Biopolitica

Una nuova guida spirituale: Papa Leone XIV, di Cinzia Rossi – Biografia dei Beni Comuni

Individualismo, antropizzazione e dominio tecnologico sulla coscienza dell’uomo, portano verso l’annichilimento dell’umanità e come scriveva Paul-Michel Foucault “Bisogna difendere la società”, introducendo il concetto di biopolitica (neologismo composto da vita e città). Direi analisi straordinariamente aderente ai nostri tempi, e la proponiamo per creare quel “ponte” che offre un possibile attraversamento per l’intera umanità, in completa balia del suo disorientamento.

Foucault introduce il concetto di biopolitica che indica una forma di potere che ha come oggetto la stessa vita umana, accrescendola, moltiplicandola e amministrandola, e che ha come particolarità quella di operare proprio tramite la costruzione di una soggettività individuale (il sé). La costruzione della soggettività, in altre parole, è inscindibile dalla gestione di popolazioni nella loro interezza. La biopolitica, quindi, ha al suo centro la cura sia per una popolazione che per i soggetti che la compongono. Per rendere l’idea di come potrebbe agire la biopolitica ha elaborato anche il concetto di “microfisica del potere”.

Il potere deve essere analizzato come qualcosa che circola, o meglio come qualcosa che funziona solo a catena. Non è mai localizzato qui o lì, non è mai nelle mani di alcuni, non è mai appropriato come lo si fa con una ricchezza o un bene. Il potere funziona, si esercita attraverso un’organizzazione reticolare”. Il concetto di potere espresso da Foucault è profondamente attuale, essendo una sorta di campo relazionale mai gestito da un soggetto in particolare (il capitalista, il prete…). È prima di tutto un discorso (una proliferazione di discorsi) portato verso una direzione in seguito a stratificazioni di un senso piuttosto che un altro. [da Wikipedia]

Foucault e la società reticolare: verso un’umanità impaurita e inerte

Foucault ci indica, dunque, che si sta sviluppando attorno a noi un’organizzazione reticolare di potere, e vorrei aggiungere, che ci vuole tutti annichiliti, impauriti e incapaci di reagire, perché le soluzioni e le scelte di cui saremo capaci saranno demandate per essere elaborate, offerte e proposte ai “super computer”, ovvero agli alter ego dell’umanità. Ciò accadrà (o forse accade già) a quell’ominide di homo sapiens, che un tempo arrivava a pensare e definire l’esistenza del “superuomo” grazie alla fede nella scienza, alla sua ambiziosa razionalità, all’imperante antropocentrismo. Che tonfo che abbiamo fatto!

Che fine ha fatto la nostra coscienza? Vogliamo tornare ad interrogarla?

Se il potere, sempre secondo Foucault, si esercita attraverso un’organizzazione reticolare, essendo una sorta di campo relazionale mai gestito da un soggetto in particolare (il capitalista, il prete…), ma è prima di tutto un discorso (una proliferazione di discorsi) portato verso una direzione … come possiamo far detonare l’attuale deriva (di aggressività di uno contro l’altro e di isolamento umano) e guardare al di là del magmatico disorientamento?

Organizzando una proliferazione di discorsi a reticolo che portino verso una direzione opposta …

Questi discorsi dovranno elevare le nostre coscienze, liberandole da una attuale razionalità imperante che ci impone logiche algoretiche e ci obnubila attraverso il consumismo. Che ci aiuti a “trascendere” dalle logiche immanenti che ormai hanno preso possesso della società e di ogni singolo sé (sempre per citare Foucault “La cura del sé”).

È importante riscoprire una dimensione spirituale e trascendentale che aiuti a risvegliare ed elevare le coscienze,  facciamolo attraverso l’a-priori Kantiano (le forme a-priori kantiane: spazio, tempo e categorie, non sono intese soltanto come un genere di conoscenze, ma nello stesso tempo come condizioni di possibilità dell’esperienza, da cui vengono formati i giudizi della filosofia trascendentale) o la spiritualità confessionale, ma facciamolo; ciascuno scelga però di ripartire dal trascendente, dando senso alla propria esistenza, per sé e per la società (Foucault “Bisogna difendere la società”). Non tratterò di Kant, ma propongo di leggere all’attualità con fiducia e speranza, cogliendo in modo autentico il segno dei nostri tempi, con spiritualità confessionale.

La spiritualità come bene comune

Coltivare la spiritualità, da laici o da credenti della propria fede, ci aiuta ad esaminare le possibili direzioni del senso storico, volendo partire con l’accettare l’esistenza di una costante sovrastorica: una verità eterna, un’anima che non muore, una coscienza solleticabile che può essere sempre interrogata perché presente a sé stessa, ci elevi.

