Con Milano plastic free la città dice addio alle plastiche monouso

Sempre più attenzione all’ambiente e agli stili di vita sostenibili. Con “Milano Plastic Free”, la città vuole dire addio alle plastiche inquinanti. Presentata questa mattina a Palazzo Marino l’iniziativa sperimentale voluta dall’Amministrazione, in collaborazione con Legambiente e Confcommercio Milano, per sensibilizzare gli esercizi commerciali, i bar e i ristoranti presenti in via Borsieri, via Thaon de Revel (zona Isola), Via Ornato, Via Graziano Imperatore (zona Niguarda) e i loro relativi clienti ad abbandonare le plastiche monouso come bicchieri, posate, piatti, sacchetti e altri contenitori a favore di materiali alternativi, riciclabili e facilmente riutilizzabili.

A illustrare i contenuti di “Milano Plastic Free” gli Assessori Cristina Tajani (Attività produttive e Commercio) e Marco Granelli (Mobilità e Ambiente) con Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia.

“Grazie a questa sperimentazione Milano si porta avanti in vista dell’applicazione della direttiva dell’Unione europea che dal 2021 vieterà l’utilizzo delle plastiche usa e getta non degradabili”. Così gli assessori Cristina Tajani e Marco Granelli, che proseguono: “La collaborazione con Legambiente e con gli operatori commerciali di Niguarda e Isola ci consentirà di promuovere atteggiamenti e comportamenti virtuosi capaci di modificare le abitudini dei consumatori e dei cittadini. Comportamenti che auspichiamo possano diffondersi con successo in tutta la città”.

“L’impatto delle plastiche sull’ambiente è ormai percepito come un dramma epocale – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Per anni si è pensato che il destino delle plastiche dipendesse dalla buona organizzazione di raccolta e separazione dei rifiuti, oggi è chiaro che gli sforzi devono essere concentrati anche sulla riduzione dell’usa-e-getta e sulla sostituzione delle plastiche a perdere con materiali alternativi, quali le bioplastiche, con cui realizzare oggetti analoghi per prestazioni ma perfettamente biodegradabili. Le alternative ci sono, è urgente lavorare per il cambiamento nelle abitudini dei consumatori”

“La sperimentazione a Niguarda ed Isola sarà certamente utile nella sensibilizzazione su un tema importante qual è quello della plastica nell’ambiente – rileva Gabriel Meghnagi, consigliere di Confcommercio Milano e presidente della rete associativa vie –. Vi è già da diverso tempo attenzione da parte di molti operatori commerciali: i pubblici esercizi là dove è possibile utilizzare il vetro, le attività alimentari con contenitori e oggetti riutilizzabili e compostabili. E la produzione si sta attrezzando. Occorre, naturalmente, tener conto delle esigenze dei consumatori”.

Il progetto “Milano Plastic Free” ha preso avvio a Gennaio. Sono circa duecento gli esercizi commerciali potenzialmente coinvolti presenti nelle quattro vie oggetto della prima sperimentazione. Nello specifico 54 tra ristoranti, bar e attività di somministrazione e 147 negozi di vicinato. Saranno i volontari di Legambiente, grazie a una capillare strategia porta a porta, a coinvolgere i titolari e i gestori di tutte le attività invitandoli ad aderire alla campagna “Milano Plastic Free”. Gli esercizi aderenti riceveranno la vetrofania disegnata ad hoc per l’occasione. I volontari, insieme a ogni esercente, analizzeranno la tipologia e i consumi di plastica all’interno di ogni singola attività e proporranno in alternativa l’adozione di prodotti capaci di assolvere al medesimo uso ma più rispettosi dell’ambiente. Non mancheranno anche azioni di sensibilizzazione esplicitamente rivolte ai clienti degli esercizi: materiali informativi ad hoc consentiranno ai clienti di saperne di più sugli stili di consumo sostenibili e adottare comportamenti corretti nello smaltimento delle plastiche biodegradabili.

