Nel mio personale percorso di formazione professionale ho avuto la fortuna di seguire uno degli ultimi seminari nell’Academy di Naturalia-Bau, l’azienda altoatesina leader, da oltre 30 anni, nel settore dei sistemi di isolamento naturale in Italia, e di seguito racconto di questa prima esperienza che parte da un case study estremo: siamo a quasi 4.000 metri di quota, sulla cresta del Leone, nel versante italiano della montagna dei sogni, il Monte Cervino dove il vento ti taglia il viso, il sole brucia in fretta e il tempo può ribaltarsi in un istante: mattino sereno, pomeriggio con neve e raffiche improvvise
È da poco finita la ricostruzione della Capanna Carrel, non un luogo qualunque, ma un’icona per gli amanti della montagna. E’ stato un cantiere spettacolare, si è ricostruito il bivacco che sostituisce quello vecchio del 1968 perché la roccia si sgretola anche a causa dei cambiamenti climatici e da qui la necessità di una nuova struttura. Non è stata trasformata in un vero e proprio rifugio, pur potendo contare su una maggiore sicurezza, ma dentro lo spazio, ridotto all’essenziale, permette di avere a disposizione 25 posti letto con camere per alpinisti e camere per guide con un’area riservata. Un nuovo bivacco per chi sogna in quota, con più comfort ma stessa anima selvaggia.
La Capanna Carrel manifesto di sostenibilità
La Capanna Carrel è diventato un manifesto di sostenibilità: nessuno spreco, nessuna superficie superflua, solo ciò che serve davvero e che dura nel tempo, perché costruire in quota significa misurarsi con l’essenziale e ogni chilo portato su vale come un principio etico.
Piccola, essenziale, costruita con materiali naturali che respirano, non domina il paesaggio, ma ne diventa parte. Un progetto che non è solo architettura, ma una vera sfida alla montagna e alle sue leggi, nel rispetto profondo per il luogo.
La struttura è stata realizzata in acciaio e legno locale, che si ancora alla roccia con delle fondazioni (disassemblabili e reversibili) di acciaio con barre profonde otto metri per resistere al vento, sopra si innalzeranno tre livelli: l’accesso al piano intermedio, al di sopra la parte abitativa e al di sotto l’area deposito.
L’edificio è autonomo da un punto di vista energetico, alimentato da un impianto fotovoltaico, con una cucina a gas, un gruppo elettrogeno di supporto, un sistema di ventilazione meccanica controllata e anche una piattaforma per l’elisoccorso.

L’architettura protegge ed educa
Caratterizzata da linee oblique e forme spioventi completamente rivestite in lamiera, con vetrate panoramiche per ammirare un paesaggio meraviglioso ma fragile e in continuo cambiamento, la Capanna unisce leggerezza e resistenza.
Ogni elemento è pensato per il benessere naturale, per la misura e per il silenzio.
Qui l’architettura non solo protegge, ma educa: insegna che la semplicità è una forma di intelligenza costruttiva; non solo un rifugio per gli alpinisti, ma anche un laboratorio sensoriale, un luogo dove l’essere umano torna ad accordarsi con la natura.
Quando in futuro verrà smantellata non lascerà nessun segno del suo passaggio.
Il costruttore Luca Frutaz, titolare della Chenevier di Aosta, specializzata in strutture e case in legno, è prima di tutto un uomo di montagna e porta con sé la memoria e il rispetto di chi la montagna la vive, non la conquista e per lui la ricostruzione della Capanna Carrel non è stato un lavoro, ma un atto di restituzione alla collettività:
Se avessi voluto far soldi, avrei fatto due cappotti a valle, in quota, invece, ho scelto di onorare un luogo e una storia che appartiene a tutti.
Per prima cosa l’obiettivo era proteggere le strutture dall’aggressione di vento, freddo e umidità e in alta quota non c’è spazio per compromessi: servono soluzioni che uniscono innovazione, velocità di posa e resistenza estrema e la scelta è caduta sull’uso delle membrane leggere e resistenti con fattori di resistenza estremi e collaudati.
A cosa servono le membrane in edilizia?