La dimensione spirituale ci aiuterà a ritrovare dignità e rispetto per sé stessi, ma anche per la società. La spiritualità è da considerare come altri Beni Comuni: “o sono di tutti o non sono”!  Ne abbiamo bisogno perché si crei il reticolo di discorsi capace di generare nuove relazioni a catena che promuovano la sostenibilità dell’umanità e del Creato secondo giustizia e pace (come sosteneva papa Francesco con il principio del “tutto è connesso”).

Forse, per come l’umanità è messa oggi, direi alquanto livida, un tutor, un allenatore (come ormai, abitualmente, ognuno di noi ha per ogni accadimento vitale), occorre e vale anche per coltivare la spiritualità: un padre spirituale può fornire indicazioni di vita e di preghiera, risolvere dubbi in materia di fede e di morale senza sostituirsi nelle scelte e determinazioni alla persona che accompagna, facendo sorgere sentimenti di pace e serenità. Una guida che abbia sviluppato una profonda saggezza spirituale.

La sua funzione principale è quella di illuminare il cammino dell’individuo attraverso insegnamenti spirituali, intuizioni, discernimento e supporto emotivo, capace di aprire le porte ad una comprensione più profonda di sé e del proprio scopo nell’universo.

Perché non farlo da soli? Forse perché esplorare la propria spiritualità spesso implica affrontare domande profonde sulla vita, il significato e il proprio scopo. Una guida spirituale aiuta a navigare attraverso le sfide personali, fornendo una prospettiva più ampia e un chiarimento delle esperienze interiori, facilitando la connessione con energie superiori e dimensioni trascendentali, spirituali più elevate.

Papa Leone XIV l’altra faccia dell’America

Leone XIV è il nuovo papa e guida spirituale della Chiesa cattolica. Il cardinale Robert Francis Prevost, statunitense, agostiniano, con esperienza pastorale di molti anni in Perù, ha scelto di chiamarsi Leone, riferendosi a papa Leone XIII, iniziatore della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) con l’enciclica Rerum Novarum (1891) scritta assieme al beato, laico e Professore, Giuseppe Toniolo.

La DSC è ancora oggi un patrimonio sapienziale per leggere la modernità, giudicarla e agire animando cristianamente le realtà temporali. Essa porta inevitabilmente l’essere umano a porsi domande di fede, spirituali, facendolo misurare con lʼuomo storico, terreno, corporeo, concreto, con i suoi problemi vitali e li illumina a partire da dimensioni trascendenti, facendo individuare le soluzioni dentro quellʼorizzonte nuovo di coscienza e di azione che la fede stessa fa accadere nel mondo (di certo non rintracciabili in risposte “algoritmiche”!).

Con la storica Enciclica Rerum Novarum si affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale; e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere ad un’altra rivoluzione quella dell’intelligenza artificiale, che comporta nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro.

Riscoprire la Dottrina Sociale

Oggi è ancor più necessario riscoprire la Dottrina Sociale applicandola nei suoi contenuti sempre originali: centralità della persona umana (anche di fronte alle sfide delle nuove tecnologie), sussidiarietà (reticoli di potere orizzontale della cittadinanza attiva, contro i nuovi poteri assoluti), solidarietà, coesistenza della proprietà privata e della destinazione universale dei beni (ovvero bene comune), sviluppo umano integrale (“tutto è connesso” anche dal punto di vista spirituale e non solo materiale).

Riconosciamo in Papa Leone XIV, il saluto commosso di Pace con il quale si è rivolto all’inizio della sua testimonianza a tutti, a tutte le creature, a tutti i credenti e a tutti i cristiani nel mondo. Questa testimonianza di pacificazione è la responsabilità fraterna che tutti dobbiamo saper coltivare e praticare interiormente ed esteriormente, per ritornare ad una coscienza vigile, capace di prendersi cura del sé e della società “giusta” da tramandare alle nuove generazioni. Ha poi fatto riferimento alla conversione missionaria della Chiesa, collegialità e sinodalità, attenzione agli ultimi, religiosità popolare. Queste alcune delle priorità da lui indicate.

Chi è papa Leone XIV e perché può essere un’importante guida spirituale per i nostri tempi?

Oltre alle ragioni della scelta del nome, sopra indicate, papa Leone XIV spiega le linee del proprio ministero petrino, indicando una sorta di agenda delle priorità pastorali, ricavata sulla falsariga dell’Evangelii Gaudium di papa Francesco, la cui «preziosa eredità» dice di voler raccogliere con:

Il ritorno alla conversione missionaria di tutta la comunità cristiana, la crescita nella collegialità e nella sinodalità, l’attenzione al sensus fidei, specialmente nelle sue forme più proprie e inclusive, come la pietà popolare, la cura amorevole degli ultimi, e degli scartati, il dialogo coraggioso e fiducioso con il mondo contemporaneo nelle sue varie componenti e realtà ha detto si tratta di principi del Vangelo che da sempre animano e ispirano la vita e l’opera della Famiglia di Dio, di valori attraverso i quali il volto misericordioso del Padre si è rivelato e continua a rivelarsi nel Figlio fatto uomo, speranza ultima di chiunque cerchi con animo sincero la verità, la giustizia, la pace e la fraternità.

