A Bologna un atelier gestito da migranti: "Al primo posto la sostenibilità"

A Bologna un atelier gestito da migranti: “Al primo posto la sostenibilità”

A Bologna è nato il primo atelier gestito da migranti, presentato in occasione del Festival “Rivestiti“, dedicato al commercio equosolidale. L’atelier è sorto nel centro della città (per la precisione a via Castiglione 59c) lo scorso 18 settembre, come primo atelier gestito da migranti che usa tessuti wax 100% africani, un traguardo per l’inclusione dei richiedenti asilo.

Mamadou Camara, sarto ivoriano dalla lunghissima esperienza (20 anni), è il centro di questo progetto. “Ciò che ci anima è il desiderio di creare occasioni di incontro tra persone lontane e diverse per provenienza, lingua, cultura, tradizioni, passioni, visioni, e di co-costruire un nuovo modo in cui vivere gli uni con gli altri, dove diffidenza, pregiudizi e stereotipi, si affievoliscano giorno dopo giorno fino a quasi scomparire. La nostra direzione d’azione è racchiusa nella parola ricreazione intesa come rigenerazione urbana. Gli intenti dell’associazione sono sostenere, nel tempo, alcune progettualità lavorative di singoli immigrati, fornendo un servizio di consulenza e facilitazione, tra cui la sartoria sociale, e promuovere la conoscenza e lo scambio interculturale, attraverso l’organizzazione di momenti conviviali quali feste, laboratori, sfilate di moda, conferenze”, ha dichiarato la presidentessa dell’associazione Vicini d’Istanti a BolognaToday.

Moda e sostenibilità

Un punto fondamentale è quello della sostenibilità, infatti l’eco-design ha influenzato il loro lavoro. L’associazione vuole integrare questa tematica ai processi strategici e produttivi in un nuovo modello basato sull’economia circolare.

“Negli anni – ha concluso – questo paradigma ha portato processi di innovazione dal punto di vista tecnologico, organizzativo, commerciale e sociale. Essere un’attività sostenibile ha significato infatti non solo rispetto dell’ambiente, ma anche per la salute dei lavoratori e dei consumatori, risparmio delle materie prime e delle risorse economiche, razionalizzazione dei processi creativi e produttivi, riduzione degli sprechi, creazione di nuovi e più trasparenti legami con le comunità africane fornitrici ed esplorazione di nuovi ambiti di mercato nel rispetto dei principi equosolidali”.