BENI CULTURALI: Il Lavinium: il digitale incontra la storia, di Valentina Dell’Aira, Mareamico

La digitalizzazione del patrimonio culturale è una fonte di salvaguardia ma anche di diffusione capillare del bene comune, che nel rispetto della sua tutela, merita comunque una fruibilità globale attraverso l’implementazione dei sistemi di diffusione tecnologica.
Proprio nella latina Suessa Pometia, città del Latium vetus a sud di Roma, fondata secondo la mitologia romana da Enea e dagli esuli troiani, sorge il Lavinium, Museo Civico Archeologico promosso dall’Amministrazione Comunale della città di Pomezia, che ha visto fra le altre, l’attiva dirigenza dell’allora Segretario Generale Dott. Angelo Scimè, insieme al coordinamento scientifico della Soprintendenza dei Beni Archeologici del Lazio.
Il Museo rappresenta un esempio antelitteram della concezione innovativa di museo digitale ed inclusivo, grazie ai suoi percorsi di visita per non vedenti e ipovedenti con descrizioni dotate di didascalia in braille, riproduzioni in scala ridotta, un plastico ricostruttivo di un altare del Santuario dei Tredici Altari e guide interattive.
Questa iniziativa museale che annovera Rambaldi fra le eccellenze che hanno contribuito alla sua realizzazione, interpreta il superamento tangibile degli ambienti materiali attraverso la creazione di un mondo percettivo e tattile dall’essenza evanescente, che aiuta il visitatore ad interpretare anche in chiave sensoriale il reperto archeologico, superando egregiamente i vincoli del preesistente spazio architettonico. La realtà tridimensionale accompagna il visitatore attraverso un suggestivo parcours narrato in un unicum di superfici, cromìe e testi grafi-ci contestualizzati tematicamente, secondo una struttura sequenziale ed episodica con cambi di registro modulari che rendono avvincente l’acquisizione delle informazioni culturali sempre alleggerite da sottofondi musicali in crescendo emozionale. In tal modo la tecnologia non predomina gli ambienti in maniera invasiva, ma attraverso uno studio accurato e pertinente, concorre assonante con tutti gli elementi dell’allestimento, in un paesaggio culturale esteriore che si connatura in un ordine di riconoscimento identitario e profondamente antropologico de-gli spazi archeologici. Il Museo si snoda in 5 sale tematiche: Tritonia Virgo, Mundus Muliebris, Hic Domus Aeneae, Civitas Religiosa, Aeneas Indiges. In un turbinio di visioni si possono ammirare in interazione grandi statue votive, a prevalenza femminile, di provenienza aristocratica lavinate: la statua di Minerva ad esempio, priva delle braccia re-canti lancia e scudo, con la veste ornata di serpenti, i Lari, le sta-tue che rappresentavano le anime degli avi e che si custodivano nel larario delle domus ed ancora gli stupefacenti corredi di vasi rituali con figure di derivazione greca del VI sec. a.C. con gli antichissimi monili a testimonianza del Mundus Muliebris.

In epoca romana, una moltitudine di gente giungeva nel Lavinio in pellegrinaggio e lo testimonia la grande quantità di ex voto rinvenuta.
Suggestiva la ricostruzione in 3D della nave dell’età del bronzo ed una mappa esplicativa dell’area e degli scavi compiuti.
Nel teatro ottico della Civitas Religiosa, un sacerdote virtuale narrante apre lo scenario delle XIII Are, illustrando la storia del Santuario degli Altari, che rappresentava uno dei luoghi di culto più sa-cri per il popolo latino.
Le story telling delle statue che conducono nel viaggio di Enea, porta-no anche fra i reperti del monumento sepolcrale, l’Heroon, in cui spicca il corredo personale dell’eroe. La presenza delle testimonianze archeologiche è costantemente vivificata dalle dinamiche scaturite dai dialoghi e dalle riflessioni riportate in video di Enea, che si confronta con il padre Anchise, nell’ultima fase dell’esposizione museale.
Ogni Museo è narrazione della storia, rappresenta il passato ma contemporaneamente spalanca gli orizzonti sul futuro ed il Laviunium ne è piena espressione, perché per dirla con Cicerone “se non si fa uso delle opere dell’età passata, il mondo rimarrà sempre nell’infanzia della conoscenza”.

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