Emozioni liquide

Le città interiori che non raccontiamo – Voci urbane rigenerative

Ci sono libri che non raccontano una storia. La attraversano. È il caso di “Emozioni Liquide”, opera prima di Dedi Salmeri, professionista della comunicazione con oltre trent’anni di esperienza, oggi alla sua prima prova narrativa. Un passaggio non casuale: dalla costruzione dei messaggi pubblici all’esplorazione di quelli più intimi, invisibili, spesso non detti.

Il romanzo è corale e tiene insieme fragilità, memoria e relazioni. Una famiglia, più voci, più generazioni: un intreccio che restituisce non solo una vicenda privata, ma un pezzo di storia collettiva, tra radici, cambiamenti e identità che si cercano e si perdono.
A uno sguardo attento, è anche un libro che parla di città. Non di quelle fisiche, ma di quelle invisibili che abitiamo ogni giorno: fatte di relazioni, tensioni, silenzi, bisogno di autenticità.

Emozioni Liquide: l’architettura dei legami

Nel racconto emerge con forza un punto spesso rimosso: la qualità delle emozioni incide direttamente sulla qualità delle relazioni sociali. Le relazioni non sono un dato acquisito, ma un equilibrio fragile, che richiede presenza, ascolto e una forma di verità con sé stessi. È qui che si gioca l’autenticità, non come esposizione ma come capacità di riconoscere e abitare ciò che si prova.
Ed è proprio questa “liquidità” emotiva – accolta e non subita – a diventare spazio di libertà. I personaggi imparano, spesso con fatica, che evitare le emozioni significa perdere contatto con sé stessi e con gli altri.

Attraverso figure femminili forti e consapevoli, e un maschile che prova a uscire dai suoi stereotipi, il romanzo mette in scena una domanda attuale: cosa significa essere autentici in un contesto sociale che spinge verso la semplificazione e l’apparenza?

C’è poi il tema della memoria, che non è nostalgia ma orientamento. Sapere da dove si viene per capire dove si sta andando. E accanto alla memoria, una forma di vigilanza: emotiva, relazionale, quasi etica. Non vivere in automatico, ma restare presenti.
Portare un libro così dentro una riflessione urbana può sembrare fuori contesto. In realtà non lo è.

Perché oggi le città non sono solo infrastrutture da rendere efficienti, ma ecosistemi umani da rendere abitabili anche sul piano relazionale.
E forse è proprio qui che si gioca una parte della loro sostenibilità più profonda: nella qualità delle emozioni che diventano relazioni, e nella capacità di restare autentici dentro legami sempre più complessi.
Non sempre visibili. Ma decisive.

di Caterina Banella, Valuecommunications, Consulente in comunicazione della sostenibilità e media relations