La Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici 2024 (COP29) si terrà a Baku, Azerbaigian, dall’11 al 22 novembre. Questo evento, che riunisce rappresentanti di 198 Paesi, sarà fondamentale per consolidare gli impegni sul clima e dare seguito al lavoro svolto alla COP28 a Dubai. A Baku si discuteranno temi cruciali come l’abbandono dei combustibili fossili, il potenziamento delle energie rinnovabili, la finanza climatica e la geopolitica climatica in un contesto di grave instabilità internazionale.
Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, le concentrazioni di gas serra hanno raggiunto un picco storico nel 2023. Parallelamente, il rapporto NDC Synthesis delle Nazioni Unite evidenzia che i piani climatici nazionali attuali consentirebbero solo una riduzione delle emissioni del 2,6% rispetto ai livelli del 2019 entro il 2030. Questa diminuzione è insufficiente per evitare gravi conseguenze economiche e ambientali, sottolineando la necessità di azioni più ambiziose e tempestive per rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
L’idrogeno può dare un contributo rilevante alla decarbonizzazione del sistema, nel settore industriale e nei trasporti. La nostra Strategia Nazionale dell’idrogeno sarà presentata a fine novembre, subito dopo la Cop29. Si parte da un ragionamento nazionale, ma oggi l’Italia con il SouthH2Corridor può cogliere l’opportunità di importare l’idrogeno a prezzi più competitivi rispetto alla produzione europea, per soddisfare la domanda interna e supportare i paesi europei, quali l’Austria e la Germania – ha detto il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto.
COP29 a Baku, una difficilissima transizione
La COP29 affronterà anche la cooperazione internazionale e la diplomazia climatica, cruciali per il contesto di instabilità globale, con la presenza di delegazioni e leader globali in dialoghi che possono diventare un’opportunità unica di coordinamento a fronte di tensioni geopolitiche. La conferenza di Baku, cui seguirà la COP30 di Belém, in Brasile, punterà a un approccio che favorisca la giustizia climatica, l’innovazione tecnologica e l’inclusività, sottolineando anche il coinvolgimento di attori non statali, come organizzazioni non governative e il settore privato
Questa edizione di COP29, guidata dal Ministro dell’Ecologia e delle Risorse Naturali azero Mukhtar Babayev, cercherà di rendere concreto il motto “In Solidarity for a Green World”, con l’intento di raggiungere obiettivi realistici ma ambiziosi per limitare il riscaldamento globale entro il limite di 1,5°C.
Gli elevati livelli di gas serra sono purtroppo solo uno dei tanti record climatici battuti nel 2023. La scorsa settimana il programma ambientale delle Nazioni Unite aveva fornito altri dati sconfortanti sull’inadeguatezza dell’azione sul clima, con le politiche climatiche attuali saremmo destinati a un riscaldamento globale di 3,1°C. Questo deve fungere da sirena d’allarme per i decisori politici che si riuniranno tra due settimane in Azerbaijan, è necessaria una rapida virata, siamo arrivati a questo punto a forza di rinvii. L’aumento vertiginoso delle concentrazioni di anidride carbonica e metano, dovuto alle attività umane, porta a eventi meteorologici estremi più gravi, a rischi economici più elevati e impatti gravi e irreversibili sugli ecosistemi. L’inazione alza la posta in gioco, non solo per il raggiungimento degli obiettivi climatici, ma anche per la salute, la sicurezza e il benessere delle persone ovunque nel mondo. Occorre rimuovere le cause, in primis l’uso dei combustibili fossili e la deforestazione – ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia.
La COP, dunque, potrebbe rappresentare l’ultima grande arena internazionale in cui il multilateralismo, lungi dall’essere obsoleto, dimostra la sua vitalità attraverso il dialogo costruttivo, l’ascolto reciproco e la ricerca di soluzioni condivise.





