Rinnovabili impianto fotovoltaico

Comunità energetiche rinnovabili, via libera dell’UE all’Italia: cosa cambia

Via libera dell’UE al decreto italiano sulle comunità energetiche rinnovabili. Il documento dell’Italia è incentrato sulla promozione dell’autoconsumo di energia sostenibile e vede nel GSE il soggetto centrale nella gestione degli incentivi e delle verifiche preliminari.

A commento della decisione della Commissione Europea è intervenuto il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Gilberto Pichetto Fratin ha sottolineato inoltre l’importanza di tale decreto non soltanto per l’Italia, ma anche nell’ottica del futuro sviluppo europeo del settore:

Ora le Comunità energetiche rinnovabili potranno diventare una realtà diffusa nel Paese, sviluppando le fonti rinnovabili e rendendo finalmente il territorio protagonista del futuro energetico nazionale. Grazie alle Comunità energetiche, infatti, ciascun cittadino potrà contribuire alla produzione di energia rinnovabile, e averne i benefici economici derivanti dall’autoconsumo, pur non disponendo direttamente degli spazi necessari alla realizzazione degli impianti Fer.

Per la sua unicità, il provvedimento italiano ha richiesto una forte attenzione della Commissione Europea, che ha comunque pienamente validato il modello italiano: oggi questo rappresenta dunque un apripista per altre esperienze nel Continente.

Comunità energetiche rinnovabili, cosa prevede il decreto

I futuri incentivi riguardanti le comunità energetiche rinnovabili coinvolgeranno tutte le principali fonti verdi, tra cui fotovoltaico, eolico, geotermia, idroelettrico e biomasse. I soggetti richiedenti potranno invece essere vari, come ad esempio:

  • Gruppi di cittadini;
  • Condomini;
  • PMI (Piccole e Medie Imprese);
  • Enti locali;
  • Cooperative;
  • Associazioni;
  • Enti religiosi.

Tariffe incentivanti e contributi a fondo perduto

Saranno due gli elementi centrali per quanto riguarda gli incentivi garantiti alle Comunità energetiche rinnovabili. Si tratterà di garantire da un lato una tariffa incentivante, mentre per alcuni enti locali sono previsti speciali contributi a fondo perduto:

  • Tariffa incentivante – Questa misura si applicherà sull’energia rinnovabile “prodotta e condivisa”, per una potenza finanziabile di 5 GW totali (con limite temporale al 2027).
  • Contributi a fondo perduto – Contrariamente alla prima misura, questa seconda agevolazione interesserà unicamente i Comuni con meno di 5.000 abitanti. A loro spetterà un contributo “fino al 40% dei costi ammissibili” relativamente a quanto speso per un nuovo impianto (o per il potenziamento di un impianto esistente). Lo stanziamento in questo caso è stato quantificato in 2,2 miliardi totali, provenienti dal PNRR, con l’obiettivo di ottenere un minimo di 2 Gigawatt di nuova potenza complessiva. Possibile, entro determinati limiti, cumulare il contributo a fondo perduto con la tariffa incentivante.