Ecorubrica: “Terzo Settore tra i cittadini e le istituzioni” di M. Gubbiotti

Quarto lunedì dedicato agli approfondimenti firmati dai “protagonisti della sostenibilità”. E’ la volta di Maurizio Gubbiotti, Coordinatore Segreteria Legambiente.

Le nostre città sono da tempo luoghi dove la vita è diventata complicata, perché rappresentano purtroppo il luogo dove si scaricano le contraddizioni di un modello di sviluppo, la globalizzazione, del tutto insostenibili. Oggi circa il 67% degli abitanti italiani vive nelle ed intorno alle grandi città italiane, in Europa la percentuale di popolazione urbana si aggira intorno al 75%, e questo vuol dire che anche la sfida della sostenibilità si vince in questi luoghi, pensando a politiche sulla mobilità, sui trasporti, sull’energia, di urbanizzazione, di rigenerazione urbana, segnate dall’innovazione e dalla sostenibilità ambientale e sociale. E se dalla città oggi può passare la ricerca della migliore qualità della vita e del rilancio dell’occupazione, tutto ciò risulta frenato da una crisi economica molto forte che ha visto negli anni un impoverimento di queste realtà proprio nel momento in cui le stesse stavano cambiando enormemente dal punto di vista del modo di essere vissute, di socializzare, con una diminuzione della coesione sociale. Negli anni però credo sia evidente che l’unico strumento di tenuta, credo di poter dire del Paese, ma tanto più delle città, è stato il mondo del Terzo Settore, del volontariato, portatore del valore di cittadinanza attiva e solidale, della partecipazione alla vita della comunità. Perché una delle basi per il radicamento del senso civico è la diffusione dell’associazionismo, che va incrementato e sostenuto anche garantendo spazi e risorse logistiche adeguati alle necessità. E che può essere anche un contesto importante per chiedere una sempre maggiore qualificazione del lavoro. L’aumento dell’occupazione attraverso la creazione di posti di lavoro caratterizzati da un basso livello di qualitativo a lungo andare non fa altro che ridurre la capacità del sistema economico di aumentare le risorse a disposizione. Viviamo in un’epoca in cui il sapere immateriale è molto più importante dei beni materiali per il successo di un territorio.
Il Terzo Settore, nelle sue varie articolazioni, è sempre più spesso chiamato a condividere responsabilità rispetto a rilevanti problematiche sociali che interessano cittadini svantaggiati o emarginati, ed è coinvolto nella progettazione e sperimentazione di soluzioni.
Le organizzazioni del Terzo Settore, oggi, al pari dello Stato e del Mercato, sono in grado di dare un contributo autonomo a nuovi percorsi e processi di sviluppo. I dati del censimento ISTAT ci mostrano un settore no profit resistente ai colpi della crisi. La crescita delle organizzazioni del Terzo Settore (più occupati, più volontari, più associati) non riguarda solo attività di cura legate al welfare nei servizi alla persona o l’organizzazione e la pratica del tempo libero ma anche azioni di salvaguardia e tutela dei territori, dei diritti, della cultura, della legalità: va quindi posto in termini nuovi e più avanzati nella vita delle comunità locali con un crescita degli spazi di autogoverno.