Concludendo il suo discorso, e rivolgendosi all’assemblea dei Cardinale, rievoca l’auspicio di papa Paolo VI, del 1963, all’inizio del suo pontificato:

Passi su tutto il mondo come una grande fiamma di fede e di amore che accenda tutti gli uomini di buona volontà, ne rischiari le vie della collaborazione reciproca, e attiri sull’umanità, ancora e sempre, l’abbondanza delle divine compiacenze, la forza stessa di Dio, senza l’aiuto del Quale, nulla è valido, nulla è santo. Voi, cari Cardinali, siete i più stretti collaboratori del Papa – ha detto ancora il Pontefice – e ciò mi è di grande conforto nell’accettare un giogo chiaramente di gran lunga superiore alle mie forze, come a quelle di chiunque. La vostra presenza mi ricorda che il Signore, che mi ha affidato questa missione, non mi lascia solo nel portarne la responsabilità. So di poter contare sempre sulla vicinanza vostra e di tanti fratelli e sorelle che in tutto il mondo amano la Chiesa e sostengono con la preghiera e con le buone opere il Vicario di Cristo.

Quest’ultima è la rete “diffusa ed internazionale” a cui si affida papa Leone XIV e attraverso la quale si potranno veicolare una proliferazione di discorsi, che mai potranno divenire appropriazione di una sola ricchezza, o esprimere un unico potere, bensì, per dirla alla foucaultiana maniera, si configurerà come una sorta di campo relazionale sul “potere dell’amore” della giustizia e della pace, per ripartire, come amo affermare io, dal Bene Comune (uno dei principi basilari della DSC). Questo potrà accadere attraverso l’opera di discernimento e di allenamento della coscienza a dimensioni più spirituali e meno legate alle devianti e limitanti “misere spregiudicatezze umane”.

La missione in Perù

Papa Leone XIV nel 1975 prese una decisione scioccante, rifiutando di frequentare la scuola di Harvard e la fama conseguente, per servire i più poveri del Perù, unendosi a dei missionari. Ha raggiunto i villaggi più remoti dove i bambini muoiono per malattie curabili e le famiglie camminano miglia solo per attingere all’acqua pulita, dove non ci sono strade, tantomeno il segnale Wi-Fi. È diventato uno di loro. Solo montagne, silenzio e povertà. Ha camminato per giorni trasportando il cibo a piedi, ore ed ore per aiutare i poveri, dormito sul pavimento con gli abitanti del villaggio, pregato sotto le stelle e quando non costruiva rifugi, insegnava matematica ai bambini scalzi sotto i tetti rotti, ha portato i malati sugli asini presso i luoghi dove poteva farli curare, ha ascoltato storie che nessun altro voleva ascoltare.

Una vera guida spirituale

Un vero testimone della fede, i suoi atti hanno risuonato attraverso le Ande. Il Vaticano se n’è accorto e papa Francesco nel 2020 lo ha voluto vicino nominandolo Arcivescovo, incaricandolo di governare altri Vescovi a livello globale. Non hanno visto in lui solo un prete, ma un leader con un grande carisma, così papa Francesco il 30 settembre del 2023 lo ha nominato Cardinale.

Oggi, è il 267° papa della storia della Chiesa Cattolica, il primo papa americano (nato a Chicago nel 1955) di origine europea. Parla il Quechua, l’antica lingua sacra degli Inca e fluentemente anche il latino, è un poliglotta capace di comunicare con fedeli, vescovi e leader di tutto il mondo in numerose lingue (italiano, inglese, spagnolo, francese, portoghese, polacco e legge bene il tedesco).

Questa competenza linguistica non è solo il frutto di studi accademici, ma nasce da una vita trascorsa tra Nord e Sud America, Europa e Vaticano, a stretto contatto con comunità e culture diverse. Prega ancora in Quechua con umiltà e compassione. Per lui la leadership si esprime con la presenza e non con la presa di posizione, affermando che il mondo è ossessionato dal potere e che i titoli non significano nulla senza servizio, che la conoscenza è inutile senza amore e che la fede senza sacrificio è solo rumore.

Non è forse una guida che ha sviluppato una “profonda saggezza spirituale” e che può interpretarla come Bene Comune dell’umanità?

di Cinzia Rossi Prof.ssa di Antropologia Organizzativa, tesoriera di Fondazione Communia, Presidente OsPTI