BENI CULTURALI Coltivare Cultura, di Valentina Dell’Aira – Mareamico

La Sicilia custodisce in sè la maggiore varietà di microclimi d’Italia ed un’ampia gamma di tipologie di suolo; l’isola è una piccola monade nel Mediterraneo, granaio d’Italia che conta più di cinquanta varietà di frumento: Timilia, Russello, Perciasacchi, Margherito, Realforte, Senatore Cappelli, Maiorca,ricchi in fibre, proteine, glutine, antiossidanti, vitamine e minerali, con basso o bassissimo indice di glutine,una notevole varietà autoctona che rappresenta un patrimonio universale di biodiversità agroalimentare. Nella civiltà Mediterranea, da circa diecimila anni l’uomo ed il frumento si sono coevoluti, in un percorso osmotico nell’evoluzione umana, da nomade a stanziale ad agricola. In questo panorama culturale, nella cornice paesaggistica della riserva naturale orientata del piccolo borgo di Bosco di Santo Pietro, su un grande altopiano sabbioso solcato da valloni, a venti chilometri da Caltagirone, sorge la Regia Stazione Consorziale Sperimentale di Granicoltura. Fu istituita nel 1927 quale consorzio tra lo Stato, il Banco di Sicilia, le Provincie e le Camere di Commercio Siciliane, il Comune di Caltagirone e l’Istituto Agrario Siciliano Valdisavoia e venne affidata in una prima fase (con sede a Palermo) al Regio Commissario Prof. Federico Paulson ed in seguito al Prof. Ugo De Cillis, che dirigerà la Stazione fino al 1948, dotandola di un preziosissimo archivio di riferimento.

Nel 1974 la Regione Siciliana subentrerà allo Stato quale membro del Consorzio e trasferirà la sede a Caltagirone, dove, dopo fasi di alternante stabilità, oggi, attraverso l’amministrazione, guidata dalla Presidenza di Giuseppe Li Volti e del suo Vice Rosario Marchese Ragona, prosegue ed arricchisce incisivamente l’opera di rilancio della struttura, contribuendo con il personale preposto, all’attività di ricerca, valorizzazione ed ampliamento del Museo preesistente, che cataloga i materiali genetici raccolti, la caratterizzazione morfologica, genetica e qualitativa della collezione di germoplasma di frumento siciliano, insieme ad una antica collezione affascinante di strumentazioni scientifiche. E’ in itinere, peraltro, il recupero di una imponente struttura adiacente, risalente ai primi del novecento, di interesse monumentale, che costituirà un ampliamento del Museo in essere e che fornirà un luogo di sicuro interesse scientifico delle specie autoctone, che verrà destinato a simposi, meeting, studi internazionali sui temi dell’ambiente, della tutela della biodiversità, insieme ad attività didattico-laboratoriali di trasformazione della materia prima, anche attraverso percorsi sensoriali ed esperienziali e che stilerà, inoltre, protocolli di partnership in programmi di ricerca nazionali ed esteri, anche in sinergia con centri di educazione ambientale, per una corretta e sempre più globale ed inclusiva opera di divulgazione delle popolazioni di frumenti siciliani,nel rispetto di chi produce in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali. Un protocollo culturale che abbraccia un iter sociale sostenibile, a basso impatto ambientale, che rispetta la biodiversità e gli ecosistemi, culturalmente accessibile e fruibile da tutti, in grado di influenzare positivamente a lungo e medio termine la salute dei singoli, l’ambiente, l’economia, contenendo tutto il potenziale per divenire un punto di riferimento mondiale nel campo della granicoltura ed insieme agli altri, della diffusione delle buone pratiche ambientali, se è vero come è vero, che la cultura rimane lo strumento democratico più efficace per cambiare il mondo.