Di fronte a un’estate segnata da condizioni meteorologiche estreme, la fauna selvatica si trova a fronteggiare una prova di sopravvivenza senza precedenti. Per questo motivo, il WWF Italia ha trasmesso un formale sollecito a tutte le Regioni per richiedere il blocco immediato o la forte limitazione delle attività venatorie previste per il mese di settembre. L’ondata di caldo eccezionale, unita alla carenza d’acqua, ai roghi e alla siccità prolungata, sta infatti mettendo a dura prova gli ecosistemi nazionali e la biodiversità proprio in una fase cruciale per i cicli biologici di molte specie.
La crisi climatica sta cambiando profondamente le condizioni di vita della fauna selvatica. Le istituzioni devono prenderne atto e adeguare le proprie decisioni di conseguenza. Non è più possibile gestire l’attività venatoria come se ci trovassimo in condizioni ambientali ordinarie quando siamo di fronte a fenomeni straordinari che incidono direttamente sulla sopravvivenza degli animali e sulla conservazione degli ecosistemi – conclude il WWF – La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è oggi espressamente tutelata dall’articolo 9 della Costituzione. In una fase caratterizzata da ondate di calore eccezionali, siccità persistente e incendi diffusi, consentire il regolare svolgimento dell’attività venatoria rischia di aggravare ulteriormente una situazione già estremamente critica per molte specie.
Tutelare la biodiversità: l’applicazione del principio di precauzione
Alla luce di queste considerazioni, il WWF sollecita le amministrazioni regionali ad avviare indagini tecnico-scientifiche rigorose per valutare l’impatto del clima della stagione sulle specie animali. Nel frattempo, si richiede l’adozione preventiva di ordinanze di sospensione della caccia per l’intero mese di settembre, evitando ulteriori danni a un ecosistema già fortemente compromesso. I punti chiave:
- disparità di intervento: l’associazione sottolinea come risulti incoerente mettere in atto restrizioni straordinarie per proteggere l’agricoltura, gli allevamenti e i bacini idrici dalla crisi climatica, dimenticando le sofferenze del patrimonio faunistico;
- i riferimenti normativi: la legge 157/1992 (articolo 19) conferisce agli enti regionali la facoltà di limitare la caccia in caso di avversità meteorologiche o ambientali. Questa misura risponde pienamente al principio di precauzione europeo e ai recenti orientamenti costituzionali sulla tutela dell’ambiente;
- prevalenza dell’interesse pubblico: considerata la natura puramente ricreativa della caccia, la salvaguardia della biodiversità e degli habitat naturali deve rappresentare una priorità assoluta per le istituzioni.






