GREEN MOVIE: “Spore”, di Marino Midena, Direttore artistico Green Movie Festival

Raccontare gli anni ottanta attraverso il cinema non è cosa semplice. Sono gli anni che, nel mondo, hanno contrassegnato la fine del comunismo e della guerra fredda e l’affacciarsi delle istanze neo liberiste con Ronald Reagan e Margaret Thatcher; mentre l’Italia subiva gli ultimi contraccolpi del terrorismo con la strage di Bologna, viveva i misteri di Ustica e gli scandali della P2.

Per molti giovani è stato il periodo del post punk, del fumetto e dell’impegno contro il nucleare. Sono questi gli anni che Alessia Di Giovanni racconta nel suo stimolante film “Spore”, che offre spunti di riflessione a partire dalla violenza sulle donne per arrivare alla questione ambientale.

Un piccolo film indipendente dove, nell’Italia del 1987, il tema del nucleare viene proposto come motore non marginale del racconto. Giulia, la protagonista del film, infatti, ha perso entrambi i genitori a causa delle radiazioni della vicina centrale nucleare di Trino. Le rimane soltanto la sorella Laura (Valentina Lodovini), ex terrorista delle Brigate Rosse uscita da poco dal carcere, con cui ha un rapporto conflittuale. Lei stessa potrebbe rischiare di ammalarsi perché da piccola era solita fare il bagno nel Po proprio dove vi erano gli scarichi delle scorie della centrale.

L’ambiente degradato segna anche l’anima delle ragazze e nel Paese la paura del post Chernobyl è forte e trova espressione nel referendum.

“Spore”, doveva uscire in sala ma ora lo trovate su CHILI, è un thriller d’autore tutto al femminile che prende il titolo dalla fanzine che Giulia (Alice Croci) fonda insieme alla sua amica fumettista e writer Zippo (Liliana Benini). Nel primo numero della fanzine, che le due distribuiscono in occasione di un concerto contro la centrale nucleare, scrivono quello che per loro è un manifesto, una filosofia di vita, un manuale di sopravvivenza: “meglio male che niente! Abbiamo deciso di uscire col primo numero proprio, rispondendo al loro veleno radioattivo con delle “spore” culturali, come quelle che certi funghi disperdono nell’ambiente per rigenerarsi a chilometri di distanza. Chi l’ha detto che la muffa fa male?”

Dopo uno stupro subìto e un omicidio commesso per vendetta le ragazze si ritrovano in fuga mentre lo spettatore viene catturato in un labirintico montaggio che lo proietta in un continuo viaggio tra passato e presente.

Un bella prova per Alessia Di Giovanni che conferma la sua propensione ad unire l’esigenza di raccontare storie e impegno civile con uno sguardo attento ai problemi che affliggono l’ambiente. Una visione che la colloca accanto ad una nuova generazione di registi come Segato, Carbonera, Ghiaccio, Chiantini.

Trailer: https://vimeo.com/366297753

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