Cambiamenti climatici

Il paradigma della disinformazione sull’ambientalismo, di Antonio Barone – Capitale Naturale

Nei giorni in cui i nuovi dati del Centro sui cambiamenti climatici Copernicus mostravano come il mondo abbia sopportato dodici mesi consecutivi con un riscaldamento globale di 1,5 gradi centigradi superiore al livello preindustriali un articolo di Francesco Borgonovo, pubblicato su La Verità, giornale di cui è vicedirettore, ha attirato la mia attenzione.

L’articolo che recensiva il libro di Alessandro Orsini “Anatomia delle Brigate Rosse” titolava: “L’ambientalismo ragiona come le BR”. Ma ancora più emblematico del titolo era il catenaccio che recitava “Un libro di Orsini spiega il meccanismo che anima i talebani ecologisti: solo loro sono depositari della verità”.

In poco più di due righe e a caratteri cubitali agli ambientalisti veniva affibbiata la definizione di “brigatisti” e “talebani”. Il male assoluto, insomma.
Devo dire che dopo un primo momento di indignazione che ha subito lasciato spazio (lo confesso!) ad un filino di rabbia, ho provato a capire da cosa potesse derivare una tesi del genere.

La lotta ai cambiamenti climatici degli ambientalisti è pacifica

Chi conosce, anche solo superficialmente, il movimento ambientalista, non solo sa che affonda le proprie radici nel pacifismo ma che è animato da un rifiuto ontologico della violenza. E, infatti, tutte le azioni di protesta, anche quelle più vibranti, anche quelle in momenti cruciali come i referendum contro il nucleare, sono state sempre non violente.

Non solo. La violenza, spesso, chi si batte per l’ambiente, ostacolando interessi economici rilevanti e contrastando illegalità profonde, la subisce.
Eppure, con una naturalezza disarmante, Orsini nel libro e Borgonovo nell’articolo non hanno nessuna remora a sdoganare l’equivalenza tra brigatisti ed ecologisti, spiegando come ad animare entrambi ci sia una visione fideistica che produce un estremismo pericoloso.

Allora, per gioco, ho provato ad assegnare dei volti da sovrapporre all’identikit di questi pericolosi estremisti ambientalisti, facendo mente locale ai principali appelli o allarmi lanciati di recente sulla crisi climatica e quella di natura. In rapida successione mi sono venuti in mente Papa Francesco con la sua Laudate Deum. Il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e persino re Carlo III d’Inghilterra che nel suo discorso alla Cop28 ai delegati riuniti a Dubai ha detto:

Ho passato gran parte della mia vita cercando di contrastare questa deriva del clima. Alcuni importanti progressi sono stati fatti ma i pericoli non sono più un rischio distante.

Senza contare la comunità scientifica globale (in particolare l’IPCC, il Panel dell’ONU sul clima) che sfornano ormai un report a settimana per mettere in guardia dalla velocità e dagli impatti del climate change. Infine, il World Economic Forum (il gotha dell’economia mondiale) che nel Global Risk Report 2024 presentato lo scorso gennaio a Davos ha evidenziato come le catastrofi naturali, la perdita di biodiversità e la crisi climatica sono le principali minacce che potrebbero portarci ad un punto di non ritorno entro il prossimo decennio.

Attenzione alla diffusione delle fake news

Ah. Dimenticavo… Sempre secondo il rapporto presentato a Davos, disinformazione e polarizzazione sociale rappresentano le principali minacce, nel breve termine, alla nostra capacità di rispondere alle emergenze. La diffusione di notizie false e la manipolazione dell’informazione potrebbero minare la legittimità delle istituzioni e alimentare tensioni sociali, compromettendo l’efficacia delle scelte politiche necessarie a salvare il nostro futuro dalla catastrofe ambientale di cui stiamo costruendo i presupposti.

di Antonio Barone, Responsabile Comunicazione WWF Italia