Lega abolizione caccia

Caccia: le associazioni portano in Parlamento il no di 400mila cittadini

Fondazione Capellino, Legambiente, Lipu e WWF Italia portano in Parlamento 400mila firme per fermare le proposte peggiorative di modifica della legge 157/92 sulla tutela della fauna e la caccia. Una mobilitazione ampia e politicamente trasversale che mette al centro sicurezza, scienza e interesse collettivo. Quali sono le richieste dei firmatari:

  • dare maggiore sicurezza ai cittadini che vivono e frequentano le aree periurbane, rurali e montane;
  • ritirare il disegno di legge Malan AS 1552;
  • non estendere la caccia a nuove specie ed escludere dalla lista delle cacciabili le specie in cattivo stato di conservazione;
  • vietare le pratiche più crudeli, come la cattura di uccelli selvatici e l’uso dei richiami vivi;
  • garantire la centralità della scienza indipendente e del principio di precauzione;
  • rafforzare la tutela della biodiversità nel rispetto dei cicli biologici e della Costituzione.

Non è uno scontro ideologico – dichiarano Fondazione Capellino, Legambiente, LIPU e WWF Italia – In gioco ci sono la sicurezza dei cittadini, la tutela della biodiversità, la qualità dei territori e il futuro, anche economico, delle aree rurali e montane, sempre più legato a un turismo sostenibile e alla valorizzazione del patrimonio naturale. Il Parlamento apra un confronto serio, trasparente e fondato sull’interesse generale. Perché la natura è un patrimonio comune e la sicurezza delle persone viene prima di tutto.

Caccia: più sicurezza per tutti

C’è una richiesta forte e univoca che sale dai territori: la libertà di vivere sentieri, aree agricole e spazi naturali in totale sicurezza. Il rispetto per la proprietà privata e la tutela dell’incolumità pubblica sono condizioni imprescindibili per chi frequenta strade poderali e percorsi montani senza timori. I numeri confermano l’urgenza di questo coordinamento:

  • il boom del trekking: nel 2024, ben 9,3 milioni di italiani hanno scelto il cammino come motivazione principale della propria vacanza (dati Federturismo);
  • le previsioni per il 2025: l’Osservatorio del Turismo Outdoor stima una quota record di oltre 67 milioni di presenze legate alle attività all’aria aperta.

Escursionismo, cicloturismo e turismo naturalistico non sono più solo passatempi, ma rappresentano un’opportunità economica concreta e in forte crescita. Per le aree interne del Paese, la valorizzazione di queste attività significa trasformare la frequentazione rurale in un volano di sviluppo sostenibile, a patto che la fruizione della natura resti sicura e accessibile per tutti.

Cosa chiedono nello specifico le associazioni

Per questo le quattro organizzazioni suggeriscono di elimnare il disegno di legge Malan e concentrare gli sforzi su esigenze primarie e concrete, tra cui:

  • divieto di caccia ad almeno 300 metri da abitazioni, strade carrozzabili, poderali e interpoderali, sentieri escursionistici e aree ad alta frequentazione turistica;
  • stop alla caccia nei giorni di maggiore fruizione collettiva (come i fine settimana e le festività) e nei periodi di alta stagione turistica;
  • obbligo di giubbotti ad alta visibilità e sistemi di tracciabilità digitale durante l’attività venatoria;
  • destinare una quota significativa delle tasse di concessione venatoria al Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri per potenziare personale e mezzi e favorire maggiori controlli.

Più trasparenza e controlli significano meno conflitti, più legalità e maggiore tutela anche per chi esercita l’attività venatoria nel rispetto delle regole. La fauna è patrimonio indisponibile dello Stato e la sicurezza delle persone rappresenta un interesse primario. Ogni intervento normativo deve perciò muoversi dentro questo quadro, valorizzando il ruolo tecnico-scientifico di enti pubblici come ISPRA e il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, che riunisce le 21 Agenzie regionali e provinciali (ARPA e APPA) per la protezione dell’ambiente.