“Troppo poco e troppo tardi!” Questo dicono gli scienziati del Potsdam Institute for Climate Impact Research in tema di azioni di contrasto alla Crisi Climatica poste sin qui in essere da una Umanità e da istituzioni preda di lobby sempre più pervasive, come è risultato palese a Belèm. Perdiamo occasioni di necessario agire collaborativo finalizzato al conseguimento degli obiettivi statuiti dall’Agenda 2030.
Incombono orribili scenari ‘evolutivi’, governati dai poteri fossili, criminali e guerrafondai che ora dispongono di nuove e insidiose armi di distrazione di massa dall’imperativo ‘Transizione’, con l’accesso ad enormi masse di dati personali ed al loro uso per dividere e controllare, al tempo della Intelligenza Artificiale deregolata. Lorsignori onorano così l’idolatria di ‘mammona massimo profitto per pochi’ tradendo l’ideale di un mercato in rete, capace di connettere, non solo sedurre, e riprodurre la libertà di una comunità di persone che pensano, scrivono, discutono, esprimono opinioni.
Armi di “distrazione” di massa
Dopo lo ‘sciopero per il clima’ di sei anni fa, speravamo di avere sconfitto l’assalto degli idolatri ai beni comuni ambiente e salute sotto forma di negazionismo e green washing per conseguire inazione delle istituzioni competenti in materia. I dati sotto riportati dicono invece che, purtroppo, la distrazione di massa funziona:

Leggendo della COP di Belèm nei commenti di persone esperte che stimo, non ho potuto evitare di provare sconforto e cominciare a pensare che forse sarebbe urgente superare i rituali di decine di COP sempre più governate dai lobbisti fossili.
Se la variabile ‘tempo’ che ci si vuole far dimenticare lo consentirà, penso dovremmo impegnarci a costruire nuove reti di relazioni che pratichino un agire innovativo, ‘disruptive’, efficace contro una resistenza al cambiamento che ci porta nel baratro.
Siamo a un bivio planetario, di fronte a miliardi di persone che soffrono gli effetti della Crisi Climatica mentre tutelare gli interessi dell’industria dei combustibili fossili ci sta avvicinando al punto di non ritorno, dalla Amazzonia ai sistemi delle barriere coralline tropicali.
Necessario dire no ai combustibili fossili e invece…
Gli scienziati presenti a Belèm hanno denunciato come provocatorie le proposte di roadmap per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili e per porre fine alla deforestazione: una roadmap, dicono, non è un workshop o una riunione ministeriale, ma un vero e proprio piano di lavoro che deve indicare il percorso per conseguire l’obiettivo di avvicinarci allo zero assoluto di emissioni da combustibili fossili entro il 2040, al più tardi entro il 2045.
Per gli scienziati, ciò esige il no a nuovi investimenti in fonti fossili, eliminazione di ogni sussidio ai combustibili fossili, un piano globale sul ricorso a fonti energetiche rinnovabili e a basse emissioni di Carbonio in modo equo, con sovvenzioni adeguate fornite dai paesi ricchi ai paesi in via di sviluppo in base a formali accordi coerenti con l’esigenza di quei paesi di pianificare e investire per realizzare le transizioni necessarie per una sopravvivenza condivisa.
Gli scienziati ricordano che non è più scontato che le foreste continuino a essere un importante pozzo di Carbonio, a fronte di prove che le foreste si stanno trasformando da pozzi di Carbonio a fonti di Carbonio, perché sono vulnerabili ai cambiamenti climatici che causano siccità, incendi, ondate di calore e conversioni d’uso del suolo più frequenti e intense.
La maggior parte delle foreste tropicali intatte si trova nei paesi in via di sviluppo e la loro protezione non può essere utilizzata come compensazione per continuare a bruciare combustibili fossili.
Crisi Climatica e curva delle emissioni
La curva globale delle emissioni di gas serra deve invertire la tendenza già nel 2026, riducendo le emissioni di CO2 da combustibili fossili di almeno il 5% all’anno, al fine di evitare impatti climatici incontrollabili ed estremamente costosi. Gli scienziati individuano nel bilancio globale di Carbonio calcolato scientificamente, la spina dorsale che deve guidare l’agenda di mitigazione e il ritmo delle riduzioni delle emissioni.
Il bilancio RCB (bilancio di Carbonio residuo) è sostanzialmente esaurito, sceso a 130 miliardi di tonnellate di CO2, equivalenti a 3-4 anni di emissioni globali al ritmo attuale: questo bilancio scientifico è base per ogni seria politica climatica, strumento di contabilità la cui limitazione significa eliminare la realtà dei fatti dalle COP.





