Acido picrico

Acido picrico: i rischi della cristallizzazione e la messa in sicurezza di CoGePir a Brescia

Dopo il ritrovamento di 5 kg di acido picrico in un laboratorio abbandonato a Brescia che ha messo in pericolo migliaia di persone, CoGePir – Consorzio Gestione Pirotecnici ha gestito in sicurezza lo smaltimento. L’acido picrico, infatti, richiede procedure specifiche e l’intervento di personale specializzato; è classificato come esplosivo pertanto la sua manipolazione impropria può avere conseguenze catastrofiche.

Il rischio maggiore si manifesta quando la soluzione acquosa in cui viene normalmente conservato evapora, lasciando cristalli di acido picrico anidro. In questo stato, diventa estremamente sensibile a urti, frizioni e calore, potendo detonare con una potenza superiore del 10% a quella del TNT (composto chimico esplosivo). Per questo motivo, vecchi flaconi di acido picrico, specialmente se dotati di tappo metallico o se presentano evidenti cristallizzazioni, sono da considerarsi bombe a orologeria.

Dalle foto inviatemi dall’ACR Reggiani, azienda che si sta occupando della bonifica, cui va riconosciuto il merito di aver immediatamente compreso la pericolosità della situazione e del prodotto rinvenuto, ho capito subito che eravamo di fronte a una bomba a orologeria. Ho chiesto di bloccare immediatamente il cantiere, allontanare il personale e ho chiesto di allertare immediatamente Artificieri e Vigili del Fuoco. Con il caldo di questi giorni, il rischio di un’esplosione spontanea era altissimo – ha commentato Piervittorio Trebucchi, Direttore Generale del CoGePir.

Acido picrico e la scia di sangue degli esplosivi dimenticati

L’episodio di Brescia è un esempio emblematico di sinergia vincente ma è anche simbolo di una criticità nazionale: la gestione dei materiali esplodenti diversi dagli esplosivi civili e militari è spesso sottovalutata. Lo stesso acido picrico si trova spesso abbandonato in centri di ricerca, università, ospedali e persino istituti scolastici (a Genova, a maggio, evacuata una scuola per il ritrovamento di una piccola quantità dello stesso nel laboratorio scientifico).

La cronaca dell’ultima settimana è una scia di sangue, con morti e feriti gravi a Casalbordino (Chieti) dove negli ultimi cinque anni tre sinistri nello stesso stabilimento hanno causato sette vittime e in provincia di Rieti dove l’esplosione di una fabbrica pirotecnica ha causato due vittime.

Ogni esplosione in una fabbrica non a norma è una sconfitta per lo Stato e una tragedia annunciata – afferma Piervittorio Trebucchi – Agire sull’emergenza non basta. È ora di passare alla prevenzione sistematica. Chiediamo un’intensificazione drastica e sistematica dei controlli da parte delle Forze dell’Ordine e delle Prefetture. Verificare l’iscrizione al CoGePir, ed i conseguenti adempimenti sul portale dello stesso circa l’effettivo immesso sul mercato, è il primo passo per distinguere un’azienda legale da una ‘bomba’ sociale e ambientale. Se un produttore opera fuori dal nostro sistema, pur consapevole che l’iscrizione è obbligatoria, probabilmente ha buoni motivi per scegliere di rimanere “invisibile”, ed i suoi prodotti e rifiuti diventano fantasmi pericolosissimi di cui si perdono le tracce fino alla prossima esplosione. Le prefetture devono avere piena consapevolezza che non possono rilasciare licenze di fabbricazione ad aziende che non partecipano ad un sistema di gestione riconosciuto per i propri rifiuti esplodenti.

Cosa fa CoGePir

Il CoGePir è il sistema di gestione nazionale, riconosciuto dal MASE (DM 02/02/2026 n. 32), la cui adesione è obbligatoria per legge per produttori e importatori di articoli pirotecnici. Il Consorzio opera sotto la vigilanza dei Ministeri dell’Ambiente e dell’Interno per garantire la tracciabilità e lo smaltimento sicuro dei rifiuti esplodenti, rispondendo sia al Testo Unico Ambientale (TUA) sia a quello di Pubblica Sicurezza (TULPS).

Nel 2025 il CoGePir ha raccolto e gestito in sicurezza oltre 51.000 kg di rifiuti pirotecnici e nei primi sei mesi del 2026 ha già trattato oltre 40.000 kg. Questo dimostra l’efficacia del sistema, ma rappresenta solo la punta dell’iceberg. Il “sommerso” è una minaccia che può essere sconfitta solo con il pugno duro dello Stato per smettere, finalmente, di contare i morti.