Ancora prima del solstizio, tra il 25 maggio e il 21 giugno, il Ministero della Salute ha già emesso 21 bollettini di massima allerta (livello 3) per nove grandi città. I rischi sanitari sono pesanti: secondo uno studio dell’Imperial College London su 854 città, l’Italia è il Paese europeo più colpito dal caldo estremo, con ben 4.597 vittime registrate nel 2025.
In questo scenario, le periferie a basso reddito si confermano l’anello più debole, schiacciate dalla cosiddetta cooling poverty: l’impossibilità di mantenere le abitazioni e gli spazi urbani a una temperatura confortevole. Un disagio che si innesta su una crisi strutturale certificata dai dati OIPE (Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica), secondo cui nel 2024 la povertà energetica ha raggiunto il record storico del 9,1% (2,4 milioni di famiglie), concentrandosi soprattutto nel Mezzogiorno.
Alla vigilia della Giornata nazionale delle periferie urbane, Legambiente lancia da Napoli la seconda edizione della campagna nazionale “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”, realizzata con il partner tecnico RSE S.p.A. (Ricerca sul Sistema Energetico) e la Croce Rossa Italiana. In Largo Berlinguer a Napoli, un flash mob con bacinelle d’acqua per i piedi e misurazioni della pressione ha messo in scena la resistenza quotidiana all’afa.
Dopo la tappa partenopea, la campagna toccherà i quartieri periferici di altre grandi città:
- Milano (30 giugno, Giambellino);
- Terni (10 luglio, Quartiere Italia – Piazza della Pace);
- Roma (14 luglio, Alessandrino);
- Torino (22 luglio, Barriera);
- Bari (30 luglio, San Paolo).
“Che caldo che fa”, il caso San Pietro a Patierno: un quartiere senza ombra
Osservato speciale della prima tappa è stato il quartiere di San Pietro a Patierno, nella periferia nord di Napoli, mappato da RSE come area ad alto rischio di cooling poverty. I dati Istat mostrano che a Napoli la temperatura media nel 2023 è salita di +1,9°C rispetto alla media 1971-2000 (più dell’aumento medio nazionale di +1,48°C) e le notti tropicali sono state ben 70. L’effetto isola di calore crea differenze fino a 5,7°C tra aree urbanizzate e zone verdi. A ciò si aggiunge il divario economico: se il reddito medio cittadino supera i 25mila euro, a San Pietro a Patierno crolla a 17.885 euro, con un tasso di occupazione fermo al 41%.
Il monitoraggio effettuato l’11 giugno ha analizzato 11 luoghi chiave del quartiere applicando il modello della “città dei 15 minuti”. I risultati termografici (ore 11:00-14:00) evidenziano criticità estreme:
- il 64% dei punti monitorati è direttamente esposto al sole;
- raggiunti i 63,9°C sulla pavimentazione dell’area giochi del Parco IV Aprile e 36,5°C di temperatura ambientale in via Casoria. Nei luoghi ombreggiati la temperatura superficiale crolla del 61% e quella ambiente del 25%;
- esposti al sole quasi tutti i servizi essenziali: 2 studi medici su 3, l’ufficio postale, l’unico ambulatorio e la quasi totalità dei negozi alimentari;
- 9 fermate dell’autobus su 10 sono prive di pensiline. Sono presenti solo 3 fontanelle (infrastrutture blu), mentre le aree gioco e i parchi versano in stato di incuria o sono chiusi.
Le cinque priorità per un’agenda politica territoriale
Per rispondere a questa emergenza, inserita nella mobilitazione europea “Cities, not saunas” promossa da CAN Europe, Legambiente ha tracciato cinque richieste concrete:
Strategia di adattamento climatico: l’adozione di un piano dedicato da parte del Comune di Napoli e l’istituzione di un Ufficio Clima per coordinare gli interventi nei quartieri vulnerabili.
Consulta e regolamento del verde: attuare il regolamento del marzo 2026 inserendo superfici permeabili in piazze e parcheggi, materiali urbani riflettenti e sistemi di recupero idrico.
Pianificazione urbanistica integrata: integrare la redazione del PUC con il Piano del Verde Urbano, dando priorità alla forestazione delle periferie.
Rete di rifugi climatici: creare in ogni quartiere spazi climatizzati e servizi di prossimità mappati per i soggetti fragili.
Piano regionale sul welfare climatico: chiedere alla Regione Campania una misura che unisca politiche sociali e ambientali per azzerare le disuguaglianze, da proporre come modello nazionale.







