Che caldo che fa Bologna

La campagna nazionale di Legambiente “Che caldo che fa! arriva a Bologna

La campagna nazionale “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste” (realizzata con il supporto di Banco dell’Energia e in collaborazione con la Croce Rossa Italiana) arriva a Bologna dove nonostante il calo termico della scorsa settimana, le temperature estive risultano sempre più estreme e impattanti per effetto della crisi climatica e la capacità di affrontare il caldo varia da un quartiere all’altro.

Sempre più diffusa la povertà energetica legata all’impossibilità di mantenere ambienti freschi e vivibili durante i mesi estivi sia in casa (per mancanza di impianti di climatizzazione accessibili o funzionanti) che negli spazi pubblici (per assenza di infrastrutture, aree verdi, servizi).

L’associazione ambientalista, al grido “Siamo al limite. Ebollizione globale”, ha organizzato un flash mob in piazza Lucio Dalla, esponendo un termometro gigante, per chiedere alle amministrazioni interventi mirati e concreti al fine di rendere le città e le periferie più vivibili, giuste e resilienti al caldo estremo, proteggendo la salute della cittadinanza, in particolare delle fasce sociali più vulnerabili. Presente Emily Marion Clancy, Vicesindaca del Comune di Bologna con delega a Casa e politiche per l’abitare, politiche ambientali e assemblea per il clima.

La campagna — dichiara Mariateresa Imparato, Responsabile Giustizia climatica di Legambiente — intende sollecitare un cambio di passo nelle politiche urbane, non possiamo più permetterci interventi frammentari o simbolici. La lotta al caldo estremo deve diventare una priorità strutturale e trasversale, integrata in ogni livello della pianificazione urbana e delle politiche pubbliche. È necessario che le amministrazioni locali e nazionali assumano un impegno chiaro e vincolante per garantire il diritto alla salute e alla vivibilità urbana, soprattutto nei quartieri più esposti e vulnerabili. Solo attraverso una visione equa e sistemica dell’adattamento climatico potremo costruire città più giuste, inclusive e capaci di affrontare le sfide della crisi climatica.

Che caldo che fa! i dati su Bologna

Legambiente ha presentato i risultati delle termografie, realizzate tra l’8 e il 9 luglio, nelle ore più calde della giornata, nei quartieri di Barca-Treno e Murri, perimetrando per ciascuno un’area di circa 1 km², analizzando servizi, aree verdi, spazi d’ombra, trasporti e infrastrutture blu e grigie.

Dal confronto tra i quartieri, scelti per le loro differenze urbanistiche e sociali, si evince il ruolo cruciale che giocano i servizi, le infrastrutture verdi e grigie nel contrasto agli effetti del caldo estremo: nel quartiere Murri esistono molti più servizi e strutture rispetto a Barca-Treno (67 contro 40), oltre ad un’evidente prossimità al centro storico e ad un maggior numero di aree verdi. La differenza è molto accentuata anche nel caso dei servizi sanitari: a Murri 26 tra ambulatori, medici di base, pediatri, centri analisi, day hospital, ospedali e farmacie, contro gli 8 a Barca-Treno. Disparità anche per le infrastrutture verdi: 6 a Murri contro 1 a Barca-Treno.

Quartiere Barca

Venendo ai numeri nel quartiere Barca, zona ovest della città, la temperatura ambiente media registrata è stata 33,7°C e una massima al suolo di 59,8°C, rilevata sull’asfalto dell’ingresso del supermercato di via G. di Vittorio. Critico l’ingresso del Poliambulatorio, completamente esposto al sole: la rampa per l’accesso alle persone con disabilità ha raggiunto 50,4°C mentre sull’asfalto si registrano 58°C. Anche la fermata dell’autobus in via della Barca 29, priva di qualsiasi riparo, si è rivelata un’area sensibile: quasi 60°C al suolo. Tra i luoghi più freschi monitorati – grazie alla presenza di ombra nelle ore più calde – è il giardino Cep Barca 2: lo scivolo risulta a una temperatura di 35,8°C e il pavimento in gomma antitrauma di 36,8°C, ben 15°C in meno rispetto ad analoghi spazi gioco in altri quartieri monitorati durante la campagna.

Quartiere Murri

Nel quartiere Murri, a est del centro, le temperature sono risultate più contenute con una media ambientale di 29,7°C e una temperatura massima al suolo di 55°C, rilevata nei pressi del supermercato in via Mazzini. Molto positivi, invece, gli ingressi ai padiglioni 1 e 5 del Policlinico S. Orsola Malpighi, dove la temperatura al suolo non ha superato i 28,3°C e 23,1°C. Merito di una buona progettazione degli accessi, pensati per restare vivibili anche nelle ore più calde. Uno dei luoghi più
freschi coincide con le Poste di via Emilia Levante 7: la temperatura ambiente di appena 27°C e il pavimento a 24,5°C. La presenza dei portici, elemento tipico del quartiere, ha giocato un ruolo decisivo nel garantire comfort termico.

Bologna da bollino rosso

Secondo i dati ISTAT, la temperatura media a Bologna ha raggiunto i 17°C, con un incremento di +1,8°C rispetto alla media 2006-2015 e addirittura di +2,4°C rispetto alla media 1971-2000. In forte crescita anche le notti tropicali (ossia quando la temperatura minima non scende sotto i 20°C), che mostra un incremento eccezionale rispetto al periodo 2006-2015, con +46,8 notti e un totale di 95. Sono 15 gli eventi meteo estremi, dal 2015 al 2024, che hanno causato danni e vittime, di cui 8 allagamenti da piogge intense.

Nell’estate 2024 il livello massimo di rischio 3 per le ondate di calore, emanato dai bollettini nell’ambito del Sistema operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute coordinato dal Ministero della Salute, è stato raggiunto ben 25 giorni, con 6 lunghe ondate di calore (secondo i dati ARPAE).

Che caldo che fa!, le proposte di Legambiente

1) Verificare lo stato di attuazione del Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC) del Comune di Bologna e aggiornarlo in base alle nuove previsioni climatiche;

2) Verificare gli esiti dell’applicazione dell’indice di Riduzione dell’Impatto Edilizio, inserito nel Regolamento Edilizio nel 2021, in termini di verde urbano, riduzione delle temperature superficiali e bilancio idraulico;

3) Valutare, al fine di pianificarne di nuovi, l’impatto degli interventi comunali di messa a dimora di nuova vegetazione e di installazione di pensiline e coperture artificiali al di sopra delle superfici transitabili e adibite a parcheggi in termini di riduzione delle temperature superficiali;

4) Mappare le fermate TPL e i luoghi pubblici (poste, mercati, ospedali ecc..) più esposti al sole per installare coperture, adottando un approccio equo che tenga conto delle disuguaglianze sociali e territoriali;

5) Promuovere l’adozione di un approccio intersezionale per le politiche di adattamento, ad esempio attraverso il confronto tra la mappatura delle isole di calore e quella dei servizi e degli indicatori socioeconomici dei quartieri, identificando le aree urbane e le persone più vulnerabili.