Maker Faire Rome ebike

Al Maker Faire Rome, dal 17 al 19 ottobre, il progetto Volt ReCycle Bike

Maker Faire Rome, dal 17 al 19 ottobre al Gazometro Ostiense di Roma, organizzato dalla Camera di Commercio di Roma (in collaborazione con Innova Camera) riunisce innovatori, start-up, scuole, università, maker, ricercatori e pubblico generico attorno a progetti, idee e tecnologie emergenti. Alla base l’open innovation e l’inclusività. Per i visitatori workshop, laboratori, conferenze e spazi espositivi ma anche momenti di contaminazione fra mondi diversi – dal tecnologico a quello artistico.

L’edizione 2025 è strutturata in tre grandi aree tematiche: Innovazione, Creatività e Scoperta. Previsti oltre 380 stand espositivi e numerose scuole, università e istituti di ricerca coinvolti. Maker Faire Rome abbraccia un ventaglio molto ampio di settori e temi:

  • robotica, intelligenza artificiale, Internet of Things (IoT), realtà virtuale/aumentata, metaverso;
  • manifattura digitale, agritech, big data;
  • creatività, scoperta, innovazione sociale, economia circolare.

Entrata da via del Commercio 9 – 11, orario 10-19 (l’ingresso è consentito fino alle 18). Attenzione: i biglietti possono essere acquistati solo online.

Volt ReCycle Bike al Maker Faire Rome: l’intervista

Una bici che si trasforma in e-bike, è questo il progetto che Gianmarco Alfonsi sta portando avanti per dare impulso alla mobilità sostenibile; lo presenterà in questa edizione di Maker Faire Rome e l’ho intervistato per capire meglio gli  obiettivi del Volt ReCycle Bike.

Il tuo progetto nasce dal desiderio di dare nuova vita a biciclette di ogni tipo, trasformandole in eBike a basso costo. Da dove è nata l’idea di elettrificare bici usate e come sei riuscito a passare dal primo esperimento con un hoverboard a modelli così curati e funzionanti?

Come ho ribadito in molti miei video e negli stessi manifesti presenti nello stand, il progetto nasce puramente per gioco. Quando ero piccolo mi piaceva molto andare in bici, passione che però si è spenta con il tempo. Sono subentrati altri interessi nella mia vita come l’elettronica, l’informatica e il design, e questo esperimento perché è nato alla fine? Perché serviva a convogliare il tutto, ma soprattutto perché mancavano soldi per comprare una bici elettrica decente di cui il prezzo ad oggi balla tra i 900 e i 1500 euro. Cominciai a vedere un sacco di video su come erano fatti i motori delle eBike, qual era la differenza tra brushed e brushless, ho iniziato a pensare “Io ho un motore brushless da qualche parte?” e si in effetti lo avevo, anzi ne avevo non uno ma ben 2 sul mio vecchio hoverboard. Inizio allora a smontarlo e a fare qualche schizzo per capire come muovere il cerchione posteriore della bici con uno dei motori, senza però comprometterne la vera essenza della bicicletta. Se ci pensiamo infatti le eBike più diffuse e in alcuni casi anche le più economiche sono le fat bike, che secondo me eliminano totalmente questa essenza perché sono grosse, pesanti e quindi quasi inutilizzabili senza assistenza, alcune piene di marce inutili sull’elettrico e con delle batterie che arrivano a costare più della bici stessa, oppure un altro esempio possono essere delle mountain bike elettriche portate all’estremo con batterie enormi e motori potentissimi sulle quali vengono direttamente tolte le pedivelle perché giustamente se fa 80/90 km/h da sola, co i pedali che ci devi fare… Io ho cercato sempre di mantenere le mie bici delle bici alla base, proprio come in questa prima versione con questo “coso” disegnato in modo goffo, non precisissimo, ma che mio nonno, saldatore professionista, aveva capito. Il risultato è stato un supporto d’acciaio rettangolare saldato a mano, con il motore dell’hoverboard saldato dal mozzo sul lato destro, che facendo attrito sul copertone della ruota la faceva muovere. Naturalmente ci sono una miriade di problemi legati ad una soluzione del genere come lo stesso attrito, problemi che però mi hanno messo in moto per cercare dei modi per risolverli e questo pian piano mi ha portato alla V2 (versione 2).

Hai raccontato di essere un autodidatta e di aver imparato molto dai progetti “fallimentari”. Quali sono state le difficoltà più grandi che hai affrontato nel processo di costruzione e cosa ti hanno insegnato i tentativi che non sono andati come previsto?

Di difficoltà nel processo di costruzione ce ne sono state tante a partire da centraline che esplodevano (non letteralmente), pezzi che si spaccavano, pioggia, fango e detriti che entravano ovunque… però la difficoltà più grande in assoluto forse è stata proprio mantenere quell’essenza di cui parlavo prima, creare un qualcosa di unico senza però snaturare troppo la base di partenza. Ad esempio questi modelli in particolare sono pompati al massimo, il massimo che sono riuscito a raggiungere fino ad ora mantenendo un equilibrio tra peso, efficienza, personalizzazione e potenza bruta, perché infatti con queste 2 eBike se utilizzate naturalmente in strade chiuse, campi aperti o sentieri dedicati ci si può divertire sacrificando l’autonomia per un po di adrenalina aumentando la coppia, attivando l’acceleratore e portando la velocità massima a circa 50 Km/h.

Nel tuo stand presenti prototipi nati da passione, creatività e riciclo tecnologico. Come immagini il futuro di questo progetto? Ti piacerebbe trasformarlo in un’attività vera e propria o continuare a sperimentare come maker indipendente?

Mi piacerebbe molto creare qualcosa di concreto e anche una piccola attività sarebbe un sogno. Solo l’idea di poter aiutare l’ambiente e allo stesso tempo le tasche delle persone creando questi pezzi unici, unici perché in effetti gli si potrebbe dare la potenza, i colori e lo stile che vuole il proprietario… magari!