A Milano sono 54 le aree verdi, diffuse nei nove Municipi, in cui dallo scorso anno viene applicato lo sfalcio ridotto con conseguente miglioramento della biodiversità. Non solo. Una minore frequenza di taglio preserva le risorse fiorali, protegge il suolo e genera uno strato protettivo erbaceo: obiettivo promuovere la sostenibilità ambientale.
Il Comune di Milano e l’Università degli studi di Milano-Bicocca hanno presentato i risultati del monitoraggio condotto dal team dello ZooPlantLab del dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze per valutare i risultati raggiunti in otto zone: parco Adriano, area verde Cascina dei Prati, parco Lambro, parco Martiri delle Libertà Iracheni Vittime del Terrorismo, parco Monluè, parco Monte Stella, aree verdi via Senigallia e via Girardengo, parco Franco Verga. Il progetto, diffuso in altre città europee, si inserisce all’interno del National Biodiversity Future Center, un progetto PNRR di 328 milioni di euro che coinvolge oltre 2mila ricercatori impegnati nella tutela, monitoraggio e valorizzazione della biodiversità.
Lo scorso anno abbiamo avviato in città, in oltre 50 aree verdi di varie dimensioni e collocate a macchia di leopardo, la sperimentazione degli sfalci ridotti, già consolidata in tante altre città europee, consapevoli di quanto sia importante la tutela della biodiversità e degli ecosistemi, e fiduciosi dei benefici che questa iniziativa avrebbe portato all’ambiente urbano – ha detto l’assessora all’Ambiente e Verde Elena Grandi –. Sono felice quindi di constatare le evidenze e i risultati di questo primo monitoraggio portato avanti dai ricercatori dell’Università degli Studi Milano-Bicocca, che ringrazio: ci confermano che siamo sulla strada giusta. Continuiamo quindi a lavorare in questa direzione aumentando il numero delle aree a sfalcio ridotto che diventeranno habitat naturale di una microfauna sempre più ricca, oltre a trasformare i suoli rendendoli più drenanti e quindi in grado di mitigare l’effetto delle isole di calore. In quest’ottica sarà incrementato anche il numero dei prati fioriti in città che portano bellezza e colore e che pure contribuiscono a creare le condizioni per il proliferare di piccoli insetti: nel 2025 i prati fioriti in città saranno 60, distribuiti in tutti i nove Municipi, circa il doppio rispetto all’anno precedente.
Aree verdi: aumentati del 30% gli insetti
Nei parchi urbani si è riscontrato un aumento degli insetti con picchi del 30% rispetto alle aree non sfalciate frequentemente. Gli insetti studiati appartengono ai gruppi degli impollinatori, dei predatori, dei decompositori ed erbivori, ad esempio api mellifere, api selvatiche, ditteri sirfidi, altri ditteri e mosche, farfalle, coleotteri, cavallette, cimici.
Inoltre nelle aree con una maggiore ricchezza e varietà di fiori ed erbe fiorite come le carote selvatiche, la radichiella, i trifogli, la centaurea, si evidenzia anche una maggiore presenza di specie di insetti, arrivando anche ad un aumento di oltre il 60%, mentre la presenza di piccoli boschetti urbani stima un +40% di insetti. Se però aumentano troppo le graminacee gli insetti si riducono del 40%.
Nel complesso, questo studio dimostra che un regime di gestione meno intensivo di aree verdi tenute in modo informale, con erbe alte, unitamente a ricchezza fiorale e piccoli boschetti, potrebbe effettivamente migliorare la biodiversità degli insetti in contesti urbani promuovendo i servizi ecosistemici – aggiunge il professor Massimo Labra professore Ordinario di Botanica Generale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e fondatore e coordinatore del gruppo di ricerca multidisciplinare ZooPlantLab –. Anche la conservazione di una componente legnosa del sottobosco e delle aree verdi urbane è importante: il legno morto, infatti, rappresenta una micro-oasi di biodiversità dove i piccoli animali trovano riparo, possono fare nidi e trovare anche nutrimento.






