Una nuova ricerca internazionale dimostra che il mondo delle imprese può contribuire in modo determinante alla lotta contro la crisi climatica. Secondo The Nature of Business, lo studio di B Lab, se tutte le aziende del mondo adottassero le pratiche di gestione dell’impatto al ritmo attuale delle oltre 10.000 B Corp certificate, l’aumento della temperatura globale potrebbe ridursi di 0,5°C entro il 2100, contribuendo in modo significativo al raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
Le simulazioni, elaborate con il modello di simulazione climatica En-ROADS, stimano inoltre che questo scenario potrebbe prevenire fino a 600.000 morti causate dalle ondate di calore estremo e ridurre il rischio di estinzione di numerose specie terrestri e marine. La ricerca arriva in un momento in cui, tra semplificazioni normative, timori di greenwashing e un dibattito sempre più acceso sul futuro delle politiche ESG, molte imprese stanno riconsiderando il proprio approccio alla sostenibilità. Il messaggio dello studio è netto: la sostenibilità produce risultati concreti quando diventa parte integrante della strategia aziendale e non un insieme di iniziative isolate.
I 4 pilastri per combattere la crisi climatica
Lo studio quantifica il potenziale di riduzione della temperatura globale (pari a 0,5°C entro il 2100 se applicato su scala globale) attraverso quattro macro-aree d’intervento:
- Efficienza energetica degli edifici (-0,3°C): Rappresenta l’azione più rilevante. Solo l’8% delle B Corp non adotta misure di efficienza energetica nelle proprie strutture, contro il 27% delle aziende tradizionali. Le B Corp hanno quindi una probabilità circa tre volte maggiore di implementare interventi in questo ambito.
- Riduzione dei rifiuti alla fonte (-0,1°C): Il 53% delle B Corp ha raggiunto obiettivi di riduzione all’origine (1,7 volte in più rispetto alla media) e il 33% ha attivato programmi di recupero per prodotti o componenti usati (1,5 volte in più).
- Trasporti e logistica sostenibile (-0,05°C): Le B Corp utilizzano veicoli puliti o a basse emissioni con una frequenza doppia rispetto alle aziende tradizionali, ricorrono a metodi di spedizione a basso impatto 2,5 volte più spesso e adottano software di pianificazione strategica per ridurre i consumi con frequenza doppia.
- Energie rinnovabili (-0,05°C): Il 26% delle B Corp si approvvigiona già al 100% da fonti rinnovabili, un tasso di adozione 2,1 volte superiore rispetto alle aziende ordinarie.
Il ruolo dell’Italia nel panorama europeo
In questo scenario di transizione, le aziende certificate nel nostro Paese hanno raggiunto quota 387, grazie a ben 69 nuove realtà che hanno ottenuto la certificazione nel 2025. Questo incremento, pari al 7%, risulta perfettamente in linea con la crescita media registrata a livello europeo.
Tale dinamica si traduce in un peso specifico di grande rilievo per l’economia nazionale: le B Corp italiane generano infatti un fatturato complessivo superiore ai 23,3 miliardi di e danno lavoro a circa 41.000 occupati.
Questi numeri posizionano l’Italia in un ruolo di primo piano all’interno del contesto continentale, che conta complessivamente 2.741 B Corp per un fatturato aggregato di 162 miliardi di euro e oltre 297.000 dipendenti. A livello di singoli Stati, l’Italia precede nettamente nazioni come la Spagna (298 B Corp), la Svizzera (143), la Germania (126) e l’intera area dei Paesi Nordici (198). In Europa, soltanto la Francia con 644 realtà e il Benelux con 660 registrano una presenza più diffusa.
Nel complesso, questi dati confermano una consapevolezza sempre più radicata nel mondo economico: la sostenibilità è un fondamentale driver di successo e competitività. Le imprese che integrano obiettivi sociali e ambientali nel proprio modello di business dimostrano infatti una maggiore resilienza, una spiccata capacità di innovazione e una forte attratività nei confronti di talenti e capitali.
Nuovi Standard B Lab e obiettivi futuri contro il greenwashing
Mentre molte imprese rallentano sulla sostenibilità per timore di accuse di greenwashing, la comunità delle B Corp risponde con la trasparenza e l’adozione dei nuovi Standard B Lab, allineati alla direttiva UE ECGT. Un primo gruppo pioniere di aziende in Europa e Nord America ha già ottenuto la certificazione secondo questi nuovi criteri rigorosi: tra queste figurano anche le prime 2 aziende in Italia.
La ricerca riconosce che le B Corp non hanno ancora raggiunto l’obiettivo finale di operare pienamente entro i confini planetari e individua aree di miglioramento. Tuttavia, i nuovi standard introdotti nell’aprile 2025 guideranno un percorso di miglioramento continuo. Questo nuovo quadro richiede la verifica indipendente dei requisiti minimi su sette aree chiave (dal’azione per il clima ai diritti umani), con traguardi obbligatori a tre e cinque anni.
In base a questi standard, tutte le aziende dovranno pubblicare annualmente i progressi sui propri piani climatici. Le grandi imprese dovranno avere obiettivi climatici scientificamente validati e verificati da terzi. Le imprese più grandi, inoltre, dovranno impegnarsi in attività di advocacy climatica che promuovano politiche fondate sulla scienza e allineate all’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C.
Il report di B Lab evidenzia che l’efficacia non nasce da interventi isolati, ma da un’azione climatica ampia e profonda, basata sul monitoraggio trasparente delle emissioni e su obiettivi scientificamente validati (science-based).






