ENEA fonti rinnovabili

ANEV, rinnovabili in frenata: un allarme per la transizione energetica italiana

Rallentano le installazioni di fonti rinnovabili nel 2025, ANEV lancia un segnale chiaro, che non può essere sottovalutato. Secondo i dati TERNA, nel corso dell’ultimo anno la nuova capacità installata si è fermata a circa 7,2 GW, in calo rispetto ai 7,5 GW del 2024 e soprattutto ben al di sotto dei 9 GW attesi.

Una flessione che, se letta solo in termini quantitativi, potrebbe apparire contenuta, ma che in realtà nasconde una serie di criticità per il futuro della transizione energetica nazionale. Dopo anni in cui lo sviluppo delle rinnovabili aveva finalmente imboccato una traiettoria di crescita, seppur graduale, il 2025 segna una battuta d’arresto che rischia di trasformarsi nell’inizio di una fase strutturalmente discendente.

L’ANEV sottolinea che potrebbe trattarsi di un vero e proprio cambio di trend capace di compromettere la capacità dell’Italia di rispettare gli impegni assunti a livello europeo e internazionale in materia di clima, energia e sicurezza degli approvvigionamenti.

Disattesi gli obiettivi di decarbonizzazione

Diminuiscono anche le richieste di connessione alla rete, segnale di un rallentamento a monte della filiera. Un fenomeno, secondo ANEV, che sembra essere il risultato diretto di anni di politiche incerte, normative contraddittorie e ostacoli amministrativi che hanno progressivamente frenato lo sviluppo di nuovi impianti, in particolare nel settore eolico e fotovoltaico. Ritardi che si sommano a quelli già accumulati e che rischiano di ampliare ulteriormente il divario tra l’Italia e gli obiettivi di decarbonizzazione del Green Deal europeo.

Emblematica, in questo senso, è la vicenda delle Aree Idonee. Pensate dal legislatore comunitario come ambiti caratterizzati da procedure semplificate, in Italia sono state prima fortemente limitate da un provvedimento governativo e poi ridefinite dopo le censure del TAR, senza però produrre quell’effetto di reale accelerazione delle installazioni che ci si sarebbe aspettati.

Il quadro che emerge è quello di un contesto complessivamente ostile allo sviluppo delle rinnovabili: le semplificazioni tardano ad arrivare, le aste per l’eolico onshore risultano inadeguate per volumi e prezzi, mentre quelle per l’eolico offshore non vengono nemmeno bandite. In queste condizioni, è realistico prevedere un ulteriore stallo del comparto, incompatibile con il raggiungimento degli obiettivi settoriali nei tempi previsti. Serve dunque un cambio di passo immediato che preveda:

  • la riduzione dei passaggi burocratici;
  • una semplificazione radicale delle procedure autorizzative;
  • l’istituzione di una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, capace di risolvere rapidamente le criticità e garantire coerenza alle decisioni.

Fonti rinnovabili e crisi climatica strettamente connesse

Le autorizzazioni devono tornare a essere uno strumento di governo dello sviluppo, non un freno alla sua realizzazione. Perché ciò avvenga è indispensabile definire criteri chiari, omogenei e basati su analisi oggettive, superando approcci ideologici o puramente difensivi. Solo aumentando in modo significativo la produzione da fonti rinnovabili sarà possibile affrontare la crisi climatica e ambientale, ridurre l’instabilità geopolitica, contenere i costi energetici e diminuire la dipendenza dalle fonti fossili. Il tempo per correggere la rotta c’è ancora, ma solo a condizione di intervenire subito.