ABITI USATI, LE PROPOSTE DI HUMANA PER UNA FILIERA TRASPARENTE

Due proposte concrete per accrescere il livello di trasparenza e controllo della filiera degli indumenti usati. Le ha lanciate oggi ad Ecomondo Humana People to People Italia, ente umanitario che finanzia i propri progetti di solidarietà e sviluppo grazie agli indumenti raccolti mediante circa 5000 contenitori distribuiti in 1.200 Comuni italiani.
La filiera degli indumenti usati è sempre più spesso al centro delle cronache giudiziarie: una situazione che genera problemi di reputazione anche per gli operatori sani, che rispettano impeccabilmente la normativa ambientale e onorano il mandato di solidarietà conferito dai cittadini che donano gli abiti.
L’incontro, intitolato “Indumenti usati: come controllare la filiera?”, ha riunito alla Fiera riminese operatori e stakeholder del settore, tra i quali Alessandro Giuliani, in rappresentanza di Rete ONU, il Presidente di Mondo da Riusare Gianni Perbellini, Giorgio Ghiringhelli di Ars Ambiente, Paola Rossi di Achab Group, Claudia Strasserra di Bureau Veritas, Pietro Luppi di Occhio del Riciclone, Mirko Regazzi di Utilitalia e Luca Andreassi del Comune di Albano Laziale.
Durante l’incontro Humana People to People Italia ha presentato le proprie proposte: “ESET”, uno strumento finalizzato a garantire filiere etiche, solidali, ecologiche e trasparenti che, grazie a ricostruzioni puntuali dei flussi operativi, economici e delle merci, consente dettagliate verifiche da parte di enti terzi indipendenti, e “RESET”, un modello di gara per l’affidamento del servizio di raccolta pensato per premiare gli operatori e le filiere sani e solidali.
“ESET” è uno strumento di verifica delle filiere, dalla raccolta fino al consumo finale, finalizzato a garantire l’esistenza di comportamenti realmente etici, solidali, trasparenti ed ecologici. Si tratta del primo sistema di verifica dell’intera filiera degli indumenti usati da parte di un ente terzo, che Humana ha sviluppato insieme all’ente di certificazione internazionale Bureau Veritas. Le chiavi qualitative per poter garantire una filiera “ESET” sono la tracciabilità (la capacità di ricostruire la storia e il percorso dell’indumento mediante l’identificazione dei flussi materiali e dei vari operatori della filiera), la capacità di avere una struttura operativa stabile e un adeguato sistema di procedure e la verificabilità di tutta la filiera da parte di enti terzi ed indipendenti. Bureau Veritas ha già testato lo strumento “ESET” su Humana, verificando la corrispondenza dei comportamenti di questa organizzazione con gli impegni presi; la verifica non è stata effettuata solo sulle operazioni di raccolta degli indumenti, ma sui flussi operativi, economici e di merci dell’intera filiera internazionale, includendo le fasi di recupero e di distribuzione al dettaglio e all’ingrosso, oltre ai progetti di solidarietà e sviluppo finanziati grazie ai ricavi del recupero degli indumenti.
Partendo da sé stessa, Humana intende promuovere la cultura “ESET” anche agli altri operatori di settore affinché insieme si possa creare un meccanismo virtuoso, basato su una sana competizione tra proposte di buon impatto. “Gli affidatari del servizio e gli operatori sani della raccolta – ha spiegato la Presidente di Humana Italia, Karin Bolin – devono allearsi per recuperare forza e protagonismo nel settore, anche grazie all’adozione di strumenti che consentano un effettivo controllo delle filiere. La fiducia dei cittadini verso il settore va protetta ed è inammissibile che continuino a esistere vuoti di responsabilità che consentono la proliferazione dei comportamenti illeciti”.
“RESET” è invece un nuovo modello di bando di gara finalizzato a premiare tutti gli operatori sani della solidarietà, “resettando” le regole del gioco attuali. Humana propone di ridimensionare il peso dell’offerta economica nelle gare, dando invece centralità agli aspetti tecnici, sociali e di controllo delle filiere. Il nuovo modello di bando prevede, ad esempio, una macrodistribuzione dei punteggi che premi le migliori offerte tecniche, oltre all’inclusione di aspetti sociali e solidali nell’offerta tecnica stessa, e l’inserimento nei requisiti di elementi a favore della legalità e trasparenza della filiera.
Pietro Luppi, Direttore di Occhio del Riciclone, ha evidenziato l’inadeguatezza dei criteri delle gare pubbliche mediante le quali si affida il servizio di raccolta degli indumenti. “Da un lato – ha spiegato – continuano a esserci gare che favoriscono in modo aprioristico soggetti non profit radicati sul territorio senza porre reale attenzione sul controllo delle filiere e neanche sull’effettività e concretezza dei risultati solidali, dall’altro cresce la tendenza a fare gare dove vige l’impersonalità assoluta delle offerte al massimo rialzo, dove vince chi promette più denaro alla stazione appaltante; ma le promesse di denaro non danno nessuna garanzia sul funzionamento delle filiere e rischiano, al contrario, di favorire i soggetti che fanno commercio sommerso e che non hanno quindi problemi a promettere esagerate retribuzioni dato che sono proporzionali a quanto dichiarano di aver raccolto. Grande apprezzamento per la proposta di Humana è stato dimostrato da Mirko Regazzi di Utilitalia: “Anche noi riteniamo essenziale che l’intero processo sia presidiato secondo le logiche della trasparenza e della legalità; i problemi di opacità della filiera vanno sollevati pubblicamente, e al contempo va evidenziato che esistono operatori sani che esigono legalità. Ci facciamo parte attiva per istituire un tavolocostruttivo con gli operatori sani del settore. “La grande sfida – ha concluso Alessandro Strada di Humana – sarà quella di mantenere un’imparzialità rigorosa e assoluta nella selezione, evitando da un lato i criteri ristrettivi che riducono l’ammissibilità a pochissimi soggetti sul mercato e ricercando dall’altro la massima qualità, rendicontazione e verificabilità delle promesse solidali. Il rispetto del mandato del cittadino deve tornare a essere la base di tutto il sistema”.

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