Nel cuore del Quadraro, a due passi dalla fermata metro Porta Furba, c’è una via secondaria che sta diventando il punto di riferimento per chi cerca un modo più etico e sostenibile di vivere la moda. In Via dei Furi 10, ha preso vita Boh Vintage, un vero e proprio manifesto contro le logiche del fast fashion, nato dall’iniziativa di due giovani under 26, Lorenzo Lombardo e Alice Mela.
Aperto nella primavera del 2025, questo spazio non si limita a vendere abiti di seconda mano, ma si propone come un luogo di aggregazione e comunità in un quartiere storico che conserva ancora un’anima autentica da “paese”.
Boh Vintage: la filosofia del “no brand” e il modello berlinese
A differenza di molte realtà vintage italiane focalizzate sulla caccia al grande marchio griffato da sfoggiare, Lorenzo e Alice hanno scelto di importare a Roma una filosofia di stampo berlinese: al centro c’è la qualità del capo, non il logo.
Un’esperienza inclusiva e senza barriere
La struttura e l’offerta del negozio rispondono pienamente alla sensibilità delle nuove generazioni e a chiunque cerchi un approccio alla moda più libero. Le sue caratteristiche principali includono:
- approccio unisex: all’interno del negozio non esiste una rigida separazione tra i reparti “uomo” e “donna”. I capi sono esposti per tipologia, colore e tessuto, lasciando che sia il gusto personale del cliente a guidare la scelta, superando i vecchi stereotipi di genere;
- selezione No-Brand di Qualità: l’attenzione è focalizzata sulla manifattura, sulla consistenza dei tessuti e sulla durabilità delle fibre, offrendo pezzi unici carichi di storia e carattere;
- narrazione social e territorio: sebbene si trovi in una strada defilata, il negozio è diventato un polo attrattivo grazie a una comunicazione digitale (Instagram e TikTok) che non si limita a mostrare i prodotti, ma racconta il quartiere del Quadraro, la sua memoria storica e i valori dell’economia circolare.
In un’epoca in cui il consumo tessile globale ha raggiunto livelli insostenibili, realtà come Boh Vintage dimostrano che la transizione ecologica può passare anche dal guardaroba, riscoprendo il valore di ciò che è già stato prodotto e intrecciando le buone pratiche ambientali con il tessuto sociale del territorio.

