ECODESIGN – Un’etichetta Zero Impact anche per gli autoproduttori tessili, di Irene Ivoi, Ecodesigner

Il nostro viaggio nell’ecodesign ci porta questa volta a Bergamo. Abbiamo incrociato la Terza Piuma, associazione bergamasca nata nel 2017, i cui valori ispiranti sono la condivisione, la promozione dell’imprenditoria creativa e sociale e la sostenibilità ambientale, oltre che la cultura e la promozione dell’arte in tutte le sue forme.
In seno ad essa è nata DRESSING PIUMA grazie alla creatività di Monica Cerri. Dressing Piuma utilizza fondi di magazzini produttivi e di distribuzione di tessuti per realizzare collezioni di abbigliamento. Nascono così prodotti fashion molto personalizzati e attenti alla sostenibilità. La sua esperienza nel creare abiti su misura e accessori sostenibili, studiati e sviluppati grazie a un percorso di ricerca, studio e confronto con le esigenze di ciascuno, le permette di trovare soluzioni sartoriali uniche. Ora sempre più focalizzata su tessuti di qualità e non solo recupero di stock. Attraverso questo percorso la terza piuma interagisce sempre più con clienti finali scoprendo, da parte loro una Domanda di informazioni (di fatto finora disattesa) sull’impatto ambientale dell’abbigliamento.
È un tema di portata rilevante, i media da anni se ne occupano e i diretti interessati, cioè produttori di fili, filati e capi finiti, sono da tempo alla ricerca di soluzioni di processo e di prodotto meno impattanti. Quest’anno poi fashion revolution è approdata anche a Bergamo…ed è pure questo un segnale che si somma agli altri e ci illumina sull’aria che tira.
Da tutto ciò prende campo l’etichetta Zero Impact: un progetto ricco di futuro che la Terza Piuma sta avviando. Zero Impact è un’etichetta open source destinata a chi fa autoproduzioni sartoriali, in grado dirci quanta CO2 ha emesso nel suo intero ciclo di vita il capo che stiamo comprando. Alle sue spalle vi è quindi una filiera trasparente di produttori di filati e tessuti, che disintermediando i grossisti/terzisti, vende a piccoli trasformatori la materia da trasformare con corredo di CO2 emessa.
Peraltro pare, da indagini effettuate a campione, che sia proprio questo il parametro che più preoccupa e che quindi chiede maggiormente di essere considerato e pesato.
Alcuni produttori di filati e tessuti importanti hanno aderito all’iniziativa che quindi genererà una piattaforma B2B (per disintermediare i grossisti) e fornire poi le info ambientali che vanno in etichetta. Oggi si parla di CO2 ma altri indicatori saranno disponibili pian piano. Il progetto Zero Impact, dice Lorenzo Nava di La terza Piuma, assumerà profilo regionale entro il 2021 e poi entro il 2022 intende allargarsi al nazionale.
L’operazione è promettente, continueremo a tenerla sott’occhio nell’anno che verrà e buon viaggio alla Terza Piuma.