Coldiretti LOMBARDIA: I VINCITORI DEI PREMI INNOVAZIONE GIOVANI COLDIRETTI 2020

Dalle marmellate del banchiere che ha abbandonato un futuro di successo nella City di Londra per tornare alle origini, alle microalghe biologiche superfood del futuro, fino ai capi di “artigianato agricolo” realizzati con filati pregiati tinti in modo naturale con erbe spontanee e tessuti a mano con un telaio a pettine liccio.

Sono alcuni dei progetti che si sono aggiudicati i premi all’innovazione giovane in agricoltura consegnati dalla Coldiretti regionale a Milano alla presenza di Paolo Voltini, Presidente Coldiretti Lombardia; Fabio Rolfi, Assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi di Regione Lombardia; Pierfrancesco Maran, Assessore all’Urbanistica, Verde e Agricoltura del Comune di Milano; Cristina Tajani, Assessore alle Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano. “I giovani agricoltori – spiega Carlo Maria Recchia, delegato di Giovani Impresa Coldiretti Lombardia – credono in un futuro legato alla campagna nonostante le criticità che incontrano, dal peso della burocrazia alla difficoltà di reperire nuove terre, fino ai cambiamenti climatici e alle emergenze come quella del Covid-19. Per rimanere competitivi sul mercato e rispondere alle nuove esigenze dei consumatori, ragazze e ragazzi promuovono idee originali e diventano protagonisti di progetti innovativi, che pur mantenendo un legame con il territorio e la tradizione si sviluppano in un’ottica di rinnovamento e sostenibilità”.

Le marmellate del banchiere

Categoria Campagna Amica

Andrea Tagliabue – Besana Brianza (MB)

Laureato in scienza bancarie e con all’attivo un master in matematica finanziaria, dopo quattro anni di lavoro nella City di Londra sceglie di tornare in Brianza per coltivare piccoli frutti e produrre composte con un metodo innovativo. È la storia di Andrea Tagliabue, 32 anni, che ha deciso di abbandonare un futuro da manager per una vita a contatto con la natura a Besana Brianza, sua terra d’origine. Dopo aver seguito un corso di apicoltura, ha affittato un ettaro e mezzo di terreni dove oggi coltiva fragole e piccoli frutti che trasforma in succhi e composte. Le marmellate sono realizzate con il metodo del sottovuoto, che mantiene intatte le proprietà organolettiche della frutta e, in sostituzione dello zucchero, sono addolcite solo dal miele prodotto da un apicoltore locale. Secondo i principi dell’economia circolare, da tutti gli scarti della lavorazione delle piante Andrea ottiene un cippato da riusare nei processi aziendali.

Microalghe biologiche, il superfood del futuro

Categoria Sostenibilità

Anna Lisa Salera – Castelvisconti (CR)

A Castelvisconti, in provincia di Cremona, l’azienda agricola Salera produce e lavora l’alga Spirulina biologica, considerata come il superfood del futuro. Si tratta di un particolare tipo di microalga, dal colore verde azzurro, che prende il nome di Spirulina per via della forma simile a quella di una spirale. È ricca di proteine, sali minerali, vitamine e ferro ed è quindi utilizzata come integratore alimentare anche dagli sportivi. Il ciclo di coltivazione dell’alga Spirulina avviene in serre riscaldate: il calore necessario è recuperato dall’impianto di biogas aziendale, mentre i pannelli fotovoltaici presenti in azienda assicurano l’energia elettrica richiesta dai vari macchinari produttivi, in un ciclo virtuoso e sostenibile.

