Incendi boschivi Canadair

A proposito di incendi boschivi (ai tempi della Crisi Climatica), di Walter Ganapini – Green Deal

Colpisce come i media mainstream italici (quando non italioti) mentre informavano degli incendi devastanti dalla Grecia alla penisola iberica, non altrettanto facessero a proposito delle migliaia di roghi che hanno distrutto enormi superfici boschive, in aree spesso protette, ed antropizzate da Nord a Sud dello Stivale. La Agenzia Europea dell’Ambiente ha ben sottolineato come gli incendi dell’estate rimandino ad una crisi climatica, della natura, ma anche ad una crisi umana:

  • Area bruciata: 967.026 ettari nel 2025 sino ad oggi, secondo il Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi;
  • Incendi: 1.784, rispetto ai 1.185 dell’anno scorso;
  • Emissioni di CO₂: 38,04 Mt rispetto a 10,82 Mt dell’anno scorso.

In Spagna, Portogallo, Francia, Grecia, gli incendi hanno costretto all’evacuazione di famiglie sradicate e comunità che avranno bisogno di sostegno per molto tempo, danneggiato economie locali, chiuse le vie di trasporto. Secondo l’Agenzia attenzione prioritaria deve porsi a sistemi di allarme, gestione del carburante, uso resiliente del suolo, assistenza transfrontaliera rapida sostenuta da investimenti sostenuti.

Incendi e guerra dei rifiuti

A livello nazionale colpisce come, al di là del ‘tenete chiuse le finestre’, non vi sia una istituzione deputata che valuti, come appena citato per l’Europa, la quantità di veleni con cui i fumi dei roghi ammorbano l’aria che respiriamo, replicando l’assordante silenzio circa effetti simili generati dalle centinaia di incendi della ‘guerra dei rifiuti’ che negli ultimi anni ha visto mandare a fuoco siti di impianti di trattamento e di stoccaggio di milioni di tonnellate di rifiuti anche pericolosi, con la vergogna di leggere di ‘esperti’ che li vorrebbero attribuiti a tecnicamente impossibili ‘autocombustioni’, quando sono in realtà ‘reati sentinella’ di una strategia di conquista del mercato ambientale da parte della liquidissima finanza criminale.

Anche gli incendi boschivi spesso si possono far risalire agli stessi attori ecomafiosi di cui è nota agli investigatori la brama   ad intraprendere edificazioni deregolate, essendo il cemento (soprattutto ‘povero’) altra loro precipua branca d’attività. L’unico incendio di cui si è parlato sui media mainstream è quello che ha devastato oltre 500 ettari di vegetazione, generando gravi danni alle coltivazioni, nel Parco del Vesuvio sul versante del Comune di Terzigno, noto alle cronache da quando vi propose di realizzare discariche un Commissario chiamato a gestire un’emergenza rifiuti che era stata indotta a contorno di una trattativa tra parti di Stato ed economia criminale.

Vesuvio, l’abusivismo che la politica finge di non vedere

Ogni cenno al Parco del Vesuvio mi riporta alla mente la sciatteria istituzionale di chi nulla ha sin qui fatto, a partire da credibili piani di evacuazione, per rimediare al disastro di un abusivismo edilizio che vede migliaia di famiglie risiedere in villette alle pendici del cratere di un vulcano attivo. Rammento al riguardo con permanente disagio il girovagare tra quel campionario di abusivismo sistematico di chi, asceso ad alti gradi di Corpi dello Stato secondo percorsi ‘ope legis’, curava la immagine di sé come promotore di un Parco ‘plastic free’ senza cenno al dilagante fenomeno citato degli edifici abusivi.

In altre epoche storiche l’appiccare incendi al patrimonio forestale esponeva a pene pesantissime, a partire da quanto previsto dalle leggi della Serenissima a carico di chi ne fosse responsabile nell’area dell’Altipiano di Asiago da cui Venezia ricavava legname d’alto fusto per i propri Arsenali navali. Napoleone, a sua volta, comminava la pena di morte a chi ne fosse responsabile nei territori da lui controllati:

Napoleone

La situazione in Campania

In Campania, in pochi mesi, sono stati appiccati oltre mille incendi: come ricorda l’Ing. Italo Giulivo oggi capo della Protezione Civile della Campania, il miglior tecnico che trovai in Regione a Napoli nel 2008, il 95% dei roghi risulta essere doloso, il 2% colposo, il 3% senza ‘innesco umano’. La Procura di Nola ha aperto un fascicolo e le Forze dell’Ordine indagano.

