Aree marine protette

Aree marine protette: la pesca ricreativa ha impatti allarmanti, i dati WWF

I fondali delle Aree marine protette italiane e zone limitrofe sono pieni zeppi di lenze, derivanti da attività di pesca ricreativa. Lo dicono i dati prodotti dal WWF dopo 3 anni di mappatura e pulizia attraverso diversi progetti come EcoeFISHent e Ghost Gear (attrezzi da pesca abbandonati o persi in mare, grave minaccia per l’ecosistema marino).

Reti, lenze e cime possono intrappolare e uccidere pesci, coralli e altre creature marine, oltre a danneggiare la posidonia. Le gorgonie, in particolare, sono particolarmente vulnerabili: le lenze possono attorcigliarsi attorno ai loro rami, lacerandoli e mettendone a rischio la sopravvivenza. La scomparsa delle gorgonie, ingegneri ecosistemici che creano habitat per molte specie, minaccia l’intero ecosistema, aggravando gli effetti dell’inquinamento e mettendo in pericolo specie già fragili.

Nel 2024, abbiamo censito 91 attrezzi su 350 metri lineari di costa (il 2% della linea di costa dell’Area Marina Protetta di Portofino) ad una profondità media di 40 metri. Abbiamo contato oltre 950 organismi impattati dai 91 attrezzi che abbiamo trovato. Si stima che in 7 km di costa si trovino oltre 1.800 attrezzi abbandonati che coinvolgono oltre 18.000 organismi – dichiara Bruno Borelli, capofila del Reef Alert Network, che da anni agisce attivamente per la preservazione della biodiversità del mar Mediterraneo – Le attività di pulizia richiedono ingenti risorse di denaro, personale e tempo, senza contare il rischio di questo tipo di operazioni, ma sono costantemente vanificate dalla continua dispersione di nuovi attrezzi.

Nelle Aree Marine Protette la pesca ricreativa è generalmente consentita e regolamentata, ma occorre una maggiore consapevolezza e responsabilità collettiva. La perdita di attrezzi non è un evento trascurabile, bensì una somma di gesti che porta a danni irreversibili. Il lavoro con i pescatori professionisti e ricreativi nell’ Area Marina Protetta di Portofino continua per ridurre il rischio di dispersione degli attrezzi da pesca. Nelle prossime settimane organizzeremo degli incontri di formazione in presenza per i pescatori ricreativi, e svilupperemo una piattaforma online dove gli utenti potranno seguire un percorso di e-learning, per aumentare la consapevolezza sugli impatti di questa attività spesso erroneamente considerati trascurabili e l’importanza di adottare buone pratiche – ha commentato Lorenzo Merotto, uno dei responsabili dell’AMP di Portofino.

Aree Marine Protette: microplastiche, un pericolo per l’ecosistema e l’uomo

Le lenze da pesca, principalmente in nylon, rappresentano un serio problema per l’ambiente marino. Oltre a danneggiare gli habitat la loro lenta degradazione (fino a 600 anni) le trasforma in micro e nanoplastiche che entrano nella rete alimentare e minacciano la salute di specie marine, ecosistemi e uomo.

Le microplastiche sono state trovate in diverse parti del corpo umano, evidenziando i rischi per la salute. Sebbene non ci siano dati specifici sulla quantità di microplastiche derivanti dalle lenze, è noto che gli attrezzi da pesca abbandonati contribuiscono significativamente all’inquinamento degli oceani rappresentando almeno il 10% dei rifiuti marini, equivalenti a circa 500.000 – 1 milione di tonnellate ogni anno.

Il WWF all’European Dive Show

Per approfondire questi temi e mostrare i risultati dei vari progetti della Campagna Mare il WWF Italia parteciperà all’European Dive Show (EUDI) presso la Fiera Bologna sia con lo stand E47 sia con 2 interventi sul palco Maiorca:

il 22 febbraio, alle 11, Gli attrezzi fantasma nelle Aree Marine Protette: impatti, prevenzioni e buone pratiche. Durante questo intervento si presenteranno tutti i progetti e le azioni portate avanti dal WWF Italia in diverse Aree marine protette;

il 23 febbraio, alle 11, intervento dal titolo: La Community del WWF SUB: come poter diventare Ocean Heroes del Mar Mediterraneo. Saranno mostrate le attività che il WWF SUB sta attuando, dalla ricerca alla citizen science al coinvolgimento dei giovani nel mondo della subacquea.