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Crisi climatica, i dati di Legambiente: 794 eventi meteo estremi nel centro sud dal 2011

Il centro sud Italia è sempre più esposto alla furia della crisi climatica. A denunciarlo è Legambiente che ha analizzato la situazione critica partendo dai nuovi dati aggiornati del suo Osservatorio Città Clima. Il quadro che emerge per il territorio è preoccupante specialmente dopo che il ciclone Erminio ha colpito duramente le regioni meridionali con forti perturbazioni.

Dal 2011 a fine marzo 2026, le regioni adriatiche — Marche, Abruzzo, Molise e Puglia — insieme a quelle del sud — Calabria, Sicilia e Sardegna — hanno registrato complessivamente 794 eventi meteo estremi. Questi fenomeni hanno causato danni significativi al territorio, tra cui:

  • allagamenti ed esondazioni;
  • grandinate e mareggiate;
  • forti raffiche di vento;
  • danni irreversibili al patrimonio storico e culturale.

La Sicilia detiene il triste primato con 270 eventi registrati, seguita dalla Puglia (168) e dalla Calabria (126). Seguono poi le Marche con 107 episodi, la Sardegna con 70, l’Abruzzo con 42 e il Molise con 11.

Oltre ai dati sui fenomeni atmosferici, l’analisi incrocia le mappe della piattaforma IdroGEO di Ispra, rivelando una vulnerabilità strutturale allarmante. Nelle aree classificate a elevato rischio idrogeologico (frane e alluvioni) risiedono oggi 1.161.061 persone. La minaccia non riguarda solo i cittadini, ma l’intero tessuto economico e identitario delle regioni coinvolte, ecco i numeri:

  • 420.880 edifici censiti in zone a rischio;
  • 88.000 imprese minacciate;
  • 8.551 beni culturali che potrebbero subire danni irreparabili.

Crisi climatica: gli interventi non sono più rimandabili

Di fronte a questo scenario, l’associazione ambientalista sottolinea l’urgenza di interventi strutturali. Non si tratta più di gestire sporadiche emergenze, ma di affrontare una realtà climatica mutata che mette sotto pressione costante il Sud Italia e il versante adriatico. La protezione del milione di persone a rischio e la salvaguardia del patrimonio produttivo e artistico devono diventare la priorità assoluta dell’agenda politica nazionale senza ulteriori procrastinazioni o sarà davvero troppo tardi.

Lo stato di emergenza chiesto per l’Abruzzo e il Molise e la situazione critica anche in altre regioni della Penisola con fiumi in piena, nevicate record, frane e paesi isolati, il collasso del ponte sul Trigno avvenuto in queste ore e il cedimento di diverse strade in Puglia – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ci dimostrano ancora una volta quanto l’Italia sia impreparata ad affrontare, gestire e prevenire la crisi climatica, che di anno in anno diventa sempre più intensa e con effetti sempre più impattanti sui territori, mettendo a rischio la vita delle persone e l’economia del Paese. Torniamo, dunque, a chiedere al Governo Meloni che si lavori per definire al più presto una strategia nazionale per la prevenzione con politiche di mitigazione e adattamento efficaci e non più rimandabili, a partire dallo stanziamento delle risorse per attuare il PNACC, che ad oggi continua a restare un piano solo sulla carta PNACC e di cui il Governo, dopo la sua approvazione, sembra essersene totalmente dimenticato. Il nostro Paese non può continuare a rincorrere le emergenze. La crisi climatica dimostra non solo una fragilità dei territori ma anche una crisi infrastrutturale preoccupante su cui bisogna riflettere e prendere delle contromisure. A proposito di ponti crollati, da quello dei Trigno agli altri casi che ci sono già stati nel Paese, chiediamo che venga fatta ricognizione delle infrastrutture del paese con relativo piano di messa in sicurezza recuperando le risorse da quelle stanziate per realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina.