Negli anni Sessanta, l’Italia del boom economico correva veloce, cementificando il territorio e ignorando la natura. Il 5 luglio 1966 nello studio di un notaio romano un gruppo guidato da Fulco Pratesi sancì ufficialmente la nascita del WWF Italia. In un Paese in cui solo lo 0,6% del territorio era protetto, il WWF ha fatto una scelta pionieristica e rivoluzionaria: nel 1967 acquista i diritti di caccia del Lago di Burano e fa nascere la prima Oasi. Da quel primo seme è germogliata una rete straordinaria che oggi protegge oltre 100 Oasi e più di 30 mila ettari di biodiversità, seminando nelle nuove generazioni la cultura del rispetto.
Tra gli anni Settanta e Ottanta, l’associazione si è schierata con determinazione in prima linea contro l’inquinamento e il bracconaggio. Con la storica “Operazione San Francesco”, il WWF è riuscito a strappare il lupo appenninico all’estinzione, dimostrando che cambiare il destino delle specie simbolo è possibile. Grazie alla “Sfida del 10%” e a una pressione incessante, ha guidato il Paese verso grandi conquiste istituzionali, come la nascita del Ministero dell’Ambiente nel 1986.
Questi primi sessant’anni per il WWF Italia non rappresentano un traguardo raggiunto ma semplicemente una tappa importante verso le nuove sfide che caratterizzeranno i prossimi decenni: sfide sempre più grandi e ravvicinate. La priorità resta proteggere e ripristinare la natura su larga scala, in linea con l’obiettivo internazionale di tutelare almeno il 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030 e di riportare in salute almeno il 20% degli ecosistemi degradati; un compito che richiede competenze, presenza sul territorio e capacità di pressione che il WWF ha costruito nel tempo. A questo si lega la necessità di accelerare la transizione energetica, abbandonando il più velocemente possibile i combustibili fossili (le ondate di caldo che stanno soffocando l’Europa sono un promemoria stringente) per puntare sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza – ha dichiarato il Presidente del WWF Italia Luciano di Tizio.
La tutela della natura deve essere sempre più integrata nei modelli economici, promuovendo l’economia circolare, la riduzione dell’inquinamento e il riconoscimento del valore del capitale naturale. Sfide che non riguardano più soltanto gli habitat, ma il modo stesso in cui produciamo, abitiamo e ci nutriamo: di qui l’impegno a trasformare i sistemi alimentari, urbani e idrici, favorendo pratiche agricole sostenibili, città resilienti e una gestione integrata delle risorse idriche – dichiara la Direttrice Generale del WWF Italia Alessandra Prampolini -. Nessuno di questi processi, però, può diventare realtà per via esclusivamente normativa o tecnologica: per questo l’associazione punta a rafforzare il ruolo delle comunità e dell’educazione, coinvolgendo attivamente cittadini e imprese nella transizione ecologica. È il filo che tiene insieme tutto il resto, e che chiede di agire con urgenza e con visione globale, costruendo alleanze tra governi, società civile e settore privato per affrontare, strutturalmente, problemi che nessun attore può risolvere da solo.
WWF Italia: l’orizzonte della sostenibilità
Con l’arrivo degli anni Novanta e Duemila, la sfida si è fatta globale. Portando in Italia lo spirito del Summit di Rio, il WWF ha trasformato la protesta in proposta e governance, lottando per la nascita dei parchi nazionali. Di fronte all’emergenza della crisi climatica, l’impegno si è esteso alla transizione energetica, al contrasto del consumo di suolo e alla promozione di filiere produttive sostenibili, unendo la cura delle Oasi alla visione di un futuro decarbonizzato.
Oggi la sfida è sistemica, ma il WWF non si ferma. Battendosi contro la plastica, difendendo gli impollinatori e i nostri mari, l’associazione ha firmato una vittoria storica: l’ingresso della tutela ambientale nella Costituzione Italiana nel 2022. Oggi le Oasi non sono solo rifugi, ma veri laboratori di rinascita ecologica, mentre progetti come le Aule Natura portano il battito della terra là dove batte il cuore della società. Sessant’anni di amore per il pianeta, guardando avanti.







