DarBazar si trova tra Montesacro e Tufello ed è un emporio che sfida le logiche del consumo tradizionale e propone un modello concreto di moda sostenibile, comunitaria e inclusiva. Fondato nel marzo 2020 dai volontari della comunità “Lab! Puzzle” in via di Monte Meta 21, DarBazar si presenta come una vera e propria casa — dal significato arabo “dar” — aperta a tutte e tutti senza distinzione.
L’idea è semplice ma potente: donare valore a ciò che è già stato prodotto, contrastare la “fast fashion” e offrire un’alternativa reale al consumo usa-e-getta. Chiunque può portare abiti in buono stato, accessori o scarpe, contribuendo al magazzino. E chi ne ha bisogno può prendere gratuitamente articoli, grazie al sistema di moneta virtuale “DAR”. Il focus è duplice:
- sociale — dare accesso gratuito o simbolico a vestiti di qualità per chi è in difficoltà;
- ambientale — ridurre lo spreco e ri-valorizzare ciò che ancora può servire.
Come funziona DarBazar
Dopo la tessera d’iscrizione, ogni persona riceve un budget mensile di DAR (moneta interna) da spendere liberamente negli spazi di DarBazar. I capi sono esposti come in un negozio classico: mensole, scaffali e spazi dedicati a giacche, borse e scarpe (per questi ultimi è previsto un limite – solitamente un pezzo per visita).
Si praticano sia il ritiro delle donazioni, sia la distribuzione gratuita: chiunque può donare o prendere, ognuno secondo le proprie possibilità e bisogni.
Qualche suggerimento prima di andare
- verifica sempre gli ultimi orari di apertura: trattandosi di un progetto sociale con volontariato, gli orari possono variare;
- verifica sulla pagina Facebook l’elenco di ciò che si può portare;
- porta abiti e accessori in buone condizioni se vuoi donare: la qualità del materiale aiuta a mantenere alto il profilo del progetto;
- ricorda che lo scopo principale non è solo “prendere”, ma partecipare a un modello circolare: donare, scambiare, dare il proprio contributo;
- rispetta le regole del luogo: il limite a borse, scarpe o giacche non è arbitrario ma serve a gestire equamente le risorse disponibili.
L’attività dell’emporio si inserisce in un tessuto sociale più ampio: mutuo‐aiuto, economia circolare, recupero degli spazi e valorizzazione del volontariato. I volontari parlano di un importante “effetto culturale”: cambiare il modo di vedere i vestiti come beni usa e getta, per tornare a considerare il riuso, la qualità e la durata.

