ECONOMIA CIVILE – L’ecologia integrale e l’economia civile per la rinascita dell’Italia, di Giuseppe Milano – Segretario Greenaccord Onlus

Non dovremo tornare alla normalità perché la normalità era il problema. Pur nell’incertezza che oggi scandisce le giornate dei milioni di italiani in quarantena, con grande fermezza e mitezza va, però, enunciata una fondamentale post-verità, tanto più al tempo delle fake-news: in un mondo finito non possiamo più continuare a sprecare e a dissipare le sue risorse naturali in modo infinito.
La pandemia globale sta scoperchiando, dunque, “il vaso di Pandora” della nostra epoca. Non siamo alla fine del mondo, ma alla fine di un mondo, di un modello finanziario ed economico che, sotto la bandiera del neoliberismo, ha silenziato “il verbo” della coesione sociale e ha consolidato “la semantica” delle disuguaglianze territoriali e culturali.
Non sarà semplice o immediato, ma se vorremo accompagnare il nostro Paese nel futuro dovremo superare il capitalismo oligarchico odierno, fondato sul profitto, per accogliere un capitalismo democratico ed ecologico, ispirato dal diritto alla felicità. Ne parlava già Papa Francesco cinque anni fa, nell’Enciclica “Laudato Sì”, suggerendo, secondo un approccio integrato e interdisciplinare, la visione dell’ecologia integrale per una radicale conversione dei modelli di produzione e consumo, da riorientare nei dettami della sostenibilità ambientale e sociale.
Il suo messaggio profetico, come il linguaggio scientifico degli scienziati, non è mai stato ascoltato dalle classi dirigenti del nostro Paese. Non avendo mai investito in prevenzione, né in innovazione e formazione, ma favorito lo smantellamento della sanità pubblica, siamo stati messi in ginocchio da un virus invisibile, ma letale, che, però, ci sta dando una lezione vitale: la salute e l’ambiente sono beni comuni globali.
E in quanto tali devono essere curati e custoditi, fortificati e valorizzati, per innescare la co-creazione – come sta iniziando a suggerire anche l’Unione Europea su indicazione di alcuni premi Nobel dell’Economia – di un’economia del benessere al centro della quale non vi sia la crescita, ma la prosperità inclusiva e la prossimità generativa degli individui.
Siamo tutti intimamente interconnessi. Un’economia simile, solidale e sostenibile per definizione, ridurrebbe le disuguaglianze, contribuirebbe alla diffusione di pratiche “circolari” innovative – magari coadiuvate dalle più evolute tecnologie digitali ed eco-compatibili – e innerverebbe le sinapsi urbane di una nuova intelligenza collettiva sociale che spingerebbe, finalmente, il nostro Paese ad entrare, senza paura, in un futuro desiderabile e possibile. Ciascuno, con rinnovata fiducia, faccia, corresponsabilmente, la propria parte.

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