Avviato il piano di digitalizzazione massiva dell’Erbario Centrale Italiano e di altre collezioni naturalistiche per un totale di 4 milioni e 200 campioni. L’operazione, che si concluderà entro agosto 2025, è resa possibile grazie all’impegno del National Biodiversity Future Center (NBFC), il primo centro italiano di ricerca sulla biodiversità.
Le collezioni naturalistiche, con la loro ricchezza di dati e informazioni, frutto di secoli di ricerche ed esplorazioni scientifiche, sono fonti indispensabili per lo studio della diversità biologica del nostro pianeta. Gli erbari italiani sono parte del nostro patrimonio naturalistico, una memoria storica che merita di essere tutelata e valorizzata.
Erbario Centrale Italiano, i prodigi della digitalizzazione
La digitalizzazione permetterà di acquisire e rendere accessibili in rete sia immagini ad alta definizione di ogni singolo foglio d’erbario, sia informazioni trascritte dalle etichette, in modo che chiunque possa accedere a questo tesoro. Inoltre queste preziose informazioni potranno “dialogare” con quelle di altre centinaia di raccolte sparse per il mondo, con l’obiettivo di ottenere un grande database ricco di dati della biodiversità vegetale del passato che possa essere comparata a quella del presente.
Si tratta di un’attività complessa e molto delicata che non deve rischiare di comprometterne lo stato di conservazione degli erbari e il conseguente ricollocamento negli appositi spazi.
L’incarico è assegnato, grazie a un bando internazionale dell’Università di Padova, a Picturae, un’azienda che opera a livello mondiale. Utilizzando la tecnologia a nastro trasportatore ogni giorno si digitalizzano circa 10.000/12.000 campioni.
Ogni pianta racconta una storia
L’Erbario Centrale Italiano del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze, è il più grande erbario italiano e tra i più importanti al mondo. Gli erbari sono uno dei principali strumenti per lo studio, la conservazione e la catalogazione delle piante, nonché un archivio di informazioni storiche stratificatesi nel tempo e spesso ancora inesplorate. Anche le piante che oggi conosciamo e che vediamo in parchi e giardini hanno una bella storia da raccontare come il “fossile vivente” Ginkgo biloba, che con le sue foglie a ventaglio ispirò lo scrittore tedesco Goethe per alcune poesie.
Dall’Indigofera tinctoria si estrae il famoso “Indaco dei tintori”, un colorante vegetale utilizzato già 4.000 anni fa in India per tingere tessuti naturali e usato anche in medicina e cosmesi oltre che come colore per la pittura; nell’Ottocento fu utilizzato per tingere una stoffa grezza resistente per pantaloni da lavoro di operai e minatori, i popolari jeans.






