Case green efficienza energetica

Case green, frenata dell’UE: “Rischio di squilibri tra i Paesi”

Frenata UE sul tema delle case green. Dopo le polemiche piuttosto accese innescate nei giorni scorsi sulla necessità di migliorare con urgenza la classe energetica degli immobili, la BCE di Christine Lagarde solleva ulteriori dubbi in merito al provvedimento. Il riferimento è a possibili “rischi di squilibrio tra i Paesi” che compongono l’eurozona.

Nello specifico la BCE condivide gli obiettivi perseguiti attraverso il provvedimento, ma pone alcuni interrogativi per quanto riguarda le modalità scelte per raggiungerli. Nella cosiddetta direttiva case green vengono poste le basi per un potenziale squilibrio per via di alcuni parametri.

Case green, le criticità sollevate dalla BCE

La BCE ha sollevato diverse criticità, prima fra tutta quella riguardante la scelta di criteri comuni per le classi migliori e per le peggiori. Criteri e classi che risulteranno validi per tutti gli Stati membri. Senza tenere però conto, spiega Lagarde in una lettera inviata alla Commissione UE, della necessità di “armonizzare le definizioni e le metodologie“.

In particolare secondo Christine Lagarde risulteranno i peggiori gli edifici in classe G di ciascuno Stato, malgrado però vi siano associate prestazioni energetiche reali molto diverse a seconda del Paese interessato. Duplice il problema secondo la BCE, preoccupata sia dal punto di vista delle banche nazionali che del margine di discrezionalità:

Ridurrà la comparabilità tra gli Stati e ridurrà anche l’utilità degli Epc come rating della rischiosità di uno specifico immobile.

Una richiesta di “armonizzazione” da parte della BCE che dovrebbe quindi portare a una profonda revisione della riforma riguardante le case green. Revisione che potrebbe rinviare il provvedimento di diversi mesi. Come sottolineato nella lettera inviata da Christine Lagarde alla Commissione UE:

Aiuterebbe la Bce nelle funzioni di vigilanza prudenziale a valutare l’impatto dell’efficienza energetica sulle esposizioni immobiliari degli istituti di credito, sulla base di dati affidabili e di definizioni comuni e standardizzate dell’Unione.

Punti chiave della riforma

Nei giorni scorsi sono emerse diverse altre criticità, a cominciare dai tempi stretti imposti per l’aggiornamento della classe energetica degli immobili. Allo stato attuale ciò dovrebbe avvenire entro il 2030, con tutti i costi del caso. A partire dal 2026 senza poter usufruire del Superbonus, neppure nella nuova formula ridotta.

All’impianto originario sono state opposte diverse critiche da parte soprattutto di Italia e Spagna, che risulterebbero per molti le più colpite dalla direttiva case green. Anche dalla Germania sono stati sollevati dei dubbi: Berlino ha chiesto che venga analizzato l’effettivo impatto, per i singoli Paesi, dei provvedimenti in termini di benefici ambientali.