EUROPOLIS: “Dalla riscoperta dell’outdoor urbano soluzioni per migliorare l’impatto del turismo”, di Simone D’Antonio, giornalista urbano, responsabile Anci/Urbact

L’emergenza che stiamo vivendo in questi mesi ha cambiato il volto di tante delle nostre città più conosciute soprattutto per la presenza di un numero più limitato, e forse gestibile, di visitatori che segnala un netto e repentino cambiamento di abitudini nel turismo mondiale.
Come per tanti altri aspetti dell’urbanità riguardati dai cambiamenti del periodo post-Covid, anche sul fronte dell’impatto sostenibile del turismo in medi e grandi centri urbani è possibile approfittare di questi mesi per sperimentare progetti e azioni-pilota capaci di ripensare completamente il settore. È quanto si propone di fare la rete URBACT Tourism-Friendly Cities, guidata da Genova e che vede tra i partner alcune tra le realtà europee maggiormente riguardate dal turismo di massa, come Venezia, Dubrovnik, Cracovia e Rovaniemi. A partire dal coinvolgimento degli attori locali e dallo scambio di soluzioni tra le città europee coinvolte nel principale programma europeo sullo sviluppo urbano sostenibile, Tourism-Friendly Cities si configura come una piattaforma di confronto e di azione integrata che studia come cambia l’impatto sui servizi pubblici e le risorse naturali di un territorio a seconda del modificarsi dei flussi turistici. Una serie di azioni-pilota saranno poi condotte nelle città italiane ed europee coinvolte dalla rete per sperimentare modalità diverse di attrazione turistica, puntando sulla qualità urbana e su sentieri meno battuti più che sul turismo di massa.
Su questa strada si sono mosse anche altre megalopoli mondiali in questi mesi. Tra queste Singapore, che ha fatto della chiusura dei confini con le vicine Malesia e Indonesia e dello stop al turismo estero un’opportunità per riscoprire il suo patrimonio al tempo stesso statale e urbano. Una serie di percorsi ciclo-turistici sono stati avviati per consentire alla multietnica comunità locale di riscoprire angoli nascosti della città-Stato, favorendo una riappropriazione dei quartieri storici della città e delle sue preziose risorse naturali.
Caratterizzare l’offerta turistica e culturale di una città a partire dal suo patrimonio naturale, che offre il punto di partenza ideale per attività outdoor a pochi chilometri dai centri cittadini, è la strategia che negli Usa si va rafforzando proprio in questi mesi con il concetto di Outdoor City proposto dall’Appalachian Mountain Club. La principale rete americana di promozione di attività nella natura sta rilanciando questo modello sia come parte del brand delle città che intendono valorizzare il proprio patrimonio naturale, che per definire un nuovo modello di cittadinanza attiva e salutare, che riscopre il verde come complemento alla vita urbana e stimolo per un miglioramento della qualità di vita nelle città.
Dall’incrocio tra i modelli che dall’America all’Asia, passando per l’Europa, rivoluzionano il turismo a partire dalla sostenibilità emergono spunti utili per nuove politiche integrate e per valorizzare spazi rimasti a lungo fuori dai radar dell’attrattività urbana. Da riscoprire a piedi o in bicicletta, ovviamente.

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