento del litorale è stato cementificato. In particolare, da Lido Savio al confine marchigiano, il litorale è stato modificato con una linea pressoché ininterrotta di edificato. Su un totale di 141 chilometri di costa, 82 chilometri già nel 2011 erano stati trasformati a usi urbani, infrastrutture portuali e industriali. Più precisamente 30 chilometri di tessuti urbani densi, 39 chilometri con un edificato meno denso, e 13 chilometri occupati da infrastrutture portuali e industriali. Anche oggi purtroppo la speculazione alla trasformazione del territorio non accenna a diminuire. Pericoli che interessano particolarmente le aree ancora libere del ravennate e ferrarese anche in area parco o a due passi da Sic e Zps, come testimonia il nostro dossier. Per questo Legambiente ha lanciato in passato la proposta di bloccare le espansioni degli strumenti edilizi e fissare un vincolo di inedificabilità assoluta per tutte le aree costiere ancora libere dall’edificato di almeno un chilometro dal mare. Infine, l’appello qui da Comacchio è quello di rafforzare le tutele delle nostre aree più preziose: rinnovare il Parco del Delta arrivando ad un Parco unico, tutelare le pinete di Cervia e la Pineta Ramazzotti e mettere in salvaguardia tutta la preziosa linea di dune che ancora il nostro territorio ha la fortuna di possedere”.

L’inquinamento provocato dalla plastica

Tema centrale di questa edizione di Goletta Verde è anche l’inquinamento provocato dalla plastica: in otto casi su undici monitorati, i tecnici di Legambiente ne hanno riscontrato la presenza. Secondo gli ultimi dati dell’indagine Beach Litter in Emilia Romagna, su un’area campionata di 2mila metri quadrati, è stata rilevata una media di 465 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia. La regina indiscussa dei rifiuti spiaggiati è la plastica, materiale più trovato, pari al 94% del totale dei rifiuti rinvenuti (maggiore rispetto alla media nazionale dell’80%), seguita da carta/cartone (1,9%), vetro/ceramica (1,5%). Nella top ten dei rifiuti registrati dai volontari di Legambiente, il 32,7% è rappresentato da plastica, il 27,3% da cotton fioc, l’8% da reti o sacchi per mitili, e poi ci sono tappi, coperchi, anelli di plastica (4,3%), bicchieri, cannucce, posate e piatti di plastica (3,2%), buste, sacchetti e manici di plastica (1,5%). Considerando la “durata di vita” che hanno i rifiuti registrati dall’indagine Beach Litter di Legambiente è possibile evidenziare come la maggior parte di essi è stato creato per avere una vita breve. Se consideriamo le bottiglie di plastica (compresi tappi e anelli), stoviglie usa e getta (bicchieri, cannucce, posate e piatti di plastica) e buste in plastica tutti insieme abbiamo il 10% di ciò che costituisce un rifiuto sulle spiagge emiliane.

Ecco perché Legambiente ha lanciato “Usa e getta? No, grazie”, la nuova campagna di informazione e sensibilizzazione per la prevenzione e la messa al bando di alcuni prodotti usa e getta, per stimolare il cambiamento spontaneo di abitudini dei cittadini e un intervento più deciso dei governi arginare un problema di portata globale come il marine litter. Usiamo l’usa e getta per pochi minuti ma le sue microplastiche possono inquinare per sempre entrando nella catena alimentare perché ingerite dai pesci, e poi finire sulle nostre tavole. È quello che accade con piatti, posate, bottiglie monouso. Parliamo di oggetti pensati, creati e messi in distribuzione per essere utilizzati soltanto una volta per poi finire nella spazzatura. O, come succede sempre più spesso, sulle nostre spiagge o nei mari a causa di sistemi di depurazione non funzionanti, di cattiva gestione a monte dei rifiuti da parte dei comuni e peggio ancora per l’abbandono consapevole. L’intera campagna, che sarà presentata oggi pomeriggio alle 16.00 con un trash mob esagerato in spiaggia (luogo di ritrovo presso il circolo A.N.M.I. Marinai d’italia, Piazzale Medaglie d’Oro), punta a far riflettere sul concetto di esagerato chiedendo ai cittadini di impegnarsi a ridurre l’uso di oggetti usa e getta e segnalare la propria adesione sul sito www.usaegettanograzie.it.