I colori della terra per un artigianato agricolo di qualità

Categoria Creatività

Federica Giolo – Moglia (MN)

Una tromba d’aria che distrugge il vigneto preso in affitto dopo aver lasciato la precedente attività da cuoca. Il sogno di condurre una propria azienda agricola con frutta e verdura che vacilla. Federica però, aiutata dal compagno, non si è persa d’animo e da questo imprevisto ha saputo trovare lo spunto per diversificare la propria attività in campagna, grazie a un’idea innovativa per il territorio mantovano: ha infatti deciso di puntare sull’allevamento di capre Cashmere e di pecore Brogna della Lessinia per realizzare capi di “artigianato agricolo” con lana e filati pregiati. Gli animali vengono allevati allo stato brado; la tosatura e la pettinatura avvengono una volta all’anno e la lana prodotta viene lavata, cardata, filata, tinta in modo naturale con erbe spontanee. La tessitura, poi, viene fatta a mano con un telaio a pettine liccio, una tipologia antica che veniva utilizzata già nel Medioevo. Tutto il ciclo produttivo avviene quindi all’interno dell’azienda, seguendo il ciclo di vita degli animali e nel rispetto della biodiversità vegetale.

I formaggi che nascono in miniera

Categoria Fare Rete

Paolo Paterlini – Collio (BS)

Una vecchia galleria di una miniera ormai in disuso, ripristinata grazie a un’importante azione di recupero e trasformata in un magazzino naturale di stagionatura. L’idea realizzata dal Consorzio del Nostrano Val Trompia ha avuto tra i promotori Paolo Paterlini, socio del Consorzio stesso. Durante i mesi più difficili dell’emergenza Coronavirus questo spazio è stato messo a disposizione di altri allevatori della zona, non soci del Consorzio, per salvare la produzione di formaggi freschi rimasti invenduti a causa del lockdown. Una decisione che ha permesso a diverse piccole imprese di montagna di fronteggiare e sopravvivere alla crisi scatenata dal Covid-19. Si è venuta così a creare una vera e propria rete solidale a sostegno dell’intera filiera lattiero casearia della valle.

In Franciacorta il vino si fa “smart”

Categoria Impresa 5.terra

Luigi Biolatti – Erbusco (BS)

Luigi Biolatti, produttore di vino dell’azienda agricola Uberti a Erbusco (BS) nel cuore della Franciacorta, puntava ad aumentare la sostenibilità ambientale e migliorare la gestione delle produzioni in campo, attraverso le nuove tecnologie e l’analisi di dati puntuali. Per questo ha scelto di essere in prima linea in ATG – Around The Ground, un progetto sperimentale che si prefigge questi obiettivi e che nasce dalla partnership tra diverse realtà: Coldiretti Brescia, Condifesa Lombardia Nord-Est, FasterNet, InnexHUB, COBO, CSMT Polo tecnologico e A2A Smart City. Nei vigneti di Luigi sono stati posizionati dei sensori e delle centraline che raccolgono differenti tipologie di dati, tra cui quelli meteorologici, che vengono inviati in tempo reale a una banca dati in cloud, dove si possono consultare in qualsiasi momento grazie a un’applicazione per dispositivi mobili come lo smartphone. In questo modo, Luigi può prendere decisioni importanti per la cura e il corretto sviluppo delle sue vigne.

L’orto che vorrei: così rinasce il senso di comunità

Categoria Noi per il sociale

Cooperativa Agricola Si Può Fare onlus e Cooperativa Sociale Il Seme – Como

“L’orto che vorrei” è un progetto promosso dalla Cooperativa Si Può Fare e dalla Cooperativa Il Seme, in partnership con altri enti del terzo settore. Nel quartiere Rebbio della città di Como, uno spazio abbandonato e degradato, destinato a diventare arteria stradale, è stato riqualificato e riconvertito ad area di verde urbano con la realizzazione di 32 orti sociali coltivati da privati cittadini, da diverse associazioni, dalla parrocchia e dai bambini della scuola elementare. L’intero progetto è stato realizzato con il coinvolgimento della comunità locale, dalla fase di ideazione alla realizzazione di un regolamento condiviso per l’utilizzo degli spazi. L’iniziativa non ha scopo di lucro, ma genera circoli virtuosi di economia solidale andando ad integrare il reddito famigliare degli ortisti, alcuni dei quali in situazione di indigenza. Gli orti, inoltre, sono luogo di incontro intergenerazionale e interculturale, dove creare nuovi legami e rafforzare il senso di appartenenza comunitaria anche grazie alla presenza di spazi dedicati alla socializzazione.​