La Conferenza delle Nazioni Unite sulla Biodiversità riprenderà i suoi lavori a Roma dal 25 al 27 febbraio 2025, presso la sede della FAO. Questa sessione straordinaria, denominata COP16 bis, è convocata a seguito dell’interruzione dei negoziati avvenuta a Cali, in Colombia, nel novembre 2024, dove la mancanza del quorum ha impedito il raggiungimento di accordi su temi cruciali come il ripristino degli ecosistemi.
I negoziati di Roma saranno un’opportunità cruciale per rafforzare gli impegni globali verso la conservazione della biodiversità. Tuttavia, le profonde divisioni emerse evidenziano la complessità delle questioni in gioco e la necessità di un dialogo costruttivo per raggiungere un consenso efficace che abbia ricadute utili e realistiche. Non sarà presente Susana Muhamad, ministra dell’Ambiente della Colombia, figura di spicco durante i trattati di novembre; ha annunciato le sue dimissioni a causa della nomina di Armando Benedetti come capo dello staff presidenziale, accusato dall’ex moglie di violenza di genere.
COP16: servono fondi e coinvolgimento delle popolazioni locali
La comunità internazionale guarda con attenzione a questo appuntamento, auspicando che i lavori della COP16 bis possano portare a decisioni concrete e condivise per affrontare le sfide ambientali globali e garantire un futuro sostenibile per le generazioni presenti e future.
Uno dei punti principali sarà la mobilitazione delle risorse per la protezione e il ripristino della biodiversità: servono 200 miliardi di dollari entro il 2030. Ma sarà determinante anche trovare fondi utili all’eliminazione dei sussidi volti a generare pratiche agricole inquinanti e infrastrutture inutili anzi dannose.
Non meno importante sarà rendere protagoniste le popolazioni indigene (donne e giovani compresi), coinvolgere la società civile e il settore privato per ottenere gli obiettivi di tutela degli ecosistemi.






