COP30

COP30: il Brasile al centro del mondo per il clima

La 30ª Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), conosciuta come COP30, si terrà in Brasile, nella città amazzonica di Belém, dal 10 al 21 novembre 2025, manca pochissimo prima che il pianeta conosca la sua sorte…e noi con lui. Sarà un appuntamento cruciale per il futuro delle politiche climatiche globali e un momento simbolico di grande rilievo: per la prima volta una COP avrà luogo nel cuore dell’Amazzonia, uno dei polmoni verdi più importanti e fragili del pianeta.

La foresta amazzonica, che copre quasi il 60% del territorio brasiliano, è considerata fondamentale per l’assorbimento dell’anidride carbonica e la regolazione del clima globale eppure continua ad essere aggredita dagli incedi sovente dolosi e della deforestazione. Portare i negoziati internazionali in questa regione significa spostare l’attenzione dalle grandi capitali ai territori in cui la crisi climatica è già una realtà tangibile.

Tuttavia la località scelta non è priva di controversie: da un lato, il governo brasiliano vuole mostrare un impegno rinnovato verso la tutela ambientale, dall’altro non mancano critiche riguardo alle contraddizioni tra le dichiarazioni ufficiali e le politiche interne, come i progetti di estrazione petrolifera o le infrastrutture che minacciano la foresta.

COP30: gli obiettivi

A Belém, situata sulla foce del Rio delle Amazzoni, si riuniranno leader politici, scienziati, organizzazioni internazionali e rappresentanti della società civile per discutere come rafforzare la risposta globale al cambiamento climatico: assenti ingiustificati Xi Jinping, Donald Trump e Giorgia Meloni che verrà sostituita dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Tra i temi centrali la riduzione delle emissioni di gas serra, la transizione verso energie pulite e le strategie di adattamento ai fenomeni meteorologici estremi sempre più frequenti.

Ma soprattutto, come specificato anche dal WWF Italia, è necessaria una completa eliminazione di tutti i combustibili fossili entro il 2050, per arrivare ad un tale passo serve un calendario cui facciano riferimento tutti i Paesi: il carbone dovrebbe essere eliminato entro il 2030 nei paesi sviluppati ed entro il 2040 nei paesi in via di sviluppo mentre il petrolio e il gas andrebbero eliminati entro il 2040 nei paesi sviluppati e al più tardi entro il 2050 nei paesi in via di sviluppo.

Grande spazio sarà riservato anche alla finanza climatica, ovvero ai meccanismi che consentono ai Paesi in via di sviluppo di ottenere risorse economiche per affrontare le sfide ambientali. In particolare, la discussione ruoterà intorno all’obiettivo di mobilitare fino a 1,3 trilioni di dollari all’anno entro il 2035, un traguardo ambizioso che dovrà tradursi in impegni concreti.

La COP30 rappresenterà inoltre un banco di prova per la tutela delle foreste e della biodiversità. La foresta amazzonica, minacciata da deforestazione, incendi e attività illegali, sarà al centro delle trattative come simbolo di equilibrio tra sviluppo economico e conservazione ambientale. Il Brasile intende anche promuovere un approccio integrato che includa gli ecosistemi oceanici: insieme alla Francia, il governo ha proposto di inserire nei piani climatici nazionali azioni mirate alla protezione degli oceani, delle mangrovie e dei coralli.

Misure reali e azioni concrete per la decarbonizzazione

Dal punto di vista politico, la COP30 arriva in un momento decisivo. Gli ultimi rapporti scientifici indicano che il limite di 1,5 °C di aumento medio delle temperature globali, fissato dall’Accordo di Parigi, è ormai vicino al superamento. Ciò rende ancora più urgente un impegno coordinato da parte di tutti i Paesi. Gli osservatori internazionali avvertono che non basteranno nuove promesse: serviranno misure immediate e verificabili, capaci di accelerare la decarbonizzazione e rafforzare la resilienza delle comunità più vulnerabili.

Anche per l’Europa e per l’Italia la conferenza rappresenta un passaggio chiave. Da un lato offre la possibilità di consolidare la cooperazione con l’America Latina, promuovendo progetti congiunti su energia rinnovabile, foreste e tecnologie sostenibili, dall’altro impone una riflessione sulle politiche interne, affinché l’Unione Europea resti un punto di riferimento nella lotta al cambiamento climatico.

La COP30 sarà dunque un momento di grande visibilità per il Brasile e per l’intero pianeta. Il suo successo dipenderà dalla capacità di trasformare gli impegni in azioni reali, di ridurre le disuguaglianze e di ascoltare le voci di chi vive ogni giorno le conseguenze del riscaldamento globale. Belém si prepara a diventare per due settimane la capitale mondiale del clima. La speranza è che da questa conferenza non emergano solo buone intenzioni ma una vera svolta per il futuro della Terra, i risultati della COP29 non sono stati soddisfacenti…non c’è da stare allegri…restiamo in attesa del prossimo incontro mondiale.