Roma si scopre sempre più calda ed esposta ai cambiamenti climatici. Dal 2015 al 2025, ben l’80% dei quartieri capitolini ha registrato temperature medie estive al suolo tra i 40°C e i 45°C, mentre il 12% ha superato questa soglia critica. A scattare questa fotografia è l’indagine di Legambiente, presentata durante la campagna “Che caldo che fa!” in collaborazione con RSE e Croce Rossa Italiana.
Dal 1960 a oggi la temperatura media in città è aumentata di +2,66°C, portando con sé un record di eventi meteo estremi (93 dal 1993) e un numero preoccupante di notti tropicali (113 nel 2025, anno in cui si sono registrati anche 835 decessi legati al caldo).
La mancanza di ombra o di superfici riflettenti – commentano MariaTeresa Imparato responsabile giustizia climatica di Legambiente e Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio – può far persistere temperature elevate anche nelle ore serali, contribuendo alla formazione delle cosiddette notti tropicali, sempre più frequenti in diverse città a causa dell’aumento delle temperature e dell’umidità. Per questo oggi con la nostra campagna Che Caldo che fa chiediamo al Governo Meloni e al Sindaco Gualtieri interventi concreti e mirati per contrastare la crisi climatica e la cooling poverty. In particolare, all’Esecutivo chiediamo, in primis, di stanziare i fondi necessari per rendere operativo il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, oggi totalmente scomparso dall’agenda politica insieme al tema della crisi climatica, e di definire un piano nazione sui rifugi climatici nelle città prendendo come esempio l’esperienza avviata a Barcellona. Dal punto di vista territoriale, ben venga il Piano caldo della Città di Roma ma si dia subito concretezza e operatività agli interventi.
Che caldo che fa!, Alessandrino: la “maglia nera” del calore e del disagio
Il quartiere Alessandrino, nel quadrante est di Roma, si aggiudica la maglia nera per il caldo diurno, con temperature al suolo costantemente sopra i 45°C. Caratterizzato da un alto indice di disagio socio-economico (102,2 rispetto alla media comunale di 100) e da un’alta densità abitativa, il quartiere sconta una grave carenza di alberature e aree verdi curate.
I monitoraggi di Legambiente con termocamera a infrarossi evidenziano l’importanza cruciale delle zone d’ombra:
- fermate dell’autobus e asfalto: presso la fermata Alessandrino, esposta al sole e priva di pensilina, l’asfalto raggiunge quasi i 60°C. Sul lato opposto della strada, all’ombra dei palazzi, la temperatura scende di circa 30°C;
- scuole e uffici: davanti alla scuola primaria Marconi l’asfalto al sole supera i 56°C, mentre quello ombreggiato dagli alberi resta sotto i 40°C. Stesso beneficio si registra davanti all’ufficio postale grazie a un filare di alberi che mantiene l’asfalto sotto i 30°C;
- aree verdi degradate: molti parchi del quartiere (come via del Campo, Palatucci e Bonafede) versano in stato di abbandono. Il terreno arido e privo di cure perde la sua funzione refrigerante, superando i 50°C, mentre la pavimentazione gommata dell’area fitness di via Bonafede arriva a toccare l’inaccettabile temperatura di 74°C;
- la risorsa acqua: la temperatura più bassa (25°C) è stata rilevata presso la fontanella dell’Acquedotto Alessandrino, che tuttavia risulta poco praticabile a causa di fango e incuria.
Le proposte: un piano per raffrescare la capitale
Di fronte a questa emergenza, Legambiente ha indirizzato un pacchetto di richieste concrete alle istituzioni.
- al Governo Meloni: lo stanziamento immediato dei fondi per il Piano nazionale di adattamento climatico e l’istituzione di una strategia per i “rifugi climatici” urbani.
- al Sindaco Roberto Gualtieri: 9 proposte territoriali incentrate su interventi di depaving (rimozione dell’asfalto), rigenerazione dei suoli, creazione di una rete di attraversamenti pedonali ombreggiati, piantumazione e manutenzione straordinaria degli alberi, e potenziamento della rete idrica pubblica.
- al Presidente della Regione Francesco Rocca: la nascita del Parco Fluviale lungo il Tevere per valorizzare i corsi d’acqua come corridoi di raffrescamento naturale.