Prima dell’incendio sul Vesuvio, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) dichiarava che in Italia, tra gennaio e luglio 2025, erano registrati oltre 700 incendi boschivi che avevano incenerito oltre 320 chilometri quadrati di territorio a fronte dei 514 chilometri quadrati dell’intero 2024, anno in cui la Sicilia è stata la zona più colpita, con 175 chilometri quadrati, seguita dalla Calabria con 102 chilometri quadrati.

Come è corretto fare, anche l’ISS cita il ruolo della crisi climatica nel cambiamento dei modelli meteorologici, sempre più irregolari, concausa degli incendi associati alla scarsa manutenzione nella gestione del territorio forestale e alla carenza di misure di prevenzione, esortando a mantenere la vigilanza durante tutto l’anno, non essendo il rischio di incendi boschivi più limitato solo ai mesi estivi.

Quali strategie adottare, come istituzioni, comunità, imprese?

Certamente generalizzare il ricorso alle più avanzate metodologie di controllo del territorio oggi disponibili, garantendone efficiente gestione in termini di allerta. Certamente porre concreto rimedio all’attuale latitante contrasto delle cause sistemiche della crisi climatica da parte di tutti gli attori citati. Tra le buone pratiche concrete da porre in essere, ricordo i risultati conseguiti dall’amico Tonino Perna quando legò la retribuzione dei forestali calabresi, cui si addebitavano molti degli incendi allo scopo di giustificare la propria occupazione lavorativa, alla percentuale di territorio a Parco andato a fuoco ogni anno: più incendi, minor retribuzione

Concludo ricordando un’altra strategia preventiva di successo, vista da vicino. Nel ’76, mentre costruivo il Dipartimento ‘Tecnologie Ambientali ed Energetiche’ al CRPA di Reggio Emilia, fui invitato dall’INRA (il francese Institut National Récherche Agronomique) ad una missione di studio e cooperazione tecnica. A Clermont Ferrand mi si spiegò, da parte di amiche ed amici che avrei poi rivisto in Adème, che De Gaulle, quando dovette accogliere più di un milione di ‘pieds noirs’ in fuga dall’Algeria, scelse di insediarli proprio nel Massif Central, assai poco popolato e a forte vocazione agrozootecnica e forestale, attività familiari a quei coloni.

Pecore al pascolo

L’INRA allora, per combattere il rischio di incendi boschivi, scelse come misura manutentiva di pulizia del sottobosco l’allevamento al pascolo nelle aree boscate di pecore sarde come azione prioritaria.

In vista della sua concretizzazione, si chiamò come consulente il Prof. Casu dell’Università di Cagliari, il miglior esperto zootecnico di quegli ovicaprini introdotti per la ‘pulizia’ di prati e boschi e per la fertilizzazione dei suoli, grazie alle loro deiezioni,  pratica da tempo consolidata a livello scientifico come ‘Teoria dei Percorsi’, fino ad assumere valenza di azione di Protezione Civile per la prevenzione degli incendi in Francia.

Per questo, quasi 40 anni dopo, mi irritarono compatimento ed irrisione da parte di ignoranti sesquipedali circa proposta analoga avanzata per le aree protette di Roma Capitale da parte dell’Assessore all’Ambiente pro-tempore, Dr.ssa Montanari.                                                                      Forse neppure sapevano che fino a metà ‘900 lo smaltimento dei rifiuti romani all’epoca in buona parte organici, avveniva in discariche nell’allora forese, popolate di onnivori suini da cui poi si produceva anche guanciale per l’amatriciana.

Si all’intelligenza artificiale per la prevenzione degli incendi

Ad ogni buon conto non può più tollerarsi inerzia complice in tema di prevenzione da parte di attori sociali, istituzionali ed economici, a maggior ragione quando un ricorso ben pianificato allo strumento AI lascia presumere scenari operativi efficienti. Certamente vale, comunque, un richiamo forte alla comunicazione: informare su quanto accade, sugli impatti sanitari, ambientali ed economici dei roghi, su strategie e buone pratiche di prevenzione, manutenzione e ripristino, è funzione essenziale.