ECODESIGN “Giacimenti di lana a prova di design”, di Irene Ivoi, Ecodesigner

Questo mese ci porta in un mondo caldo e pieno di coccole, quello della lana italiana. Che nessuno pare voler più perché quando si tratta di scaldarci in un morbido abbraccio preferiamo in gran misura lane lontane: cinesi, argentine, peruviane, australiane.
Tuttavia gli allevamenti di pecore da cui trarre latte per yogurth e formaggi esistono e richiedono tosature periodiche. Ogni tosatura genera circa 4 kg di lana, che si profila come un rifiuto speciale.
Cosa farne per reimpiegarla invece che pagarne l’avvio a smaltimento? o cosa fare per evitarne ancor peggio la dispersione tout court? Oggi le quantità tosate in Italia che faticosamente si riescono a vendere in India o altri Paesi dell’Est sono davvero risicate.
Abbiamo così incrociato alcune realtà che si sono inventate dei processi creativi per restituirle nuova vita.

Partiamo da Filo&Fibra, cooperativa di comunità nata nel 2018, grazie al progetto per le Cooperative di Comunità sostenuto da Regione Toscana e con la collaborazione del comune di San Casciano dei Bagni. Filo&Fibra riesce, dopo lavaggi e carbonizzazione, a tradurla in filati, borse, cassette di cottura (di cultura popolare a risparmio energetico adatte per cibi che richiedono lenti cucinamenti), e in futuro materassi, feltri e orbace.

In Trentino Alto Adige troviamo il progetto Lokalana, vincitore dell’hackathon Onda Z @ Klimahouse 2021, presentato dal team Cyclops, composto da 6 studenti della facoltà di Design della Libera Università di Bolzano. Ora supportati per lo sviluppo del progetto da NOI techpark di Bolzano, l’Hub dell’innovazione dell’Alto Adige, potranno dare gambe alla loro idea: riutilizzare la lana scartata per creare coperture per terreni agricoli. In estate proteggono dagli sbalzi di temperatura e dai raggi ultravioletti, in inverno dalle gelate. Inoltre la lana sucida è anche un buon fertilizzante.

In Trentino c’è anche Bollait che realizza prodotti a marchio per il sonno e il benessere con lana di pecora 100% naturale proveniente esclusivamente dalla tosatura delle greggi che pascolano il territorio del Lagorai. In accordo con i pastori locali che collaborano al progetto, la lana viene raccolta e conferita ai centri di lavaggio e ai lanifici che la trasformano in falda e filato.

Prima di spostarci in altra area del Paese, incrociamo nel Veneto la cartiera Favini. Nota per le innumerevoli e ardite sperimentazioni e produzioni di carte che attuano la simbiosi industriale, con la lana ha realizzato Refit WOOL. È una carta pregiata, nata nel 2020 e che contiene il 15% di scarti di fibre lanose derivanti da cardature e filature. Si presta per realizzazioni particolari e oggettistica di design.

Storie di pecore non possono però non transitare anche dalla Sardegna. E qui troviamo la pluricitata Edizero che con i suoi termo-biogeotessili GEOLANA salvasuolo ci insegna che la lana che nessuno vuole può trovare applicazioni in geotecnica, ingegneria ambientale, per coperture verdi, rinaturalizzazione delle discariche, ripristino ambientale, disinquinamento e protezione del terreno (indoor e outdoor come il binario mangiapetrolio). Tale applicazione era anche nella mostra “Broken Nature” in Triennale a Milano nel 2019.

Un ultimo salto a chiusura di questo tour tutto italiano lo facciamo in Puglia dove da anni sono in vita le Pecore ATTIVE. Conosco la loro attività da anni, è stata la prima esperienza di upcycling della lana che ho appreso. Il loro sito è molto accattivante. Recuperano e valorizzano la lana di pecora autoctona pugliese, la Altamurana e la Gentile di Puglia. Grazie ad una rete di designer realizzano dei prodotti ricercati molto ispiranti e hanno fatto, con l’ingegno di Filippo Clemente, una scelta precisa: puntare sulla qualità dell’output. Riuscendo così a dargli un vero valore. Questo sì che si chiama upcycling capace di promuovere anche il contesto ed essere un fattore di marketing territoriale…seppur tra tante difficoltà.

Siamo consapevoli che queste iniziative non risolvono in termini industriali un problema ben più consistente, l’augurio è che questo miniviaggio contribuisca nel dare qualche impulso per puntare su lane italiane dimenticate con creatività e maggiore ricerca.