Biodiversità

Biodiversità: un milione di specie animali e vegetali a rischio estinzione

Difficile dire quale sia la principale causa della perdita di biodiversità animale e vegetale. Tra i principali fattori possiamo sicuramente considerare la distruzione e la degradazione degli habitat, che possono essere conseguenza dell’azione dell’uomo o di calamità naturali. L’esempio più evidente è la continua distruzione delle foreste tropicali per recuperare terreni da destinare alle coltivazioni alimentari, come soia e palme da olio.

A farne le spese sono le aree selvatiche: negli ultimi dieci anni, secondo i dati della FAO, sono stati distrutti mediamente 13 milioni di ettari di foreste all’anno. Le conseguenze non si limitano alla perdita della biodiversità, ma interessano anche i cambiamenti climatici.  Circa il 20% dei gas-serra immessi ogni anno nell’atmosfera deriva dalla deforestazione massiva. Ciò innesca, inoltre, un circuito perverso di distruzione: infatti, il riscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici sono fonte ulteriore di perdita di biodiversità.

Soia e biodiversità

Come muoversi per arginare la perdita della biodiversità

Appare evidente che occorra agire subito per evitare un declino progressivo. Nel 2019 l’Ipbes (Intergovernmental science-policy platform on biodiversity and ecosystem services), l’ente scientifico a supporto delle Conferenze Onu sul tema, con il “Global assessment report on biodiversity and ecosystem services”, ha lanciato l’allarme circa un declino senza precedenti della diversità biologica. Circa un milione di specie animali e vegetali sono a rischio estinzione e che dal 1900 a oggi, nella maggior parte degli habitat terrestri, è diminuita di almeno il 20% l’abbondanza di specie autoctone, minacciate  anche dal fenomeno delle specie aliene invasive.

Una recentissima ricerca, pubblicata sulla rivista Science e realizzata dal Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza di Roma, rivela che per arrestare la crisi della biodiversità sono necessarie misure di conservazione nel 44% della superficie terrestre, pari a 64 milioni di km2. In particolare, è fondamentale proteggere le aree ad alto valore conservazionistico e forte rischio di declino. Sono quindi necessari grandissimi sforzi, se si considera che più di 1.3 milioni di km2 rischiano di essere distrutti da interventi umani entro il 2030.

Attraverso algoritmi geospaziali avanzati il team di ricerca ha mappato l’area ottimale per la conservazione delle specie e degli ecosistemi terrestri di tutto il mondo e quantificato anche  la superficie terrestre a rischio a causa delle attività umane di modifica degli habitat, sfruttando scenari di uso del suolo.

La dichiarazione di Moreno Di Marco, coautore dello studio e coordinatore del gruppo di ricerca “Biodiversity and Global Change” della Sapienza

A oggi, questa ricerca rappresenta – spiega Moreno Di Marco, coautore dello studio e coordinatore del gruppo di ricerca “Biodiversity and Global Change” della Sapienza – l’analisi più esaustiva delle esigenze di conservazione della biodiversità a scala globale. Dimostra che l’espansione delle aree protette è una misura necessaria ma non sufficiente a invertire il declino della biodiversità. Le aree protette devono essere affiancate a: politiche di pianificazione sostenibile dell’uso del suolo, al riconoscimento del ruolo guida delle popolazioni indigene, a meccanismi di trasferimento fiscale verso i paesi in via di sviluppo e ricchi di biodiversità e al controllo delle attività industriali in aree importanti per la biodiversità.

L’obiettino dichiarato di recente di arrivare al 30% di superficie protetta non è sufficiente per il nostro paese.

La nostra analisi mostra – conclude Moreno Di Marco – che il rischio per la biodiversità derivante dalla perdita di habitat in aree importanti per la conservazione può ancora essere ridotto in modo significativo (addirittura di sette volte); necessario attuare politiche sostenibili di uso del territorio. Ma i governi non possono continuare a perseguire una strategia di sviluppo economico di tipo ‘business as usual.

di Elena Sofia Midena