“Confesercenti Ferrara sostiene anche quest’anno l’attività di sensibilizzazione di Legambiente e Goletta Verde – commenta Nicola Scolamacchia, Presidente Confesercenti Ferrara – Il problema del “marine litter” è particolarmente importante per la nostra costa, per la quale anche l’apporto del grande fiume determina la qualità delle acque di balneazione. Per questo guardiamo con grande interesse sia al progetto sperimentale in corso lungo il Po per intercettare i rifiuti plastici prima che raggiungano il mare e le nostre coste, sia alle attività in corso con i pescatori per il recupero efficace dei rifiuti imbarcati durante le attività di pesca. Il monitoraggio dei fenomeni della subsidenza e dell’erosione delle coste sono anch’essi rilevanti per il nostro territorio e vedono schierata Confesercenti, da sempre convinta che la difesa dell’ambiente sia fondamentale per lo sviluppo turistico, al fianco di Legambiente”.

Il dettaglio delle analisi di Goletta Verde

Il monitoraggio di Goletta Verde (eseguito dalla squadra di tecnici di Legambiente il 29 e 30 luglio 2018 prende in considerazione il campionamento dei punti critici che vengono principalmente scelti in base a un “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni non solo dei circoli di Legambiente ma degli stessi cittadini attraverso il servizio SOS Goletta. Per questo vengono prese in esame le foci dei fiumi, torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che spesso troviamo sulle nostre spiagge: queste situazioni sono i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta all’insufficiente depurazione dei reflui urbani che attraverso i corsi d’acqua arrivano in mare. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) e abbiamo considerato come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori.

Due i punti monitorati in provincia di Ferrara, nel Comune di Comacchio, entrambi risultati con valori entro i limiti ovvero in località Porto Garibaldi, alla foce del Canale navigabile Porto Garibaldi, e in località Lido degli Estensi, alla foce del canale Logonovo. In provincia di Ravenna, sono stati quattro i punti campionati, risultati nei limiti di legge: nel comune di Ravenna, alla spiaggia a sinistra presso la foce Lamone, e in località Lido di Dante, alla foce del fiume Uniti; nel comune di Cervia, Lido di Savio, alla foce del canale Cupa Nuovo, e a Milano Marittima, alla spiaggia presso Canalino Milano Marittima. Uno, invece, il campionamento effettuato in provincia di Forlì Cesena, a Gatteo a mare, alla spiaggia a nord della foce del fiume Rubicone, risultato entro i limiti. Sui quattro monitoraggi effettuati in provincia di Rimini, il giudizio di “fortemente inquinato” ha riguardato solo il punto di prelievo alla foce del torrente Marrano, a Riccione. Entro i limiti i valori riscontrati a Bellaria-Igea Marina, in località Igea marina, alla spiaggia a sud della foce del fiume Uso, a Riccione, alla spiaggia lato sinistro foce Rio Melo, e a Misano Adriatico, alla foce Rio Agina.

Corretto smaltimento degli olii esausti

Tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, c’è anche il corretto smaltimento degli olii esausti. Ecco perché anche quest’anno il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati è main partner della campagna estiva di Legambiente. Attivo dal 1984 anni, il CONOU garantisce la raccolta e l’avvio a riciclo degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale: lo scorso anno in Emilia-Romagna il Consorzio ha recuperato 16.412 tonnellate di questo rifiuto pericoloso per la salute e per l’ambiente. L’olio usato – che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli – è un rifiuto che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. Ma l’olio usato è anche un’importante risorsa perché può essere rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 98% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti, un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa. “La difesa dell’ambiente e in particolare del mare e dei laghi – spiega il presidente del CONOU, Paolo Tomasi – rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione. L’operato del Consorzio non solo evita una potenziale dispersione nell’ambiente di un rifiuto pericoloso, ma lo trasforma in una preziosa risorsa per l’economia del Paese”.

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