EcoDesign “Design di prodotto a prova di sostenibilità: è la volta buona?” di Irene Ivoi

Nel 2018, Source organizzò, nell’ambito della propria esposizione Lovely Waste, al fuori salone di Milano, un piccolo talk per mettere a confronto più voci sul se e come i principi della sostenibilità erano entrati nel pensiero e nella produzione dei prodotti di design.
Io ero tra gli invitati a parlarne e dopo una giornata in fiera, tra luci invadenti e aria faticosa nei padiglioni, dissi di aver visto pochi segnali di sostenibilità.
Mentre il Fuori Salone e il Salone satellite pullulavano di brevi o più affermati fermenti, gli espositori tradizionali della fiera mancavano all’appello.
I segnali erano troppo timidi, l’aria che tirava non era verde.
Sono passati 3 anni, e nel mezzo c’è stato anche il mortificante 2020 che ha visto l’azzeramento della fiera, salvo qualche evento del fuori salone on line e in settembre.
Nell’aprile del 2021, tra incertezze sulle sorti del Salone 2021 programmato per settembre (ed anche sulle sorti di manifestazioni e fiere in generale che rischiano ennesimi traslochi) è comunque stato lanciato il fuori salone online.
Stiamo parlando di una vetrina che esibisce prodotti e dibattiti in abbondanza e tenta di fare il punto su quello che avviene e avverrà.
Qual è l’impressione?
Senza entrare nei dettagli dei singoli brand, la sensazione generale è che si respirano stimoli davvero nuovi e si leggono spunti non valorizzati fino a poco tempo fa.
Oggi le imprese del design del mobile, specie le più blasonate, dicono per esempio di usare materiali certificati ed anche riciclati (e non solo nel caso del legno che è ben consolidato da tempo) quali pure tessuti, metalli e plastica.
Può sembrarvi una banalità !! Ma fino a qualche anno fa, se lo facevano…non lo dicevano.
Si parla ancora poco (almeno non quanto io vorrei) di riparazione, manutenzione o condivisione che, come ben sappiamo, sono i pilastri della circolarità ma è pur vero che il nostro good design viene venduto principalmente all’estero per cui garantire servizi circolari negli altri continenti può non essere semplicissimo.
I prodotti di arredo accolgono sempre più la vegetazione e questa simbiosi con la natura sembra sempre più richiesta felicemente dal mercato.
Si affacciano all’orizzonte nuovi materiali che nascono da sperimentazioni e startup poiché nel tempo hanno raggiunto una maturità che consente loro di uscire dal recinto del mero esercizio di tendenza.
Si parla anche maggiormente di benessere nei luoghi di lavoro per chi opera in queste aziende affinché la qualità degli spazi in cui trascorrono tanto tempo sia adeguata e capace di ispirare sentimenti creativi.
Insomma sembrano finiti i tempi in cui per professarsi sostenibile bastava dire di aver installato sul tetto il fotovoltaico.
A questo punto ci auguriamo per i prossimi mesi e per il salone che verrà: verità, impegno e misurazione degli impegni (per il settore arredo da ufficio esiste anche la certificazione Level).
Il design, che oggi identifica processi creativi di progettazione di ecosistemi e non solo prodotti, è stato oggetto di un forte a livello europeo.
La presidente Ursula von der Leyen nel novembre 2020 ha lanciato il New European Bauhaus, che ci fa pensare ad un vero Rinascimento per le discipline creative affinché si esca sempre più dai corridoi del sapere e si attuino sempre più innesti felici.

di Irene Ivoi, Ecodesigner