L’invasione dei mammiferi “alieni”

Non è la trama di un film horror animalista, ma il grido d’allarme, molto serio, lanciato da un team di ricerca internazionale: i mammiferi invasivi minacciano la biodiversità nel Vecchio Continente. La crescente presenza in Europa di mammiferi introdotti da altri paesi, quali il visone, la nutria e lo scoiattolo, rappresentano un rischio per la sopravvivenza di numerose specie native, e anche per la salute dell’uomo.

Il gruppo di studiosi, composto da ricercatori italiani, austriaci e portoghesi, nell’articolo “Introduction, spread and impacts of invasive alien mammals in Europe”, pubblicato su Mammal Review, ha evidenziato come i mammiferi alieni invasivi stiano espandendo le proprie aree di distribuzione in maniera così intensa in Europa da minacciare la biodiversità autoctona.

La colpa di questa invasione può essere fatta risalire naturalmente ai comportamenti nocivi dell’uomo. Queste specie, infatti, sono state introdotte intenzionalmente come animali da compagnia o da pelliccia. Oltre ai problemi di convivenza, occorre anche sottolineare come soggetti provenienti da habitat diversi comportino conseguenze negative non solo sull’ambiente, ma anche sulla potenziale trasmissione di patogeni, inclusi quelli trasmissibili dagli animali all’uomo.

Secondo gli autori del paper, le specie invasive più diffuse in Europa sono il cane procione (Nyctereutes procyonoides), originario della Siberia orientale, il topo muschiato (Ondatra zibethicus), e il visone (Neovison vison), di origine nordamericana, che ha invaso almeno 19 paesi ed è presente da 90 anni nel territorio europeo.

L’ampia distribuzione di questi mammiferi può essere attribuita a diversi fattori, tra cui adattabilità, abilità di colonizzare ambienti diversi e grande capacità riproduttiva. Inoltre, è stato visto come tutte e cinque le specie di Sciuridi (la famiglia di roditori che comprende, tra gli altri, marmotte, petauri e scoiattoli arboricoli) sono state introdotte in Europa come animali da compagnia e vengono spesso rilasciate illegalmente nei parchi urbani quando non si è più disposti a tenerle.

Altre specie, come la nutria, il procione o il visone americano, sono state, invece, ripetutamente introdotte per essere allevate come animali da pelliccia: le fughe dagli allevamenti, frequenti, non sempre accidentali e ripetute negli anni, hanno permesso che si stabilissero vere e proprie popolazioni in natura.

“I mammiferi invasivi possono contribuire all’estinzione delle specie autoctone attraverso diversi meccanismi, tra cui competizione, predazione e trasmissione di malattie. – dichiara Carlo Rondinini della Sapienza, coordinatore del lavoro – Lo scoiattolo rosso eurasiatico (Sciurus vulgaris), per esempio, in Italia, si è estinto in più della metà del suo areale, ed è stato sostituito dallo scoiattolo grigio orientale, mentre il visone americano ha colonizzato l’area occupata dal visone europeo, confinando questa specie nativa, nonché  in grave pericolo di estinzione, in poche aree della Spagna”.

Visone americano

L’Unione Europea, per far fronte al fenomeno, ha adottato nel 2014 il Regolamento n. 1143/2014, con l’obiettivo di controllare o eradicare le specie aliene invasive prioritarie e prevenirne ulteriori introduzioni e insediamenti. Il cuore del regolamento è la Union List, una lista di specie verso cui indirizzare misure di prevenzione, gestione, individuazione precoce ed eradicazione veloce. Nonostante l’interesse comunitario al problema, nessuno studio finora aveva affrontato nello specifico l’ecologia dei mammiferi alieni invasivi della lista.

“Nonostante negli ultimi 50 anni – spiega Lisa Tedeschi della Sapienza, primo autore dello studio – si sia registrata una diminuzione nelle nuove introduzioni di mammiferi alieni, questi continuano a espandere i loro areali in Europa, aiutati dal rilascio illegale di individui in natura”.

di Elena Sofia Midena

L’ultimo articolo di Elena Sofia Midena La iena gigante del Pleistocene non ha resistito ai cambiamenti climatici, lo svela uno studio dell’Università La Sapienza di Roma