“Api e Orti”, i dati del progetto su 4 città

Nel 2017, grazie a un accordo fra Conapi-Mielizia e Legambiente ha avuto inizio il progetto “Api e Orti” mutuato dall’esperienza di Claudio Porrini, tecnico del Dipartimento di scienze e tecnologie agro-alimentari (Distal) dell’università di Bologna, e del dipartimento di scienze agrarie dell’università di Bologna, che ha fornito i contenuti scientifici per il protocollo delle attività del biomonitoraggio finalizzate alla ricerca sulle api e nel miele di 400 pesticidi e 10 metalli pesanti.

Gli ideatori del progetto spiegano che «L’attività ha coniugato ambientalismo scientifico e aspetti sociali e culturali espressi negli Orti Urbani presenti in molte città: un’opportunità significativa per le ricadute sociali, culturali ed educative ad essa connesse. L’obiettivo non è diffondere allarmismo, ma semmai rinforzare l’idea che esiste uno stretto legame fra tutte le forme viventi. Nel 2018 si sono aggiunti nuovi soggetti e Api e Orti è divenuto “Api e Orti Urbani”, unendo le esperienze e le risorse di diverse realtà per proseguire l’attività e tracciare la strada per un possibile allargamento, a tutto il territorio italiano, di questa modalità di controllo della qualità ambientale. Il numero e la diversità dei soggetti pubblici e privati, economici e di volontariato, coinvolti in “Api e Orti Urbani”, definisce una forma di biodiversità virtuosa che rende possibile un’azione utile per la collettività».

L’idea che le api siano sentinelle dell’ambiente, che si basa sul fatto che la presenza delle api è garanzia di un ambiente salubre, è stata suffragata da molti studi e riscontri scientifici: «Si tratta di una simbiosi virtuosa – spiega lo staff di Api e Orti Urbani – che associa la capacità delle api di effettuare microprelievi ambientali e la possibilità di rilevare gli eventuali contaminanti attraverso lo studio del loro comportamento e l’analisi di laboratorio sulle api stesse e sulle loro produzioni: miele, polline, cera e propoli. Grazie all’opera di centinaiai di migliaia di api, in grado di effettuare prelievi in aree di circa 1,5 km di raggio, è dunque possibile rilevare la presenza di pesticidi, metalli pesanti, radionuclidi e molto altro, ottenendo informazioni utili sullo stato di salute del territorio circostante».

E’ su questi presupposti che si è basata l’attività di monitoraggio ambientale condotta per due anni da Api e Orti Urbani, in 4 città italiane – Torino, Milano, Bologna, Potenza – i cui risultati sono stati presentati oggi Bologna e gli organizzazoti evidenzino che «Il progetto “Api e Orti Urbani”, anche se a livello dimostrativo, vuole evidenziare le potenzialità degli indicatori biologici, nel nostro caso le api, nella valutazione dello stato di salute dell’ambiente in cui viviamo. In questi due anni di indagini è stato infatti possibile evidenziare alcune criticità, rilevate dalle api e in seguito rientrate, che sarebbero state difficilmente riscontrate con altri sistemi di valutazione. Il progetto è stato un veicolo importante di scambio tra molti soggetti che, come le api, hanno lavorato insieme per il raggiungimento degli obiettivi comuni».

Ecco le attività svolte in ogni città:

A Bologna, sostenibilità ed educazione alimentare sono le linee guida che ispirano l’azione CAAB. Nel 2013 è stato inaugurato il progetto degli Orti Urbani dedicato a giovani under 30 e famiglie con figli. Oltre 100 piccoli appezzamenti sono stati dati in concessione annuale, promuovendone la biocoltura attraverso corsi di formazione, in sinergia con la vicina Facoltà di Agraria. Accanto agli Orti Urbani CAAB vennero posizionati i primi due alveari. Nell’ottobre 2017 gli orti e gli alveari furono spostati presso il vicino Podere San Ludovico, un’area gestita dall’agenzia di Sviluppo Pilastro: 108 nuovi appezzamenti di 35 metri quadrati, accessibili ai cittadini residenti a Bologna. Qui sono stati riposizionati i due alveari dando continuità all’attività di monitoraggio nell’ambito del progetto CONAPI – Legambiente avviata nel 2017.

A Milano la scelta ha coinvolto gli Orti di Via Padova e il circolo Legambiente Reteambiente. In questo pezzo della città è stata recuperata un’area di 2.000 mq e creato un orto condiviso, dove si coltivano ortaggi e frutti e si lascia che la natura faccia il suo corso. Attraverso il coinvolgimento dei cittadini e la collaborazione di varie istituzioni, in tre anni, l’orto è diventato un punto di riferimento del quartiere più multietnico di Milano. Le api presenti nello spazio oltre a favorire l’impollinazione delle colture, hanno dato buone produzioni di miele e permesso il monitoraggio dell’area circostante.

A Potenza il circolo Legambiente “Ken Saro Wiwa” gestisce 34 lotti di circa 65 metri quadrati ciascuno, su una superficie di 3.500 mq concessi dal Comune in comodato d‘uso gratuito. Sorti in uno dei quartieri tra i più popolosi della città, Macchia Romana, a ridosso di un parco cittadino e in un’area in completo stato di degrado e abbandono, interamente riqualificata da Legambiente, gli orti sono ormai un punto di riferimento per l’intera comunità. L’apiario che si trova all’interno dell’appezzamento costituisce un punto ineludibile per conoscere questi straordinari insetti, imparare a non temerli e a comprenderne l’importanza per la salvaguardia ambientale.

A Torino gli Orti dell’associazione culturale “Variante Bunker” rappresentano un progetto socio-culturale basato sulla trasformazione di un terreno incolto in un “orto-giardino” condiviso da più persone. Pensionati, studenti universitari, giovani famiglie, professionisti del settore e semplici appassionati, hanno realizzato piccoli orti per riscoprire il legame fra uomo e natura, fra terra e coltivazione, fra lavoro e poesia. Alimentati da un pozzo in falda, coltivati secondo diverse tecniche biologiche e biodinamiche, gli orti rappresentano un luogo di sperimentazione del rapporto fra cittadini e territorio urbano. L’apiario, 6-8 alveari, curato da Alice Grana, si trova ai margini del Bunker e svolge un servizio importante sia per gli orti urbani che per il controllo della qualità ambientale.

Fonte Greenreport

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