La Giunta Capitolina approva un provvedimento finalizzato alla salvaguardia e alla valorizzazione delle edicole di Roma dal centro alla periferia. Una novità che nasce dal lavoro coordinato dall’Assessorato alle Attività Produttive e Pari Opportunità, in collaborazione con il Sindaco, l’Assessorato alla Mobilità, l’Assessorato al Bilancio e la Presidenza del Municipio I Roma Centro. Un primo passo verso una regolamentazione più attuale, efficace e inclusiva.
Gli uffici competenti e le strutture territoriali coinvolte nel processo di formazione dei Piani del Commercio municipali dovranno proporre, come riportato dal sito del Comune di Roma, gli atti amministrativi necessari al mantenimento e alla conservazione dei chioschi. Sarà utile anche prevedere la loro ricollocazione in aree più congeniali accompagnata da forme di indennizzo per le spese sostenute dai gestori, anche attraverso diversi canoni di occupazione di suolo pubblico.
La salvezza delle edicole ha come obiettivo il ripristino del loro ruolo culturale, economico e sociale sia nei rioni storici che nei quartieri più lontani dal centro, salvaguardando un pezzo fondamentale della memoria urbana e della quotidianità romana.
I dati nazionali sulla chiusura delle edicole
Secondo i dati riportati dal sito SNAG – Sindacato nazionale autonomo giornalai, oltre 2.000 Comuni sono ormai privi di una rivendita di giornali e altrettanto a rischio desertificazione. Quando chiude un’edicola lascia vuoto e desolazione, perché, in special modo nei piccoli centri, può diventare luogo di ritrovo per uno scambio di chiacchiere e saluti. Un’edicola che chiude raramente risorge, il più delle volte è per sempre anche perché non esiste ricambio generazionale: i giovani non vogliono diventare edicolanti, un lavoro duro con un guadagno ormai esiguo.
Dal 2018 si è registrata una riduzione del 26% dei punti vendita esclusivi: nel corso degli ultimi cinque anni hanno chiuso più di 4000 edicole. Oggi sono poco più di 11.000 e, di queste, quasi la metà svolge ulteriori attività rispetto alla vendita di quotidiani e periodici che resta comunque prevalente.





