Ecorubrica: Il verde nelle metropoli di Fulco Pratesi

Undicesimo appuntamento dedicato agli approfondimenti firmati dai “protagonisti della sostenibilità”. E’ la volta di Fulco Pratesi Presidente Onorario WWF.

Grazie alle indomite battaglie, non solo culturali, delle associazioni ambientaliste – ad iniziare da Italia Nostra (1956) e WWF Italia (1966) – negli ultimi decenni il problema della dotazione di aree verdi protette all’interno dei centri urbani ha ricevuto la dovuta attenzione. Anche se, ultimamente, complice la crisi economica, altri argomenti hanno preso il sopravvento.

La disponibilità di verde, ad esempio in una città come Roma, che secondo Antonio Cederna nei primi anni ‘60 dello scorso secolo ammontava a soli 1,8 metri quadri per abitante, oggi, dopo decenni di lotte per l’acquisizione di grandi parchi storici come Villa Ada (già Savoia) e Villa Doria Pamphili, ha raggiunto percentuali molto più dignitose. Altri buoni esempi si possono riscontrare anche a Milano.
L’importanza della presenza di aree verdi, anche se di esigua superficie, è spesso considerata nella sua sola funzione di assicurare ai cittadini, compressi in megalopoli di immensi condomini e falansteri, quel poco di sollievo di cui chi abita nei quartieri residenziali di villette con giardino e orticello può disporre.

Ma, accanto a queste funzioni, le alberature, le siepi, i prati e le aiuole forniscono numerosi altri servizi di cui poco si parla.
Si pensi ad esempio alla produzione di ossigeno, fondamentale per i devastati microclimi urbani, e all’assorbimento dell’anidride carbonica soprattutto attuato da grandi alberi di latifoglie, come il platano, il tiglio, il bagolaro e, tra le specie sempreverdi, il leccio o la magnolia.

Secondo Marcello Antonini, segretario della Fondazione Alberi Monumentali, “in Italia le ville, i giardini storici, i parchi urbani, le aree verdi cittadine, oltre a garantirci un momento di pausa lontano da caos, traffico e inquinamento, assorbono 12 milioni di tonnellate annue di CO2”, quasi il 3 per cento delle emissioni totali”. Oltre a questi servizi, basta tener presente la filtrazione fisica e la sedimentazione delle pericolose polveri sottili e altre prodotte dal consumo di combustibili fossili che le pagine fogliari degli alberi cittadini esercitano e che si può verificare strofinando col dito la foglia di qualsiasi esemplare esposto allo smog urbano.
A questi vantaggi più generali e misurabili, altri ce ne sono che contribuiscono all’importanza di questi fazzoletti verdi persi tra il cemento.

Oltre all’ombra, la frescura, e i profumi (penso al tiglio, alla magnolia o al ligustro), pur senza poter competere con la biodiversità animali di cui godono i cittadini di New York nel Central Park, anche i più esigui e centrali giardini pubblici italiani possono regalare visioni ed emozioni inaspettate: il canto di capinere e merli in primavere, le fioriture spontanee di violette, crochi, anemoni nei prati meno calpestati, il volo di farfalle errabonde, il salto di uno scoiattolo o il becchettare di passeri, storni e ballerine per la gioia dei bambini e degli anziani, i maggiori utenti di queste preziose infrastrutture.