Europa senza smog: da emergenza sanitaria verso Green Deal, di Alfonso Pecoraro Scanio – già Ministro dell’Ambiente

Prima dell’avvio dei protocolli di emergenza, concernenti le misure anti-contagio da coronavirus, la Pianura Padana risultava essere una delle zone più inquinate d’Europa. Si rilevano, inoltre, alti livelli di inquinamento atmosferico su Istanbul, su Kiev e su tutta l’area che va dalle zone più industrializzate della Germania fino a quelle della Gran Bretagna. Anche i dati di Madrid e Barcellona sono ugualmente inquietanti.

La fotografia dell’Europa dal satellite, effettuata dopo un mese dal lockdown, mostra invece un netto miglioramento della qualità dell’aria. Tanto che questo dato non può avere solo una valenza legata a condizioni eventualmente meteorologiche ma evidentemente collegate all’inquinamento da smog.​
L’emergenza coronavirus, che diffonde una pandemia di polmoniti, sta avendo un effetto collaterale di riduzione dello smog. C’è voluto questo disastro per ricordarci che proprio la Ue segnala, come stima prudenziale, che ogni anno oltre 400.000 persone muoiono prematuramente a causa di polmoniti e altre malattie respiratorie, legate alla pessima qualità dell’aria.

Oggi gli scienziati stanno studiando, non solo la possibilità del virus di diffondersi più facilmente grazie allo smog, ma anche se una concausa della maggiore diffusione e mortalità in alcune aree sia dovuta alla debolezza degli apparati respiratori di persone che vivono da anni in una zona con aria molto inquinata. Del resto, negli studi già effettuati finora, i fumatori hanno indici di rischio di sviluppare la polmonite interstizionale da Covid-19 tre volte superiore rispetto ai non fumatori.

Oltre a quelli dell’Europa, anche i dati che fanno riferimento a Nord Italia, Roma, Napoli, Palermo mostrano una grande diminuzione delle polveri sottili nell’atmosfera, a seguito del lockdown.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, facendo riferimento ai dati dello scorso anno, aveva affermato che in Italia l’inquinamento atmosferico, lo smog, le polveri sottili causano dai 60.000 ai 70.000 decessi prematuri l’anno. È incredibile come questo dato così rilevante non riesca a scuotere le istituzioni nazionali e locali.

Dovremo saper uscire da questa emergenza, che è sanitaria ed economica, investendo sulla creazione di milioni di posti di lavoro, in un vero rinascimento ecologico con smart cities, mobilità sostenibile, produzione diffusa di energie rinnovabili, smart working e tanta innovazione green.

Quello che dobbiamo evitare è che qualcuno pensi di dover risarcire le lobby petrolifere che, con il crollo del prezzo del petrolio, chiederanno di rimettere in sesto vecchie realtà decotte. Consideriamo invece a concretizzare un rapido passaggio dall’epoca dei combustibili fossili alle rinnovabili. Si possono creare milioni di posti di lavoro creando una nuova economia verde.

La crisi economica che ci troviamo a dover affrontare ha dimensioni catastrofiche. Oggi siamo di fronte alla necessità di immettere grandi quantitativi di risorse nel rilancio economico e possiamo farlo seguendo la logica di grandi investimenti nella costruzione di nuove infrastrutture per realizzare le smart cities. E ancora, rinnoviamo i parchi veicolari del trasporto pubblico in tutta Europa, puntiamo sulla mobilità sostenibile elettrica e a idrogeno e su progetti innovativi. Penso ad esempio ad Hyperloop, il treno a levitazione magnetica che investe in energia rinnovabile ed evita il consumo di suolo.

Infine, consolidiamo lo smart working, quindi il lavoro a distanza, che tanto beneficio ha portato nel miglioramento della qualità dell’aria. Il che non significa solo svolgere le attività professionali da casa ma anche negli ambienti di co-working, dove le persone possono recarsi a piedi senza percorrere decine di chilometri nel traffico. Si tratta di luoghi di socializzazione e soprattutto soluzioni intelligenti per liberare le strade dal traffico.

di Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente Fondazione UniVerde e già Ministro dell’Ambiente

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