In Italia oltre due cani su dieci entrati nei canili rifugio rischiano di rimanervi a vita. A scattare la fotografia è il XV rapporto nazionale “Animali in Città” di Legambiente, presentato a Roma in vista della Giornata internazionale del cane randagio (27 luglio).
Un fenomeno che, secondo le stime dell’associazione, potrebbe riguardare oltre 14 mila cani, causato principalmente da cucciolate casalinghe non controllate, vendite online e mancata iscrizione all’anagrafe canina.
La prevenzione – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – non è una spesa assistenziale, ma un investimento importante con un ritorno economico misurabile e che genera anche benessere e qualità nell’animale e nel suo proprietario. Informare i cittadini sulle cause di oggi del randagismo in Italia e mobilitare le persone e le istituzioni verso interventi e azioni strutturali è un passo importante. Per questo oggi con il nostro report avanziamo sei proposte al Palamento, interventi che spaziano dalla formazione rivolta a chi decide di prendere un animale ad azioni tecniche per migliorare servizi come sterilizzazioni, integrazione tra anagrafe e servizi sociali.
Il nostro report Animali in Città, con cui da quindici anni fotografiamo lo stato attuale della situazione in Italia – sottolinea Antonino Morabito, responsabile nazionale Cites e Benessere animale di Legambiente – esiste perché centinaia di Comuni e Aziende sanitarie hanno scelto di condividere i propri dati, spesso con fatica e a fronte di un onere documentale crescente. Ogni risposta è un mattone di conoscenza pubblica. Misurare con rigore non serve a distribuire pagelle, ma a dare al Paese strumenti per crescere e per affrontare con soluzioni concrete temi complessi come il randagismo, la prevenzione e la salute pubblica. Più enti partecipano, più nitida diventa la fotografia e più efficaci possono diventare le politiche: per questo ringraziamo chi ha partecipato e invitiamo chi ancora non ce l’ha fatta a unirsi alla prossima edizione.
Cani tra prevenzione ed educazione: un risparmio per la collettività
Oltre al danno per il benessere animale, la gestione del randagismo ha un peso enorme sulle casse pubbliche. Mantenere un cane in struttura costa circa 1.900 euro l’anno, mentre investire nella formazione del proprietario richiederebbe un costo una tantum compreso tra 100 e 250 euro.
L’assenza di strategie di prevenzione si scontra inoltre con i tagli alla spesa pubblica del settore (-22% nel 2025) e con le difficoltà finanziarie di molti Comuni, specialmente nel Sud Italia, dove il randagismo risulta più radicato.
Le proposte al Parlamento e le buone pratiche europee
Per invertire la rotta, Legambiente indica sei proposte operative, tra cui:
- Un fondo nazionale vincolato per sterilizzazioni e anagrafe canina.
- Corsi di formazione gratuiti e obbligatori per chi sceglie di adottare un animale.
- Il taglio dell’IVA al 10% su cure veterinarie e cibo.
- Il recepimento del nuovo Regolamento UE sulla tracciabilità di cani e gatti.
A supporto di queste misure, l’associazione cita i modelli europei: dalla “patente per proprietari” in Germania, all’anagrafe unica francese (I-CAD), fino al ruolo del veterinario come sentinella sociale nel Regno Unito.
Il premio “animali in città” 2026
L’evento è stato anche l’occasione per consegnare i Premi “Animali in Città” 2026. Tra i Comuni virtuosi si confermano in vetta San Giovanni in Persiceto (Bo) e Napoli (tra le grandi città), affiancate dalle new entry Piacenza e Bolzano. Sul fronte delle Aziende Sanitarie spicca l’ASL Napoli 1 Centro, premiata anche per la miglior collaborazione istituzionale.
Presentata infine la squadra dei Tartadog, le unità cinofile addestrate da Legambiente ed ENCI per individuare i nidi di tartaruga marina sulle spiagge italiane.