Appartengo alla generazione che ha imparato dai pionieri della bioedilizia e ho avuto il privilegio di girare il mondo e vedere e toccare con mano l’evoluzione dei sistemi costruttivi e posso dire che 20/30 anni fa si costruiva anche senza utilizzare questi materiali, ma è pur vero che non c’era questa consapevolezza della Fisica Tecnica.
Le membrane impermeabilizzano e proteggono e sono come una polizza assicurativa nella costruzione, perché un imprevisto, una perdita, una rottura, una vite dimenticata, può sempre capitare. Gestiscono il vapore e la condensa. Le membrane e i freni al vapore servono a evitare la condensa interstiziale che può trasformarsi in una mina a orologeria, rischiando di compromettere la durabilità delle strutture con umidità e marcescenza, l’efficienza energetica e perfino la salute di chi ci abita.
Permettono quindi al vapore di uscire senza far entrare l’acqua; stabilizzano il comportamento igrotermico dell’involucro; riducono il rischio di muffe e degrado; migliorano comfort e qualità dell’aria interna; prolungano la vita utile dei materiali isolanti e…dettaglio non trascurabile, fanno dormire sonni tranquilli ai progettisti.
Il buon involucro deve essere funzionale e dovrebbe essere ben progettato senza il necessario uso delle macchine. Ci si affida con troppa facilità agli impianti, magari sovradimensionandoli: ventilazione meccanica, deumidificatori, pompe di calore ma ogni tubo, ogni filtro, ogni sensore è un pezzo di energia e di materia in più. Le macchine devono essere un aiuto non le protagoniste degli spazi confinati.
Gli strumenti di Naturalia-Bau ci permettono invece di lavorare da sempre su un involucro efficiente e aperto alla diffusione.
Capanna Carrel: l’ isolamento e la tenuta all’aria affidabili in condizioni estreme

Nella Capanna Carrel, dove la montagna mette alla prova ogni dettaglio e dove solo la qualità vera resiste, la durabilità e la protezione sono risultate fondamentali e la scelta è caduta sulla membrana autoadesiva e aperta alla diffusione del vapore la Solitex Adhero 1000 di Pro Clima, un alleato prezioso in alta quota, per barriera all’aria e protezione dalle intemperie offrendo resistenza a pioggia e grandine per lunghi periodi in cantiere, mantenendo asciutta la costruzione durante i lavori e dove rapidità e precisione di posa fanno la differenza.
Successivamente è entrata in scena la vera protagonista la Stamisol Extreme Pack 500 di Serge Ferrari, una membrana robusta e affidabile che ha garantito la protezione di tetto e pareti e dove le sue caratteristiche di resistenza ai raggi UV, di impermeabilità ed elevata stabilità meccanica, sono state messe alla prova in condizioni che nessun laboratorio potrebbe riprodurre. Lo stesso costruttore Luca Frutaz ha fatto notare che:
È l’unica che mi garantisce le prestazioni adeguate; il giorno delle riprese con Naturalia-Bau è arrivata una nevicata all’ora di pranzo, che ci ha costretti a rientrare velocemente, abbandonando il lavoro a metà; quando siamo tornati su qualche giorno dopo, abbiamo spalato la neve dal tetto e dalle pareti; è davvero l’unica membrana che mi consente di farlo.
E se queste membrane sono progettate per resistere anche a 4.000 mt, immaginate quanta garanzia di durabilità e protezione permettono di avere nelle costruzioni di tutti i giorni.
E voi…continuate a costruire in maniera convenzionale? È roba vecchia!!!
Arch. Gianni Terenzi
Tecnico Ufficiale Certificazione di Salubrità Ambientale BioSafe
Sustainability Advisor e Storyteller Green






