cabine telefoniche

Dal I Municipio eliminate le ultime cabine telefoniche simbolo di un’epoca passata

Rimosse dal I Municipio anche le ultime cabine telefoniche simbolo di un’epoca ormai superata. Per Roma obiettivo riqualificazione e decoro urbano. Telecom ha iniziato dai rioni Castro Pretorio ed Esquilino per poi proseguire in piazza Indipendenza, via XX Settembre, via Carlo Alberto e piazza Santa Croce.

Per decenni la cabina telefonica non è stata solo un apparecchio tecnologico ma un vero e proprio rifugio urbano. Set di addii da film, luogo di chiamate interurbane cariche di attesa e riparo improvvisato durante i temporali estivi. L’avvento della telefonia mobile ha trasformato questi spazi in reperti archeologici in meno di vent’anni, portando i comuni a deciderne l’eliminazione definitiva anche per via dei costi di manutenzione.

Cabine telefoniche: cosa resta oggi

Nonostante la loro funzione primaria sia svanita, il fascino estetico delle vecchie postazioni resiste. In molte città del mondo si è scelto di non demolirle tutte ma di riconvertire le strutture superstiti rendendole:

  • biblioteche di quartiere: piccole postazioni di book-sharing dove scambiare libri gratuitamente;
  • punti di ricarica: stazioni green per ricaricare smartphone o dispositivi portatili;
  • postazioni defibrillatore: trasformando un vecchio simbolo di sicurezza comunicativa in un presidio di primo soccorso sanitario;
  • gallerie d’arte: micro-esposizioni per artisti locali che sfruttano la visibilità della strada.

A Londra per esempio alcune delle indimenticabili cabine rosse, da cui noi adulti, allora adolescenti o poco più, chiamavamo casa per comunicare la nostra esistenza sul pianeta, sono classificate oggi come monumenti di interesse storico e, per tale ragione, non possono essere rimosse ma mantenute nel loro aspetto originale.

L’impatto psicologico della scomparsa

La rimozione delle cabine segna la fine di un’epoca in cui la comunicazione era un atto pubblico e localizzato, spesso con la fila fuori e la speranza di non finire troppo presto gli spicci per parlare, tra l’odore di metallo e quello di polvere, tra batteri e germi di ogni tipo attaccati lì sulla cornetta di cui però eravamo ignari. Oggi che chiamiamo ovunque ci troviamo abbiamo perso quel rituale del gettone o della tessera magnetica che rendeva ogni conversazione un momento distinto e separato dal resto della giornata.

Mentre le ultime strutture vengono smantellate, i collezionisti e i musei di design corrono ai ripari per preservare i modelli storici. Che si tratti delle eleganti cabine inglesi o dei modelli squadrati in alluminio tipici delle piazze italiane, questi oggetti rimarranno testimoni di un mondo che per parlare con qualcuno doveva fermarsi e chiudersi una porta alle spalle (e in quelle più antiche si rischiava di rimanere incastrati nelle doppie ante).