Ecorubrica: “La finanza d’impatto per le smart city” di A. Messina

Nono lunedì dedicato agli approfondimenti firmati dai “protagonisti della sostenibilità”. E’ la volta di Alessandro Messina, Economista, Co-Fondatore The Hub Roma

Tra le innovazioni che possono aiutare lo sviluppo delle metropoli intelligenti (smart city) non possono mancare quelle finanziarie. Serve infatti qualcosa che tenga insieme la visione di lungo termine del pubblico con la disponibilità effettiva dei capitali (nei fondi istituzionali, nelle imprese o anche – vale molto per l’Italia – tra i cittadini), la necessità di misurare risultati sociali e ambientali, in condizioni di efficienza, con la filosofia della partecipazione e del coinvolgimento della comunità locale attraverso gli appropriati strumenti finanziari.

L’impact finance (finanza d’impatto) si sta facendo strada oggi proprio come la giusta ricetta per questo tipo di problemi: “gli investimenti di impatto sono indirizzati a imprese, organizzazioni o fondi con l’intenzione di generare risultati misurabili, di tipo sociale e ambientale, insieme ad un ritorno di tipo finanziario  (thegiin.org). Ammontano a 46 mld di dollari gli asset impiegati a fine 2013 e si prevede una crescita di circa il 20% durante il 2014. Il 58% di queste risorse è investito in opere infrastrutturali (energia, acqua, istruzione, casa, ecc.), il resto in programmi di microfinanza. La gran parte degli operatori sono nordamericani ed europei, soprattutto gestori di fondi (comuni o pensione), fondazioni, istituzioni di sviluppo, banche (poche). Solo l’8% degli investimenti riguarda l’Europa, il 22% gli USA, tutto il resto va in America Latina, Africa, Asia, Europa dell’est. Il 62% degli interventi realizzati prende la forma tecnica del credito, solo il 22% di interventi in equity (capitale di rischio) e uno striminzito 3% va a imprese in fase di avvio (seed capital e startup). Il 50% degli operatori si aspetta un ritorno sociale, il 45% un ritorno sia sociale sia ambientale, solo un 5% cerca un ritorno strettamente ambientale. Si rende necessario catalizzare lo sviluppo del mercato degli investimenti ad impatto sociale, definendo un insieme di raccomandazioni per i governi nazionali.

Tra tensioni verso la privatizzazione del welfare e intuizioni realmente innovative su come tenere insieme finanza e interesse generale, la posta in gioco è rilevante: ciò che emergerà, probabilmente, sarà di ispirazione per le politiche sociali e infrastrutturali del prossimo decennio. E potrà condizionare le chance di dar vita, un giorno, a delle vere città intelligenti.