La campagna però, è bene precisarlo, non sarà limitata ai due distretti commerciali: l’invito ad aderire alla rete ‘Milano Plastic Free’ è esteso a tutti gli esercizi e locali pubblici milanesi che potranno contattare Legambiente per ricevere le informazioni e chiarire i dubbi sulle azioni da intraprendere, e farlo prima che diventi un obbligo europeo.

Secondo i dati raccolti dal report di Legambiente sul consumo di plastiche, l’Unione Europea consuma annualmente circa sessanta milioni di tonnellate di plastica (dato 2016), e di queste il 40%, ovvero più di venti milioni di tonnellate, sono associate al comparto degli imballaggi. Allo stesso tempo, annualmente vengono prodotti circa 27 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica: circa cinquanta kg annui per ogni cittadino europeo, di cui il 31.1% viene raccolto per il riciclaggio, mentre il 27.3% finisce in discarica e il 46.6% in inceneritori. Produzione di plastica e incenerimento in Europa hanno un ‘peso’ climatico molto rilevante pari a 400 milioni di tonnellate di CO2 (dati riferiti al 2012). Nell’UE dall’80 all’85% dei rifiuti marini rinvenuti sulle spiagge è di plastica: di questi gli oggetti monouso rappresentano il 50% tra sacchetti, contenitori per alimenti, pacchetti e involucri, contenitori e tazze per bevande, cotton fioc, stoviglie, piatti, palette per mescolare alimenti, cannucce.

L’Italia è il secondo Paese europeo produttore: ogni anno vengono immessi al consumo tra i 6 e 7 milioni di tonnellate di plastica. Di queste il 40% sono utilizzate per produrre imballaggi: nel 2017 sono stati immessi al consumo 2.271.000 tonnellate di imballaggi di cui il 43,5% è stato riciclato, il 40% incenerito e il rimanente dismesso in discarica o disperso nell’ambiente. A fronte di un incremento del tasso di riciclo di +5% rispetto al 2014, le tonnellate di imballaggi non riciclati sono rimaste sostanzialmente invariate tra il 2014 (1.292 milioni di tonnellate) e il 2017 (1.284). Tale dato evidenzia come la direzione principale per affrontare il problema debba passare necessariamente per la drastica riduzione del ricorso alla plastica, la riprogettazione di imballaggi e di oggetti monouso nella direzione della durevolezza e della riusabilità, prima ancora che della riciclabilità.

Milano, secondo i dati forniti da Amsa, ogni anno produce circa 35.000 tonnellate di plastica. “Il miglior modo per evitare la dispersione delle plastiche nell’ambiente è fare una corretta raccolta differenziata: Milano ha superato la percentuale del 60%, confermandosi tra le metropoli più virtuose in Europa nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti – dichiara Mauro De Cillis, Direttore Operativo di Amsa, società del Gruppo A2A –. Grazie ai benefici del nuovo sistema di raccolta in città i quantitativi di plastica e metallo (sacco giallo) raccolti porta a porta sono passati da una media di 186 a 207 tonnellate alla settimana, con un incremento percentuale dell’11%”.

Tra le prime realtà a sostenere e aderire a Milano Plastic Free, pur non essendo ubicata in una delle quattro vie oggetto della sperimentazione, la Santeria, storica factory di via Paladini 8 e di viale Toscana 31, che ha scelto dal primo aprile di eliminare definitivamente all’interno delle sue strutture tutte le plastiche usa e getta come bottigliette e bicchieri, sia nella normale attività di somministrazione sia durante tutti i concerti e gli eventi. Il 10 aprile, in occasione del prossimo Fuorisalone, i gestori presenteranno la loro esperienza “ecologica”, raccontando le loro scelte e i risultati raggiunti e invitando tutti gli altri operatori del settore a seguire il loro esempio grazie al primo evento cultural musicale della Santeria interamente Plastic Free. Un’altra attività commerciale che ha deciso di uscire dalla plastiche è quella che porta il marchio de l’Ostello Bello, che ha già dismesso la plastica da tutte le attività di ristorazione e accoglienza nei suoi due esercizi milanesi.

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